BY LEONARDO PISANI
Fu uno straordinario studioso che riuscì ad essere un pioniere nella cultura giuridica del 600, merito oltre di una vastissima cultura ma anche di una mente critica che gli permise oltre che di conoscere profondamente tutto il complesso sistema giuridico del tempo, anche di affrontarlo con originalità. Allo stesso tempo fu un eccezionale divulgatore del sapere giuridico, infatti scrisse anche in volgare attirandosi critiche ed ire dei dotti del tempo dopo la pubblicazione del volume Dottor Volgare, che segnò l’ingresso dell’italiano nella letteratura giuridica di alto livello oltre ad offrire un enorme contributo alla formazione del lessico giuridico italiano. Il cardinale De Luca ha sempre ricordato che la giurisprudenza doveva innanzitutto dare risposte e soluzioni alle concrete necessità della società, e limitarsi in astratte speculazioni fini solo a se stesse o peggio alla mitizzazione dei testi giuridici quasi siano idoli da adorare senza spirito critico e pragmatico. Il cardinale De Luca come stretto collaboratore di papa Innocenzo XI fu un innovatore anche nell’organizzazione della giustizia e dell’amministrazione dello stato della Chiesa. 
Insomma insigne giureconsulto,divulgatore e riformatore delle istituzioni sono gli aspetti di questo straordinario lucano. Giovanni Battista De Luca nacque a Venosa il 5 febbraio del nel 1613 (qualche fonte porta 1614), discendente della nobile famiglia dei conti di Chieti, studiò prima diritto a Salerno poi a Napoli dove si laureò si laureò nel 1635 e iniziò l’avvocatura presso il Sacro regio consiglio e la Regia camera della sommaria. Dopo una breve parentesi come vicario vescovile nella città natale, nel 1644 si trasferì a Roma, dove fu introdotto negli ambienti curiali da Niccolò Ludovisi (1610-1664), principe di Venosa e di Piombino, nipote di papa Gregorio XV e titolare di importanti incarichi di governo civile e militare. De Luca prestò opera presso Ludovisi come avvocato e come uditore, e fu in occasione di questi servigi che ebbe modo di iniziare a trattare importanti e delicate questioni feudali e giurisdizionali. Frequentò lo studio legale di Angelo Andosilla, decano delle Segnature di Grazia e di Giustizia, strinse amicizia con il cardinale Benedetto Pamphili, al quale, alla morte, lasciò la sua ricca biblioteca. A Roma dette vita a uno studio legale di alto livello, specializzato nelle cause feudali, civili ed ecclesiastiche. Dal 1658 fu avvocato a Roma dei re di Spagna Filippo IV e Carlo II. 
Nel 1676, dopo trent’anni di intensa attività e dopo aver già dato alle stampe le opere maggiori, abbandonò la professione e prese i voti di sacerdote. Con l’ascesa al soglio papale, pochi mesi dopo, di Benedetto Odescalchi (Innocenzo XI), ne divenne subito, come Uditore e Segretario dei memoriali, uno dei più stretti collaboratori, e fu incaricato di predisporre uno stringente programma di riforme riguardanti l’amministrazione della giustizia e il governo del principato ecclesiastico. La dura opposizione di un gruppo di cardinali evitò però la realizzazione degli interventi più incisivi, come l’abolizione del nepotismo.
Negli incarichi pubblici si creò fama di persona laboriosissima e rigorosa, moralmente integerrima, di sobrie abitudini. Fu attivamente presente nella vita culturale romana anche frequentando accademie, come quella creata dalla regina Cristina di Svezia, tenendo discorsi e pubblicando interessanti scritti su temi a cavallo tra diritto, costume e politica. Dal 1681 fu cardinale, membro di undici congregazioni e di altre importanti magistrature della curia romana, fino alla morte, avvenuta a Roma il 5 febbraio 1683 Mazzacane 1990; Lauro 1991; La toga e la porpora, 1991). De Luca fu inumato nella chiesa dello Spirito Santo dei Napoletani, nel rione Regola in Via Giulia a Roma che era allora la chiesa nazionale del Regno di Napoli.