BY ROCCO SABATELLA
E’ sempre la Spagna padrona assoluta del calcio europeo. Infatti per il secondo anno consecutivo le squadre spagnole faranno il pieno. Dopo il successo del Siviglia in Europa League per il terzo anno consecutivo, il trionfo iberico sarà completo sabato 28 maggio prossimo quando a Milano si sfideranno per alzare al cielo la coppa delle grandi orecchie le due formazioni di Madrid in una sfida che si ripete in finale a distanza di tre anni. Ritornando alla finale dell’Europa League c’è da dire che la partita rivestiva un’importanza capitale per tutte e due le formazioni e non tanto per il trofeo in palio in se: aggiudicarsi la seconda coppa europea significa partecipare di diritto alla fase a gironi della Champions League. Un traguardo che sembrava dovesse essere inseguito con maggiore foga dal Liverpool di Jurgen Klopp visto che l’ottavo posto conquistato in Premier aveva chiuso qualsiasi possibilità in Europa. Mentre il Siviglia si era garantito con il sesto posto nella Liga il diritto ad essere ancora presente in Europa League. Quindi il vero ed unico trofeo in palio era proprio quello di arrivare alla Champions. Che significa prestigio ma soprattutto introiti economici ragguardevoli. Ce l’ha fatta il Siviglia che ha ribaltato gli inglesi nel secondo tempo dopo che nella prima frazione di gioco il Liverpool avrebbe meritato un vantaggio più sostanzioso se non fosse stato per le sviste dello svedese Eriksson che ha negato due netti rigori al Liverpool. E qui dobbiamo aprire una parentesi per parlare del designatore Pierluigi Collina che si ostina ancora a considerare come uno dei migliori arbitri d’Europa lo svedese. Due sono le cose: o Collina ha il prosciutto sugli occhi oppure non si capisce tanta considerazione per un arbitro che negli ultimi anni ha combinato guai a ripetizione. Compreso anche lo scialbo arbitraggio esibito a Monaco di Baviera nella gara tra Bayern e Juventus che tanto fece imbufalire, a ragione, l’amministratore delegato bianconero Marotta. Ma aver mandato Eriksson, notoriamente con le sue direzioni arbitrali molto rispettoso delle grandi d’Europa, a dirigere la gara fra tedeschi e italiani di Torino si poteva prevedere considerando la scarsa, per non dire nulla simpatia, per usare un eufemismo, nutrita da Collina verso la Juventus, troviamo davvero incomprensibile questa designazione per la finale di Basilea. Con tutta l’abbondanza di direttori di gara che sono sicuramente molto più bravi di Eriksson, a cominciare dagli arbitri internazionali italiani, Collina avrebbe sicuramente potuto scegliere di meglio e non avrebbe corso il rischio di condizionare l’esito della partita come è successo con l’ormai incapace arbitro svedese. Che state certi sarà uno dei protagonisti degli europei di Francia dove farà altri pasticci. Viene da augurarsi fortemente che la nuova governance dell’Uuefa, quando sarà eletta, metta in pensione sia Eriksson che il suo grande protettore Collina. Sostituti all’altezza del designatore italiano ce ne sono e anche di qualità come lo svizzero Busacca. Tornando al calcio giocato, c’è da prendere atto che in questo momento il calcio spagnolo è una spanna avanti agli altri paesi europei. Si obietterà che ciò succede perché Real e Barcellona sono club molto ricchi e quindi in grado di arrivare alle fasi conclusive della Champions. Invece non è proprio cosi perché Atletico Madrid, alla seconda finale in due anni in Champions e Siviglia da tre anni dominatore assoluto dell’Europa League non navigano assolutamente nell’oro , ma fondano la loro forza sulla programmazione e sulla competenza e professionalità della dirigenza che pur non spendendo cifre folli riescono ad essere puntualmente competitivi ai massimi livelli ogni anno. Per cui sarebbe il caso che molti top club europei li prendano ad esempio. E in questo percorso virtuoso si può tranquillamente inserire anche la Juventus che, al pari di Atletico Madrid e Siviglia, ha dimostrato di poter essere sullo stesso piano degli straricchi ma riuscendo molto bene a coniugare risultati e bilancio.
1 commento
sono davvero troppo forti