ORAZIO , IL GRANDE COMUNICATORE

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LUCIO TUFANO

Intervento semiserio ad un convegno sulla poliedrica figura di Orazio.

Lucio Tufano : Orazio, il grande comunicatore

Eminenze, autorità del mondo della cultura e di quello delle istituzioni, magnifico rettore, professori e presidi, provveditori ed eccellenze del Ministero e dell’Ecclesia, del Commissariato e delle prefetture, onorevoli senatori imagesK78X0KOGe deputati, presidenti e vicepresidenti, sindaci ed assessori, maestri della pittura e della poesia, operatori manager e del marketing, coordinatori e capi di gabinetto, intellettuali e pseudo intellettuali è opportuno qui ricordare per cenni le ragioni che ci hanno condotto all’importante simposio sul grande poeta Quinto Orazio Flacco, la cui vita o vicenda letteraria somiglia molto a quella dei molti intellettuali e poeti costretti a tracciare l’iter dei loro interventi, discorsi e articoli, anagrammi e metafore, allegorie e poetiche, sermoni, odi ed epodi, satire ed epistole tra un momento cospiratorio e una supplica, tra un proposito ed un elogio, tra una accusa ed un condono, tra una attestazione seria ed una semiseria, tra l’ironica contestazione e la esaltazione del potere. Viviamo l’era di un nuovo oscurantismo che con gli orpelli della civiltà dei consumi, degli effimeri e falsi valori, ammanta di sufficienza e di smemoratezza gli insegnamenti, gli esempi, le verità che i grandi spiriti lasciarono in eredità all’umanità.

Non vi sembra che questo sia il momento opportuno per affermare chiaramente come Orazio sia stato in definitiva il più grande art director di Roma, della sua grandezza, curando l’immagine di Cesare Augusto da vero tecnico pubblicitario? Fu un grande “creativo”, l’architetto poeta dell’Impero, come D’Annunzio e Marinetti per gli anni venti e trenta e Speer per il terzo Reich? Pur conservando sempre la sua libertà di coscienza e, il suo equilibrio, la sua discrezione, Orazio secondò l’opera di Augusto, celebrandolo nei suoi versi e attirandosi fatalmente la critica di chi avrebbe voluto che egli rimanesse fedele ai suo ideale repubblicana. Ebbene! Che senso avrebbe oggi la celebrazione di questo grande Uomo? Oggi che tutto risponde alla logica e al culto del mercato, la pubblicità organizza le diverse celebrazioni, la presentazione dei prodotti, l’annuncio delle occasioni, le campagne promozionali, la sponsorizzazione dei grandi avvenimenti culturali e sportivi e i riti consumistici delle moderne ricorrenze e festività della mamma, del papà, dei nonni, degli innamorati, del Natale, dell’Epifania, della Pasqua e del Carnevale, occasioni per nuove campagne pubblicitarie?orazio satireimagesH94TYYE7

Diciamolo pure: la pubblicità, oggi come e più di ieri, deve necessariamente nutrirsi di contaminazioni, di luoghi geografici e mentali precisi, di citazioni, di percezioni comuni, di oggetti, di volti. Deve farsi riconoscere. In questo senso, la cultura del liceo classico, i ricordi della scuola, gli aneddoti e le nozioni, le conoscenze fatte all’epoca, hanno una funzione essenziale così come è accaduto a Beniamino Placido per quella gustosa composizione giocosa dei “tre divertimenti’ (Il Mulino). Specie il latino ha un ruolo importante per tutti, e per i pubblicitari in particolare.

Insomma, è possibile creare nuovi testimonial, nuovi riferimenti in occasione del bimillenario, per offrire all’Europa e al mondo l’immagine di una Lucania originale e diversa dai prototipi contrabbandati nel passato, ingiusti e orribilmente parziali? In questo Orazio ci può aiutare. Lui che pubblicizzò Roma e la grandezza di Augusto quando, nelle rappresentazioni della dea Roma e nelle forme del Parthenos, si ebbe bisogno di strateghi della immagine e della comunicazione, di poeti e di organizzatori della cultura. A Orazio allora fu commissionata da Mecenate una campagna istituzionale di marchio, come si dice oggi in gergo. Occorrerebbe ora un “logo” delle celebrazioni oraziane, una serie di felici lay-out, al di là di quella fortunata denominazione posta a metà degli anni cinquanta ad un noto ristorante potentino “La taverna oraziana” o dei versi riportati sulle etichette delle bottiglie di spumante di una nota ditta vinicola rionerese.s-l22530n_539

Occorrerebbe dedicare ad Orazio un nuovo tipo di pasta e di bucatini, e denominare il migliore olio extra vergine d’oliva “olio Orazio” come l'”olio Dante” della Toscana … e un nuovo tipo di pane, o un piatto, una minestra, una pietanza o un dolce … attribuire alla nuova automobile, prodotta dallo stabilimento Fiat di Melfi, il nome di Ofantina o Oraziana 2000 turbo, a iniezione o all’acqua minerale il nome di Bandusia. Si tratta insomma d’invenzioni, limitate, formali, di maniera o di riporto, giacché la fertilità inventiva deriva proprio dalla varietà dei simboli, dalla loro infinita capacità di metamorfosi. Si sa come nella memoria collettiva vi sia un repertorio ricco di simboli, ciascuno dei quali porta significati ed interpretazioni plurime e possibili. Si tratta di associare il prodotto che si vuole reclamizzare a quel simbolo o a quei simboli che meglio possono esaltare le qualità specifiche, reali o presunte: si tratta di collegare la Basilicata, le sue risorse, i suoi prodotti a Orazio, alla forza comunicativa dei suoi simboli, per ricavare spot filmati e slogan.

Insomma, Signore e Signori, Il brand Orazio è vivo e vegeto:

 

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