Carlos Franca è un calciatore dilettante, ma un grande professionista e un uomo esemplare, con la sua concezione della vita, la sua umiltà, la sua dedizione alla famiglia e il suo senso della società che deve aiutarsi senza distinzioni e senza divisioni. E’ l’immagine emersa dalla intervista che il TG” gli ha fatto ieri i alle 13,30, il Tg2 nella rubrica costume e società. E, la stessa attenzione dei grandi media verso questo personaggio simbolo di un calcio umano, è la testimonianza dello spessore della persona..
Franca, brasiliano di nascita ma nonni italiani, ha avuto una carriera sportiva molto travagliata che non gli ha permesso di calcare campi di categoria superiore alla serie D, rischiando addirittura di smettere all’età di 27 anni, ma per Carlos non è stato un problema, si è sempre comportato da professionista anche nei dilettanti.
Ha iniziato la sua carriera da terzino e quel ruolo gli andava bene perché gli permetteve di spaziare lungo la fascia e realizzare anche dei gol e ciò è accaduto fino all’età di 26 anni, quando, mentre giocava in una squadra spagnola accuso’ un dolore alla schiena che non gli permise di continuare a giocare. Dai primi accertamenti risultò una lesione alla spina dorsale ma col passare del tempo il dolore non spariva e Carlos decise di andarsi a curare in Brasile, la sua terra, dove gli riscontrarono non una lesione, bensi un tumore che era la causa dei forti disturbi.
Carlos non si perse d’animo e con l’aiuto dell’allora fidanzata e co
n la fede che mano a mano stava entrando nella sua vita si affido’ nelle mani di un bravo chirurgo per sottoporsi al delicato intervento di asportazione della massa tumorale che premeva sulla sua schiena in un punto anche delicato.
Dopo il riuscito intervento, per il chirurgo la schiena di Carlos non era più adatta per giocare a pallone, ma Carlos, incredulo, ottimista e pieno di volontà si affidò a un bravo fisioterapista e, per molte ore al giorno e per un anno intero, si sottopose a pazienti e faticosi esercizi che gli consentirono di superare anche lo scoglio della presunta inabilita’. Dopo due anni di inattività ritorna in Europa, ma questa volta in Italia richiamato da un cugino calciatore, Carlos riparte a 27 umilmente dall’eccellenza lombarda e l’anno dopo gioca permanentemente in serie D con squadre del Nord, raggiungendo, a partire dall’anno 2014-15, tre promozioni consecutive, l’ultima con la Triestina e realizzando dal 2010 ad oggi il primato di 200 gol.
Carlos non è solo un calciatore o uno sportivo, è un uomo di fede a tempo pieno che vive il quotidiano tra il campo e iniziative sociali mettendosi al servizio degli altri, con la consapevolezza che il successo personale non è tutto nella vita e che ci sono cose più grandi cui guardare: la famiglia, la solidarietà, la vicinanza agli ultimi . Chi ha passato esperienze di dolore capisce la vita più degli altri.
Ma del Potenza non si è interessato solo il tg2 si è occupato anche il corriere dello sport e oggi anche Repubblica.
Hanno evidenziato la sequenza dei successi finora ottenuti, i dati da record e Repubblica ha menzionato lo spot che il trio “la ricotta” ha fatto in occasione del lancio della campagna abbonamenti.La macchina è partita e corre ad alta velocità con un pilota di grandi capacità che si chiama Salvatore Caiata, quando alla sua prima apparizione pubblica presso i locali del motel park dichiaro’ con una chiara metafora il suo obbiettivo : “Voglio che il Potenza da mosca diventi miele” , un obiettivo fino a questo momento inseguito con successo dopo decenni di oblio .
GIOVANNI BENEDETTO