C’è una sentenza del Consiglio di Stato che mette in tranquillità gli imprenditori balneari rispetto a fughe in avanti che alcuni Comuni avevano messo in atto nel voler applicare da subito la direttiva Bolkestain, senza attendere il verdetto della Corte di Giustizia cui il Governo italiano si è rivolto.
E questa sentenza non solo sostiene che , nelle more di una decisione finale, gli imprenditori non vanno considerati abusivi, ma ,nella motivazione, introduce un principio nuovo che è destinato anche ad influenzare il prosieguo della trattativa sulla messa a gara dei lidi. Il principio è che , al pari degli agricoltori, considerati i primi difensori dell’ambiente, i concessionari dei lidi hanno svolto sinora un compito altrettanto delicato ed essenziale che è quello della preservazione dell’ambiente, del loro armonico utilizzo e del miglioramento della vivibilità delle spiagge .In questo senso per il Consiglio di Stato, quindi, i concessionari non sono abusivi, ma devono continuare a soddisfare gli interessi pubblicistici alla manutenzione delle aree loro concesse. Inoltre, secondo Palazzo Spada è impossibile fare le gare prima della pronuncia della Corte di giustizia dell’Ue sull’articolo 49 del Codice della navigazione (che dispone l’esproprio degli stabilimenti balneari senza indennizzo) per le prossime settimane.
Con tre ordinanze dello stesso contenuto, Palazzo Spada ha affermato che prevale l’interesse privato a continuare l’attività, ancorché decaduto dalla concessione, non essendo i Comuni nelle condizioni di affidare a terzi il e infatti il Consiglio di Stato ha chiarito che, nel bilanciamento degli interessi contrapposti, appare preminente quello del privato, tenuto conto che in questo modo sono soddisfatti gli interessi pubblici alla manutenzione dell’area e alla percezione dei canoni demaniali senza soluzione di continuità.
La sentenza è importantissima, non solo perché legittima la conservazione del diritto a gestire i lidi, fino alla conclusione della vicenda ,ma introduce anche un principio di valutazione nella eventualità che un domani gli stabilimenti dovessero essere messi a gara. E cioè il ruolo che i concessionari hanno avuto per la preservazione dell’ambiente, gli anni nei quali hanno esercitato questa funzione e la previsione di punteggi correlati al miglioramento della condizione delle spiagge messe in concessione. Ci sono , soprattutto nel nostro territorio, persone che da quarant’anni esercitano questa funzione, con piccoli concessioni che su quel lavoro estivo non solo hanno portato avanti una famiglia ma hanno creato anche le condizioni per un lavoro ai figli. E’ giusto che questi abbiano una sorta di diritto di prelazione rispetto ad eventuali speculatori o società finanziarie che si precipitano su questo nuovo business per far soldi.
Una saggia applicazione di questo principio, nell’eventualità che un domani si debba procedere comunque alle gare, non solo determina una valutazione caso per caso dei singoli operatori ( che cosa hanno fatto, quali miglioramenti hanno apportato, le spese per mantenere in ordine il contesto ambientale, la vigilanza e la sicurezza fornite) ma produce anche un punteggio aggiuntivo in una eventuale gara per l’aggiudicazione di quel determinato lido, evitando che chi ha in mano il portafogli più grosso si vada a sedere sul lavoro portato avanti per decenni da queste persone che, senza tutele, si troverebbero “cornuti e mazziati” .