Da qualunque lato la si prenda questa idea di Bardi di dare tutto in mano alla sua Intendenza si sta sfilacciando come una mozzarella fatta male. Passa il tempo , le carte restano, i ricorsi aumentano e chi deve vigilare è costretto ad aprire gli occhi e a sanzionare ora qui ora lì. E’ successo tante volte da dover perdere il conto. Il bislacco ordinamento degli uffici, gli incarichi “Intuitu personae”, la classificazione delle Direzioni, l’appropriazione impropria di competenze prettamente gestionali. Adesso,per ultimo ma non ultimo,  il non secco della Corte dei Conti alla possibilità di utilizzare soggetti in quiescenza per incarichi gestionali. Bardi non considera quest’ultima una bocciatura, avendo egli stesso cheisto un interpello sulla questione alla Corte Contabile. Il problema è che non l’ha chiesto prima di decidere, ma dopo averlo fatto, il che significa che ha fatto una cosa che non poteva fare.  E se non è zuppa è pan bagnato.l Veniamo al fatto:

Il parere, richiesto dallo stesso Presidente Bardi, ribadisce l’applicazione stringente dell’articolo 5, comma 9, del decreto-legge n. 95 del 2012, convertito nella legge n. 135/2012, che vieta il conferimento di incarichi a soggetti collocati in quiescenza. La norma di deroga introdotta dall’art. 11, comma 3, del decreto-legge n. 105 del 2023 (convertito nella legge n. 137/2023), secondo la Corte, non può essere applicata in questo caso, poiché riguarda esclusivamente ruoli di vertice negli uffici di diretta collaborazione delle autorità politiche, i cosiddetti incarichi di staff.
La Corte dei Conti è stata ancora più esplicita nel precisare che anche laddove vi siano nomine fiduciarie, basate sull’intuitu personae, non è comunque possibile assegnare incarichi di gestione. A rendere ancora più severo il parere, è stato il richiamo a precedenti pronunciamenti: in particolare, il parere n. 145/2024 – anch’esso sollecitato dal Presidente Bardi – e quello dell’Ufficio legislativo del Ministro per la Pubblica Amministrazione (nota ULM_FP-0000938-P dell’11 ottobre 2023).
Ma è sulla vicenda delle sei nomine effettuate dalla Giunta regionale lucana la vigilia di Ferragosto 2024 che il giudizio della Corte diventa una vera pietra tombale. I sei direttori generali, scelti sulla base del rapporto fiduciario, sono destinatari di incarichi con chiare funzioni gestionali – sia per la natura del ruolo apicale ricoperto, sia per la serie di incarichi dirigenziali ad interim che svolgono “pacificamente e ordinariamente”. Il tutto, però, in aperta violazione della normativa, che vieta espressamente tale commistione tra incarichi fiduciari e gestionali per soggetti in quiescenza. Tale affermazione risulta di palmare evidenza, laddove si consideri che se l’attività di gestione è vietata espressamente al fiduciante (Organo politico), non può che essere conseguentemente vietata ai fiduciari (direttori generali nominati fiduciariamente)!
Le implicazioni sono potenzialmente dirompenti: le nomine appaiono illegittime e dovrebbero ora essere oggetto di revoca, aprendo un nuovo fronte di tensione politica e amministrativa in seno alla Regione Basilicata. Il parere della Corte dei Conti si configura, infatti, non solo come un atto di indirizzo, ma come un richiamo formale al rispetto delle regole in materia di trasparenza e legalità nella pubblica amministrazione.
Nel silenzio, per ora, del Presidente Bardi e della Giunta, l’opposizione affila le armi e annuncia battaglia: “L’ennesima dimostrazione di gestione opaca e arrogante del potere da parte del centrodestra lucano”, afferma un consigliere regionale dell’opposizione. E mentre si attende una presa di posizione ufficiale da parte della Presidenza della Regione, il messaggio della Corte è chiaro: la legge non può essere aggirata con scorciatoie fiduciarie.
In attesa di una risposta ufficiale dalla Presidenza, resta il monito della Corte e, idealmente, quello di Seneca: “Chi non sa governare con equità, finirà per essere governato dalle proprie trasgressioni.”