C’ERA UNA VOLTA LA SANITA’ TERRITORIALE

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ESPEDITO MOLITERNI

Negli anni passati, in particolare dal 1995 in poi, le Giunte Regionali che si sono succedute in Basilicata per almeno 15 anni hanno cercato, spesso con successo, di provvedere a disegnare una sanità di prossimità, più vicina ai cittadini, in particolare alle fasce di popolazione più deboli, come gli anziani che vivono soli, i malati cronici, tenendo in particolare considerazione l’orografia del territorio, la difficoltà di collegamento con i capoluoghi e non dimenticando le difficoltà economiche di tantissime persone con redditi bassi per lo più garantiti da pensioni sociali ed indennità di invalidità.

Un quadro davvero complesso che, comunque, negli anni passati ha determinato risposte concrete attraverso la stesura di un Piano Sanitario Regionale all’altezza delle sfide e della difficile situazione sociale ed economica dei nostri territori.

Idee, confronti con sindacati, parti sociali, sindaci, operatori sanitari di vari livelli, capacità politica ed amministrativa dei governanti di allora hanno determinato scelte, programmazione ed un modello di Sanità, con particolare riferimento al territorio, che diede vita ad un Piano Sanitario Regionale, indicato da molti come modello da seguire.

Furono potenziati i sevizi distrettuali e gli interventi nella prevenzione di malattie neoplastiche, l’assistenza domiciliare integrata, si favorì la presenza di specialisti sul territorio, razionalizzati i servizi ospedalieri, attivato il 118, potenziati i poli ospedalieri e, in campo sociale, attivato il Piano Socio Assistenziale e il programma di promozione della cittadinanza solidale.

Insomma un piano integrato dei servizi sociali ed assistenziali, capace di riportare  equilibrio nelle politiche dell’assistenza e della cura, della prevenzione e della terapia.

Sono bastati questi ultimi 5 anni di governo del centrodestra per dilapidare quel patrimonio di idee, quelle capacità di programmazione e di intervento che negli anni passati avevano visto la Regione Basilicata protagonista nello scenario nazionale per capacità di spesa, per l’appropriatezza degli interventi, per le risposte efficaci alla domanda di assistenza.

Di tutto ciò sono rimaste solo macerie: in questi ultimi cinque anni le politiche sanitarie territoriali sono del tutte sparite, mancano investimenti in strutture e personale, come denunciato da molti sindaci a prescindere dal loro colore politico.

Eppure, con i Decreti 71 e 77 del 2022, emanati da Governi nazionali precedenti all’attuale, sono stati individuati finanziamenti ed interventi per rendere più efficace ed efficiente la sanità territoriale.

Ma nulla è stato fatto. Cure primarie, assistenza domiciliare integrata, Servizi di Prevenzione, Medicina specialistica, sono attività sempre più carenti e in alcuni Comuni del tutto assenti. Integrazione ospedale- territorio, reti di assistenza, Case di Comunità, Ospedali di Comunità, previste dai precitati decreti, sono rimaste solo sulla carta. Nulla è stato realizzato, mentre in altre Regioni già da tempo assistiamo al loro proliferare.

Eppure, i dati certificati ISTAT sono impietosi: i dati demografici evidenziano una tendenza allo spopolamento della nostra Regione, dovuto ad un costante processo migratorio e al declino della natalità, si assiste ad un progressivo invecchiamento della popolazione che vede crescere il numero degli anziani soli ed ammalati che percepiscono in misura sempre più critica il loro stato di salute. Per la carenza di strutture e di personale molti lucani rinunciano alle cure, il 28% emigra fuori Regione, molti pagano di tasca propria l’assistenza sanitaria.

E’ evidente che emerge un quadro che avrebbe dovuto richiedere programmazione e tempestività di interventi.

A tal proposito, cosa ha fatto la Regione in questi ultimi anni? Nulla. Ha solo contribuito a distruggere quello di buono che negli anni precedenti si era costruito.

Emerge quindi un fabbisogno di salute, per il quale occorre ridefinire le politiche socio sanitarie e relativi investimenti.

Se si ritiene il potenziamento del welfare non solo come diritto essenziale, ma anche come fattore di sviluppo economico fondamentale del nostro territorio, occorre una nuova programmazione sociale e sanitaria regionale, nell’ambito della quale i Comuni e le Aziende Sanitarie devono saper individuare gli interventi, operare scelte strategiche e saper ottimizzare le risorse.

Ma in quale quadro deve inserirsi la nuova programmazione regionale?

Una programmazione unificata delle politiche socio assistenziali, socio sanitarie e sanitarie va sicuramente nella direzione del riequilibrio degli investimenti, della rivalutazione delle cure primarie e dei servizi domiciliari e territoriali, dell’attenzione ai nuovi disagi sociali, della lotta alla solitudine e all’abbandono di molte famiglie che vivono situazioni di bisogno e di assistenza.

E’ necessario un piano integrato dei servizi sociali ed assistenziali, capace di riportare  equilibrio nelle politiche dell’assistenza e della cura, della prevenzione e della terapia.

Ora la domanda è: esaminando quello che è accaduto in questi ultimi decenni, chi sarà in grado di ridisegnare un sistema sanitario vicino ai cittadini, giusto e solidale?

Abbiamo un’opportunità di risposta fra qualche giorno, non sprechiamola.

 

 

 

 

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Sull' Autore

Espedito Moliterni. Lauraeto in Medicina, specialista in Igiene e Medicina Preventiva, attualmente in pensione, ha ricoperto la carica di Direttore del Dipartimento di Prevenzione della ASM di Matera

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