DOMENICO FRIOLO

Quasi cento anni, fa Craco aveva 1395 abitanti. Oggi è un paese fantasma, per un verso sistemato in pianura, in una situazione che dopo quarant’anni non ha perso la sua caratteristica di provvisorietà, per altro verso sparpagliato intorno al vecchio abitato, in una temeraria resistenza alle forze naturali che allentano il terreno e provocano il dissesto. Quasi cento anni fa, Craco era un paese piccolo ma vivo, una comunità fatta da imprenditori, maestri artigiani, contadini e professionisti.

C’era Mastronardi, il veterinario,  un assicuratore, Pietro De Felice,  un agrimensore, Galante Antonio, una levatrice, Caricato Rosina , due medici chirurghi, Sarubbi e Lopiano , una farmacia, Armadio Farmaceutico, un avvocato, il Comm. Tommaso Grossi. C’era  poi una banca: “Istituto, Prestiti e Risparmi”, due parrucchieri, Disanto Donato e Laviola Francesco. Poi c’erano una tabaccheria, due Molini, tre produttori di olio di oliva, due venditori di pellame, due venditori di vino, due produttori di formaggio, un droghiere, due auto meccanici, tre venditori di bestiame. Addirittura, due albergatori, due caffetterie, due negozi di tessuti, due sartorie, e due capi mastri con i loro operai per appaltare lavori. Ultimo richiamo commerciale, la Fiera, che cadeva la quarta domenica di Ottobre. Questa era Craco viva e vegeta, con bellissima Cattedrale e torre di avvistamento, l’una più bella dell’altra.

. Ma, oltre a Craco, quante cose sono cambiate? Tante: Potenza aveva 21600 abitanti, Matera 21000 erano pressoché con lo stesso numero di abitanti. Policoro non esisteva, Montalbano Jonico aveva due scali ferroviari:  dello Stato e della Calabro Lucana. La Società Lucana per Imprese idroelettriche con sede centrale a Potenza, forniva la corrente elettrica. Vi erano un sacco di imprese di costruzioni ovunque, ed andava alla grande la vendita di acqua minerale Monticchio. A Laurenzana andava forte il Cordial Laraia. A Potenza, non c’era la gazzosa Avena, ma due altri produttori della dissetante bevanda, a Stigliano primeggiava la pasta Sarubbi, e grande sorpresa, Avigliano aveva 20 035 Abitanti!.

A Pisticci si produceva l’Amaro Lucano, ma non era pubblicizzato. Rotondella aveva molte imprese di costruzioni. I numeri di telefono, raramente superavano le tre cifre, e per finire questa carrellata di fotografie d’epoca, il Cav, Vincenzo Calabritti, aveva un pastificio a Lavello con molino a cilindri. Conclusione, una Basilicata viva e laboriosa, con buone aspettative che viveva di una economia che girava intorno alle risorse locali, alla capacità di impresa, alle banche che facevano le banche.

Quanta differenza con l’oggi di molti paesi, tagliati fuori, resi aridi dalla partenza dei figli, diventati ostelli di vecchiaia , adattati alla sopravvivenza delle piccole e persone. Che sarà tra qualche decennio senza un cambio radicale delle politiche?. Tante Craco uccise e rese fantasma da un mondo che si è messo a girare come una roulette impazzita , in una sfrenata follia finanziaria che non tiene conto di quello che si produce, dove lo si produce. Un mondo reso fragile da un nuovo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, tra chi tiene i soldi e chi viene condannato a non avere più niente per sempre. Fermiamoci, se siamo ancora in tempo per farlo..