Alle volte un microfono sotto il naso può mettere tensione e fare entrare l’intervistato in un limbo nel quale, eufemisticamente, quello che pensa non è espresso al meglio. E’ successo altre volte a tante persone e credo che sia successo anche ieri al direttore Generale dell’Arpab che ,nella ricerca affannosa di un colpevole alla situazionee dell’Itrec, ha parlato genericamente di provincia e di enti locali, non sapendo che qui siamo di fronte ad una situazione che era chiara da due anni a tutti e per la quale si sta già lavorando per rimuoverla. La richiesta degli atti che il consigliere Perrino ha fatto era diretta a capire come stava la situazione e se poi l’ha utilizzata per rilanciare la questione e dire che bisogna far presto era nel suo pieno diritto farlo, ben sapendo che è interesse di tutti che la SOgin si organizzi per portare avanti i lavori di cui si ha bisogno. Dunque che cosa è emerso dalle indagini?
b) L’altro parametro che fa registrare una importante contaminazione della falda è il Cromo esavalente (già presente nella suddetta fase di comunicazione dell’esercente nei pochi piezometri esistenti prima delle indagini di caratterizzazione) che, pur mostrando il suo picco di concentrazione nel piezometro C08 ( dato Arpab: 18 ug/1 rispetto al limite normativo di 5 ug/1} ubicato in area Enea immediatamente al di fuori del perimetro Sogin (vedi mappa di figura 1), è altresì presente in concentrazione quasi doppia rispetto al limite normativo nel piezometro denominato SP21 ubicato ali’ interno dell’area Sogin (dato Arpab: 9 ug/1 rispetto al limite normativo di 5 ug/1).
Appare evidente che questa preoccupante circostanza del superamento delle CSC per il Cromo esavalente nel piezometro SP35 ubicato a valle idrogeologica sul confine di proprietà del Sito ltrec-Enea rende necessario ed urgente predisporre una tempestiva una sicurezza operativa per le acque sotterranee al fine di scongiurare la migrazione del Cromo esavalente verso l’esterno del Sito.
Alla luce di quanto sopra descritto, nelle more della redazione dell’Analisi di Rischio sito specifica ai sensi del D.gs152/2006 per terreni ed acque di falda del sito, previa determinazione di un nuovo punto di conformità per le acque sotterranee in luogo del SP57, appare quanto meno opportuno che l’esercente proceda con la realizzazione una barriera idraulica al valle del sito e conseguente awio di un monitoraggio mensile delle acque di falda all’interno ed all’esterno della barriera.
Tutto qui. Il problema è noto da tempo. Due anni fa hanno preso in mano la questione, Adesso si sa che cosa fare e chi deve fare che cosa. Bastava dire che un ritardo di due anni è sempre colpevole di fronte a questioni ambientali così importanti e vitali e che non a caso l’Arpab si sta attrezzando di personale e di mezzi per fronteggiare al meglio la questione. ma che ora la Sogin deve recuperare facendo tutto il necessario per portare la caratterizzazione a buon fine e sopratutto in tempi veloci.
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