CENTRO STORICO, BASTA CON I BLA BLA BLA!

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GIOVANNI BENEDETTO

 

Ho letto con attenzione l’interessante articolo, del dott.Tita, dell’abbandono del centro storico da parte dei commercianti a causa della mancanza di clientela. Già in occasione del post terremoto, credo che la classe dirigente dell’epoca, col prof. Mecca in testa, si fosse posto il problema se investire nella ricostruzione del centro storico o spostare tutti i servizi commerciali, economici e servizi pubblici in altre zone della città. È prevalsa la decisione di rivalutare il centro storico  e  a lavori ultimati Potenza  effettivamente disponeva e dispone di un vero gioiello , apprezzato da potentini e da visitatori di altre parti  Ma nella ricostruzione  si è avuto anche un forte fenomeno di investimento in edilizia, che ha praticamente disegnato nuovi rioni, e convinta tanta gente che era rimasta scioccata dal terremoto a trasferirsi in abitazioni nuove e sicure, un fenomeno che Gianni Molinari ha spiegato molto bene, nelle sue inchieste . La consistenza dei nuovi insediamenti, inserita sopratutto nelle vicinanze dei luoghi istituzionali per eccellenza, ha portato molti dei commercianti a trasferirsi in periferia, trovando  comodo un nuovo tipo di commercio basato sulla grande presenza di locali disponibili e a prezzi inferiori rispetto a queli del centro storico, prima del terremoto, aree di pacheggio  e supermercati. In realtà quello che inizialmente doveva essere una coesistenza tra salotto della città e periferia organizzata si è ridotto in una prevalenza assoluta del commercio nella zona super attrezzata di via del Gallitello, esercitando questa il nuovo richiamo commerciale per la città. Da qui la crisi del commercio al centro storico, la disaffezione della gente nei confronti della via dello struscio, il depauperamento del tessuto economico di questa parte della città privata ad un tempo di banche, di negozi, di agenzie, di notai , di uffici e e di tutte quelle attività che potevano fare da richiamo per molti utenti potentini e non. Ora, al netto dei motivi nostalgici per chi era adolescente negli anni 60-70,e che vedeva in questa via vitalità, fermento, interesse dei giovani e dei meno giovani, c’è da chiedersi come possa riprendere vita il centro storico, con quale ruolo, in quale modo, per quali attività.  Su questo tema, in campagna elettorale non sono emerse novità ed idee innovative, preferendo molti affidarsi ad un fideistico impegno di generica rivitalizzazione. Servirebbe invece un approfondimento serio, con professionalità che hanno affrontato il tema in altre realtà e che hanno contribuito ad aprire una strada di ripresa dei centri storici, puntando su specificità , su norme  e su interventi che ,insieme, possono ridare attrattività e centralità a questi luoghi identificativi della città. Non è vero che i centri storici sono luoghi del passato. Ce ne sono molti che sono tornati a vivere. Si abbia il coraggio di individuare le migliori politiche  e di copiare le migliori esperienze. 

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Sull' Autore

Mi sono occupato per 40 anni prima in Rai e poi in Rai way dell' esercizio degli impianti alta frequenza della Rai in Basilicata. Per vent'anni in qualità di quadro tecnico sono stato responsabile del reparto di manutenzione degli impianti alta frequenza: ripetitori, trasmettitori tv e mf, ponti radio e tutti gli impianti tecnologici connessi. Ho presieduto tutta la fase della swich-off analogico- digitale della rete di diffusiva della Basilicata. Nel 90 per tre mesi come tecnico della Rai Basilicata ho lavorato al centro , ibc, di Saxa Rubra, per inoltrare i segnali televisivi e radiofonici provenienti dai dodici stadi accreditati ai mondiali 90, attraverso i ponti radio e i satelliti in tutto il mondo. Fuori dal mondo produttivo, mi sento un cittadino libero e curioso, che osserva con attenzione la realtà che mi circonda. Attento al comportamento della politica e delle istituzioni e alle decisioni che esse assumono e che incidono sul nostro destino , sensibile ai fenomeni e ai cambiamenti che attengono la nostra società: comprese le virtù e le miserie che essa esprime; sempre raffrontando il presente col passato per schiarire meglio la visione del futuro.

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