Da uno dei miei viaggi in Africa, Agosto 1980. Di Domenico Friolo

I BIMBI DEL WADI ZAZA. 

Mi bastó essere me stesso
per essere ognuno 
ed un tutt’uno
vicino a loro.
Parlavano altra lingua, 
là, nella terra africana
nell’aurora colmata dal sole.
Poveri bimbi…
fame paventata 
dal corpo, dallo sguardo,
dallo stato fisico.
Nutriti col sangue delle madri,
madri che si rigeneravano
in ció che la miseria concedeva.
Piogge lontane nel tempo
terre magre con confini affamati
il vento sollevava la polvere,
non la speranza che il sole
torrido inaridiva negli steccati.
Con me avevo provviste,
la mia mano porse loro:
incredulo stupore, 
riempí il silenzio,
il loro sguardo, 
chiedeva conferma, annuii…
Mutoli, adagio si protesero
verso ció che io donavo,
un momento dopo, sorrisero,
ogni sguardo prendeva vita, 
ogni gesto divenne felice
nei bimbi del wadi Zaza.

<< Anni dopo °, ero in in Germania, un giovane bussò alla mia porta, mia moglie aprì: il giovane si presentò, disse il suo nome, lei non capì, il giovane ripetè, aggiungendo al suo nome Wadi Zaza ed il mio nome, mia moglie mi chiamò, mi affacciai alla porta, il giovane sorrise, lo riconobbi dagli occhi e dal naso sottile, raro per un nero. Gli chiesi cosa facesse a Marburg: studiava ingegneria, e due giorni a settimana faceva pratica in un cantiere edile per la costruzione della nuovo palazzo della polizia. Quel cantiere era vicino casa mia, il giovane ingegnere, disse di avermi visto più volte, prima indeciso poi sempre più convinto che fossi proprio quell’uomo straniero che nel Wadi Zaza, divenne amico di quei bAmbini. Entrò, ci sedemmo, mi raccontò in lingua tedesca la sua vita, sembrava una favola, dal wadi Zaza in poi, si soffermò su quel giorno africano, venne per ringraziare, ci racchiudemmo nell’emozione per qualche istante.
Raccontò del padre, considerato come un re, nel suo villaggio, che volle che suo figlio, uno dei ragazzi del villaggio studiasse. Abitava a Cölbe, un paesino attaccato con Marburg. Ci incontrammo ancora, poi, egli scomparve, rimase solo il ricordo  ed il suo andare elegante di un giovane nero gigantesco.