A Milano è andata in scena l’edizione 2023 della Borsa Internazionale del Turismo (BIT). Un appuntamento divenuto, insieme al TTG di Rimini e alla BMT di Napoli, un classico tra le manifestazioni fieristiche dedicate al turismo, in tutte le sue forme e dimensioni (anche virtuali).
È proprio la dimensione “virtuale” che da qualche edizione a questa parte è diventata parte integrante dell’offerta turistica. Più che offerta, del “preventivo”, ovvero: “vieni a vedere cosa ti potrò offrire se scegli me”. E la risposta è il metaverso in funzione turistica. Ha presentato qualcosa anche la Basilicata già ad ottobre 2022 a Rimini durante il TTG2022 (dimostrandosi non proprio l’ultima arrivata, anzi) e a Milano un po’ tutti si stanno affacciando al virtuale come “assaggio del paesaggio”.
Ma le novità dell’attuale edizione milanese della BIT2023 sono comunque altre e diverse, in linea, comunque, con gli studi, le analisi e le tendenze post pandemiche: riscoperta del turismo “nascosto”, intimo, rurale, fuori dalla massa e dalle città d’arte. Avete letto benissimo: le città d’arte, quelle che hanno musei, strutture, offerte, diversificazione turistica, esperienza e standard di un certo livello qualitativo, da qualche anno segnano il passo della crescita turistica. Non sono in crisi, sia chiaro, ma la curva della crescita è in controtendenza. Oggi va di moda la scoperta di posti nuovi, inediti, nascosti e che ci riportano alle nostre radici e tradizioni. In questo contesto va letta la crescita dell’interesse verso i borghi e verso le strutture rurali. Un turismo che può dare numeri tutto l’anno. Che si adatta ma non si accontenta, che cerca la sicurezza senza rinunciare all’avventura. Chiede di “sapere”, sempre di più, cose “nuove”, per raccontare agli altri cose inedite. Avere la sensazione di essere arrivati per primi a scoprire qualcosa che gli altri non sanno nemmeno come trovare. I numeri della Puglia nei mesi non estivi sono un segnale di questo turismo non più mare-centrico, ma borgo-centrico.
Il borgo che può fare, e in parte sta già facendo, la fortuna della Basilicata e del Molise, regione che per la prima volta si è presentata alla BIT di Milano con uno stand tutto suo di una certa dimensione. Altre volte la Regione Molise si era limitata ad un corner, ad un paio di desk in stile “poste italiane”. Molise oggi uscito dalla sua timidezza, all’ombra dei colossi come Puglia e Campania e in grado di uscire con un suo brand e uno spazio (bello l’anfiteatro creato nello stand) con offerte diversificate, dal mare alla montagna. Bravi e finalmente! A farla da padrone per la promozione turistica dei borghi è il marchio “medioevo”. Dicevamo come la Basilicata si era presentata al TTG con un metaverso creato per un’esperienza vissuta tra Venosa e Melfi, ma anche nel nostro appennino. Oggi, come ieri, non è raro incontrare stand con offerte legate ad esperienze dal profumo medievale: un palio, una rappresentazione teatrale o musicale, un corteo storico, la foto delle mura di cinta, un festival o un carnevale, la promozione di una location storica: tutto può dare il sapore dell’antico, del medioevo. Una rivisitazione del medioevo in salsa turistica, ovviamente. Perché il medioevo del turista è solo parzialmente quello del medioevo vero e proprio. La Puglia ha presentato in questa edizione l’esperienza virtuale di visitare ad esempio Castel del Monte, Otranto, Monte Sant’Angelo, Ostuni. Un’iniziativa che ha avuto molto successo. La Puglia si segnala per la ricerca dell’identità costituita dalla tipicità extracomunale (il SAC, Mari tra le mura, oppure il brand sempreverde Valle d’Itria “Dipinto Mediterraneo”). Da qualche anno vanno di moda poi “i cammini”. Sempre all’insegna del turismo della scoperta, del viaggio “nuovo”, improntato sul vecchio modo di muoversi, del paesaggio lento e da assaporare e che raccoglie più territori e finanche più regioni.
Va di moda, parola di turista.
