A distanza di un mese dalla approvazione della legge su Api Bas, si pè determinato un vuoto di potere assoluto, che ha lasciato il consorzio senza alcuna capacità decisionale. C’è la nomina di un liquidatore che però prima di accettarla ha voluto vederci chiaro e ancora sta cercando di orientarsi in un ginepraio di un ente che ha campato alla giornata, ubbidendo alla politica e portandosi addosso un fardello di debiti che avrebbero ammazzato anche un mulo. Così che a distanza di un mese, né si procede alla liquidazione, né si possono trasferire i servizi ad altri enti, né è ancora passata a Roma la legge sulla nuova spa. In più il commissario Pagano si è giustamente dimesso per dare spazio alal liquidazione e il liquidatore, come si diceva, ancora non ha preso servizio. Un pasticcio che ha armato le opposizioni per tirare ovvie conclusioni che dal loro punto di vista reggono sul piano della dialettica politica, ma che non nascondono responsabilità passatre che sono notevoli ed enormi, visto che questa patata bollente è stata sempre spostata in avanti con i piedi e nessuno ha avuto il coraggio di prenderla in mano. Quindi un po’ di onestà intellettuale non guasterebbe e se è vero che si potevano anche trovare soluzioni meno drastiche , come voleva l’opposizione, ( che a suo tempo aveva optato per una ristrutturazione debitoria , bocciata come aiuti di Stato dalla Consulta) è pur vero che per salvare un sistema di servizi industriali che sorregge 30mila lavoratori del settore, non si poteva che sradicare tutto e cominciare daccapo. Detto questo , è legittima però la preoccupazione di una situazione di stallo che riguarda il processo di liquidazione. Se si aspetta di avere tutto sul tavolo per guardare attivi e passivi, c’è da fare vecchi, perchè il Consorzio ha avuto l’amabilità di non avere neanche un inventario dei suoli con le relative particelle, per non parlare dei tanti espropri rimasti a metà e dei tantissimi capannoni che da decenni vengono gestiti dai curatori fallimentari. Su questo quindi occorre che il liquidatore si assuma la responsabilità di fare a solo quello che avrebbe dovuto trovare già fatto, oppure che declini l’incarico considerandolo troppo gravoso per il tempo lungo che richiede e per le responsabilità che la cosa comporta. Né aiuta il fatto che non è persona del luogo e quindi i suoi empi sono contingentati. In ogni caso, al punto in cui siamo, l’ultima cosa che ci si aspetta da una classe dirigente è che si ricominci daccapo con le zuffe e baruffe, cosa che avrebbe una conseguenza esiziale non solo sul Consorzio, non solo sulle imprese che vi lavorano, non solo sui dipendenti ma su tutto il sistema industriale cui non si possono far mancare i servizi. Cercare ancora a questo punto di fare i primi della classe pur essendo stati bocciati nel passato in maniera abbastanza esplicita , è qualcosa che offende l’intelligenza della gente. ROCCO ROSA
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