IL BAYERN NAZIONALE NON CI FA PAURA

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Rocco Sabatelladi ROCCO SABATELLA

 

E adesso sulla strada dell’Italia i campioni del mondo della Germania, nettamente gli strafavoriti per la vittoria finale in questo Europeo. Una squadra che fonda la sua enorme forza sul blocco del Bayern Monaco a cui fanno da corollario importante altri elementi di indiscutibile valore. Insomma un organico di primissima qualità che unisce tecnica, forza fisica ed organizzazione di gioco molto difficile da arginare.Con grande facilità i tedeschi hanno vinto il loro girone e poi negli ottavi si sono sbarazzati altrettanto facilmente della Slovacchia dando ancora una volta dimostrazione di un dominio assoluto al quale Hamsik e compagni non hanno potuto opporre la minima resistenza. Ma la partita con gli azzurri per i tedeschi rappresenta storicamente quasi una montagna altissima e difficile da scalare: l’Italia è il loro terrore e un incubo dai quali non riescono a venire fuori. Basta ricordare le ultime due semifinali giocate tra tedeschi e italiani, nel mondiale del 2006 e nell’Europeo del 2012, per non fare dormire sonni tranquilli al loro commissario tecnico Low. Che sicuramente in cuor suo avrebbe preferito come avversario dei quarti la Spagna anziché gli indiavolati ed organizzati ragazzi di Antonio Conte. Che, giustamente adesso, per cominciare a stimolare già la sua squadra, afferma che per battere la Germania  è necessaria da parte dell’Italia una prova super straordinaria. Perché le cose straordinarie potrebbero non bastare più. E sicuramente dovrà  essere cosi sabato prossimo a Bordeaux. Ma ormai l’Italia calcistica ripone estrema e assoluta fiducia in Conte che certamente troverà le soluzioni giuste per fare male a Neuer e compagni. Perché questa è un’altra grande dote del tecnico leccese che ha sempre l’abitudine di conoscere a fondo qualsiasi avversario, di studiarlo nei minimi particolari, di preparare le soluzioni per sfruttare le loro debolezze. E state sicuri che anche la Germania, in fondo, qualche difetto ce l’avrà senz’altro. E non fa assolutamente testo l’ultima amichevole giocata di recente con i tedeschi e finita nettamente a loro favore. Anzi potrebbe essere controproducente a livello psicologico se i tedeschi pensano di essere superiori all’Italia. E indubbiamente come qualità tecnica complessiva è sicuramente così per l’elevato tasso tecnico del suo roster, per l’organizzazione difensiva  e perché ormai gioca a memoria un calcio che si basa sull’occupazione costante della metà campo avversaria che la portano ad essere sempre pericolosa nell’area avversaria. Ma è altrettanto vero che i favoriti sabato prossimo sono loro e che l’Italia non ha nulla da perdere da questo incontro. Il che non significa per niente che gli azzurri vadano in campo solo per subire e per sfruttare solo le ripartenze. Non è nella filosofia di Conte che, invece, preferisce un calcio propositivo, indipendentemente dall’avversario, teso a mettere molti uomini nella metà campo avversaria. Le sfide impossibili affascinano Conte e questa dell’europeo francese rientrava in questa casistica. Le previsioni per la critica non erano tendenti al bello, ma Conte in silenzio ha solo pensato all’unico modo in cui avrebbe potuto invertire la rotta: lavorare duramente insieme ai propri giocatori per far ricredere tutti. E i tanti giorni vissuti intensamente prima a Coverciano e poi a Montpellier in cui Conte ha potuto fare l’allenatore a tempo pieno piuttosto che il selezionatore, sono stati postivi sotto tutti gli aspetti. Hanno perfettamente ragione coloro i quali hanno celebrato Conte dicendo che racchiude tante doti diverse che ne fanno un allenatore unico. E del resto la cosa più importante è proprio il profondo legame che Conte riesce ad instaurare con il suo gruppo di giocatori. Era successo a Bari, a Siena e nei tre anni di successi alla Juventus. Tutti indissolubilmente legati a lui e che per lui sono capaci anche di buttarsi nel fuoco. Perché tutti hanno capito che per migliorarsi, ottenere successi e fama, la migliore garanzia è proprio il Ct. Infine non si può sottacere quello che Conte fa in panchina durante le partite: davvero uno spettacolo nello spettacolo e soprattutto la consapevolezza dei giocatori che anche in partita non vengono, nemmeno per un attimo , lasciati soli da Conte. Il quale ha raccontato un divertente aneddoto dopo la gara con la Spagna: il preparatore atletico avrebbe l’intenzione di mettergli addosso un GPS per misurare quanti km fa Conte nell’area tecnica durante le gare. Oltre che a rischiare di rimanere afono, è successo tante volte alla Juventus, e saltare le interviste e le conferenze stampa del dopo partita.

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