QUANDO PENSIAMO AI RITI E COMPORTAMENTI DEL PASSATO, CI VIENE DA SORRIDERE AL RICORDO DI UNA MORALE CHE ERA FATTA DI DECISIONI PERENTORIE, DI DEMONIZZAZIONE DEL CONTATO FISICO, DI RINUNCE E DI SACRIFICI DA FARE PER NON URTARE IL DEMONE DEL PETTEGOLEZZO. QUANDO A POTENZA, UNA COPPIA SUPERAVA PORTASALZA PER AVVIARSI UNA DECINA DI METRI VERSO VIA MAZZINI, QUESTA VENIVA BOLLATA CON UNA FRASE INAPPELLABILE ” SO GGIù P SOTT”. ED ERAVAMO NEGLI ANNI SESSANTA!. CATERINA ARRIGONI CI FA UN AFFRESCO DI UNA VACANZA A RIMINI NEGLI ANNI SETTANTA. UN AFFRESCO, BREVE MA INTENSO,CHE PONE AL CENTRO LA BELLEZZA DELL’ADOLESCENZA NELLA RICERCA INNOCENTE, E VIGILATA, DELL’AMORE. (T.L.)
RICORDI
Fine delle vacanze negli anni ‘70
“Passato il 20 Agosto, cominciavano i momenti tristi.
Ci radunavamo sotto l’ombrellone di una di noi, quando i genitori non c’erano, e parlavamo dei ragazzi che avevamo conosciuto.
Qualcuna piangeva, sapendo bene che, a breve, avrebbe dovuto lasciare quel biondino milanese con il quale aveva flirtato tutto il tempo, magari innamorandosene veramente. Qualche altra giurava che il suo bel siciliano non l’avrebbe lasciata, anzi l’avrebbe raggiunta per “fare sul serio” e dichiararsi ai suoi genitori.
Insomma, tra lacrime e sospiri, la nostra bellissima vacanza stava per concludersi. Nelle ultime serate chiedevamo balli lenti, non avevamo voglia di twist, e speravamo che i nostri genitori ci lasciassero senza sorveglianza, fino a tardi. Notavamo che gli ultimi giorni ci controllavano di meno, forse perché il più era passato, e se non era successo niente fino ad allora……
Di li a poco avremmo fatto le valigie, nascondendo, sotto il prendisole, il regalino che il nostro ragazzo ci aveva fatto, ma sapevamo che in pochi giorni lui ci avrebbe dimenticate, ma anche noi avremmo pianto solo qualche giorno, tornando poi alla vita di sempre con dentro il ricordo di una splendida estate passata a Rimini , quella che oggi raccontiamo ai nostri figli, così lontani dai quei teneri sentimenti, dalle passioni autentiche ma senza strascichi, dalla nostra determinazione di non dover mai superare i limiti che la comune morale di quei tempi imponeva, senza traumi, senza drammi.
Avevamo fatto l’amore con gli occhi, tenendoci per mano, guardando un tramonto, avvinghiati con una canzone di Fred Buongusto, e non avevamo rimpianti, perché quella era l’educazione che ci avevano dato i nostri genitori, e noi dovevamo accettarla! ”