ARTE GRECA, IL PERIODO ORIENTALIZZANTE

0

ANGELA MARIA GUMA

Si definisce “orientalizzante” il periodo dell’arte greca, in cui alla tradizione del geometrico si sostituisce il repertorio iconografico orientale (elementi vegetali, teorie di animali e creature fantastiche).
Più in generale, da un punto di vista storico, l’età orientalizzante rappresenta il
momento di acquisizione da parte delle popolazioni di cultura greca e di altre culture del bacino mediterraneo di alcuni motivi della civiltà orientale, filtrati attraverso i contatti commerciali, via via intensificatisi a partire dal IX a.C. con Cipro, le coste della Cilicia, della Siria e della Fenicia, ma soprattutto durante l’VIII e il VII secolo con la Palestina, l’Egitto, le culture tardo-ittite, aramaiche, assire, iraniche e
anatoliche. In un primo momento l’assimilazione avviene attraverso l’importazione di oggetti preziosi (oreficerie, bronzi, avori, tessuti); successivamente i motivi decorativi vengono rielaborati in un più complesso patrimonio di forme e di iconografie che investono la produzione ceramica.

Il perno della dibattuta cronologia del periodo orientalizzante è, infatti, rappresentato dalla sequenza della ceramica protocorinzia; allo stile protocorinzio arcaico (750- 690) corrisponde la prima fase dello stile orientalizzante, ad esso fa seguito un protocorinzio medio (690-650) e un tardo stile protocorinzio (650-630). 1 A questa periodizzazione strettamente legata ad un’espressione artistica, il cui svolgimento è tutt’altro che ordinato e lineare, si può affiancare una griglia cronologica più generica, basata sulle modalità di diffusione (primo orientalizzante dal 750 al 675 a.C.), assimilazione (orientalizzante medio dal 675 al 625 a.C.) e  codificazione (orientalizzante recente dal 625 al 575 a.C.) di tutte le novità che costituiscono la “rivoluzione orientalizzante”.

Al cambiamento del linguaggio artistico corrisponde, infatti, un’uguale rivoluzione in ambito economico-sociale e di conseguenza politico. Il superamento di un’economia basata esclusivamente sulla rendita fondiaria porta alla nascita di nuove classi, che acquisiscono il patrimonio formale dei ceti commerciali del Mediterraneo orientale. Si alterano gli equilibri territoriali a seguito dell’emergere di alcune città dominanti e come conseguenza diretta dello sviluppo economico si ha una notevole crescita demografica, il cui sbocco naturale sono i movimenti migratori.
Il flusso dell’emigrazione greca si indirizza verso l’Egeo settentrionale e il Mar Nero, tocca il delta del Nilo, la Libia per svolgersi essenzialmente verso Occidente ed arrivare, alla fine del VII secolo, fino al golfo di Massalia. La colonizzazione dei Greci dà un nuovo impulso alle comunicazioni tra Egeo e Mediterraneo occidentale, riprendendo la trama degli itinerari marittimi già conosciuti dall’età micenea.

Contemporaneamente ai Greci anche i Fenici, nella cui definizione rientrano Filistei, Aramei, Semiti ed altri “commercianti” orientali, introducono la cultura urbana sulle coste del Nordafrica, della Sicilia occidentale, della Sardegna sudoccidentale e della Spagna meridionale alla ricerca di materie prime e sbocchi commerciali. (2)
Nei traffici greci e fenicio-punici in Occidente ha i suoi presupposti la scoperta del Mediterraneo come un grande “mare interno” racchiuso fra i tre continenti dell’oikumene antica. (3) L’Etruria, in un primo momento in posizione marginale, a partire dalla metà dell’VIII si inserisce di diritto, per la presenza di materie prime, in questo circuito di scambi, assumendo un ruolo di primo piano fra le potenze marittime che dominano il Tirreno. Ne sono testimonianza i primi prodotti orientali nelle tombe: perline di pasta vitrea, scarabei e pendagli in faïence egittizzanti, tripodi bronzei, “fiasche da pellegrini” siriaco-egiziane, vasellame d’argento fra cui oinochoai trilobe di origine fenicio- cipriota, e il c.d. bucchero rosso che imita la ceramica fenicia. 4 Successivamente si ritrovano produzioni greche, in particolare cicladiche ed euboiche (coppe a semicerchi penduli). 

E’ in questo contesto storico che si colloca, in posizione strategica, il primo stanziamento euboico di Pithekoussai, dove convivono greci, etruschi, fenici e donne indigene e dove si installano officine di artigiani che lavorano il ferro dell’Etruria. Sono áristoi, invece, i fondatori della colonia di Cuma, che pur avendo una forte impronta agraria, continua a “svolgere un ruolo di primo piano nel controllo e nell’organizzazione degli scambi in area tirrenica, nel processo di irradiazione e nella formazione stessa della cultura orientalizzante” (5) .
Le attività produttive e gli scambi comportano una crescita dell’accumulazione e una maggiore articolazione sociale; la presenza di un’aristocrazia in ambito etrusco, latino ed indigeno determina un aumento della domanda di beni di lusso orientali o orientalizzanti e l’adesione, più o meno consapevole, al modello di vita aristocratico mutuato da Cuma ed esplicitato nei rituali funerari.

 

1 EAA 1996, pp. 126 ss. 

2 Garbini 1996, p. 121
3 Prontera 1996, p. 201
4 Torelli 1981, p. 61-62

5 Cerchiai 1995, p. 74.

Bibliografia
EAA 1996 Enciclopedia dell’Arte Antica, s.v. Orientalizzante, suppl. 1996, p. 122 ss.
CERCHIAI 1995
GARBINI 1996
PRONTERA 1996

L. Cerchiai, I Campani, Milano 1995.
G. Garbini, I Fenici nel Mediterraneo occidentale, in I Greci in Occidente,
Milano 1996, pp. 121-132.
F. Prontera, Le comunicazioni marittime, in I Greci in Occidente, Milano 1996,
pp. 201-208

Condividi

Sull' Autore

Rispondi