Una struttura specializzata nell’accoglienza ai minori non accompagnati, un piccolo paese della Basilicata e tante persone che vi ci sono messe per rendere questo centro non un ruolo di accoglienza logistica ma un luogo da cui partire per tornare a vivere, per incontrare persone che hanno amore da dare e amore da ricevere. La storia di alcuni ragazzi che da qui sono partiti per l’affido, in una dinamica relazionale che aggiunge e non esclude e che continua a muoversi intorno alla “casa dei colori”, una struttura di Paterno, gestita dall’ISKRA, Una cooperativa che da tempo propone un best practice nella accoglienza ed integrazione dei migranti minori.
Abbiamo più volte parlato della necessità di aprire le porte ai bambini migranti non accompagnati, perchè qui loro e noi possiamo avere un futuro, nel senso di una ripresa demografica che consente di rifare lo Stato lì dove esso se ne stava andando, con gli uffici spariti, le scuole limitate al minimo, i servizi inesistenti. E in cambio questa è una terra di accoglienza, sempre dimostrata nei secoli, con gli ebrei rifugiati, con gli arberesh, e ora con gli ucraini e rumeni. Abu, è un ragazzo che dal centro di Paterno si è trasferito a Picerno, in una nuova famiglia che ne ha avuto l’affido. E’ una storia fatta di sentimenti positivi.
“Ogni abbraccio di Abu è per me una gioia immensa anche se, nel contempo, suscita quasi un senso di colpa per trovarmi al posto di qualcun’altro, dice la mamma affidataria del ragazzo.Con Abu diamo e riceviamo”, dice la madre affidataria, il cui primo pensiero va alla madre naturale che è lontana ma che è consapevole di un figlio che è stato messo in buone mani.
Comunque- il cuore del ragionamento è che l’adottabilità non è la soluzione ma l’estrema ratio, e che solo l’inserimento di famiglie intere può consentire una vera integrazione con il territorio, apportandovi valore L’altro elemento che è stato autorevolmente sottolineato in una riunione presso il garante per l’Infanzia, presenti i rappresentanti del tribunale dei Minori, la Prefettura, l’avvocatura e tutti gli altri attori di questo speciale settore dell’immigrazione, è la incentivazione di figure professionali che possano consentire di affrontare il tema dei minori e della relazione sul piano comunicazionale ed emozionale con i bammbini e ragazzi che arrivano. E’ qui il vero e grande problema da affrontare.
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