MIMMO TOSCANO
Dio non c’è nel Pertusillo. Forse si è distratto all’ennesima fioritura di alga cornuta o, forse, si è stancato di guardare le mille cicatrici che questo lago si porta dietro da anni, sfregi che hanno corrotto acqua, terra, coscienze, identità. Nessuno più ricorda quella dimensione bucolica che coccolava locali e turisti, le facce scaldate dal sole e le piccole onde che si portavano dietro odori che camminavano sul vento e si confondevano su quelle limpide acque. Ci sono più protagonisti in questa storia senza rumore, su cui si fa fatica a tenere gli occhi aperti, laddove la polvere degli insabbiamenti e dei comodi nonsense non ha permesso di srotolare quel gomitolo di trame che ha portato alla distruzione di un luogo dell’anima. Mille depistaggi di banditi travestiti da amici hanno silenziato speranze e coscienze di un popolo naturalmente schivo che, però, aveva un solido legame con quelle sponde. Ora, in questa terra di nessuno, danzano allegri fluidi ignoti che, nel silenzio, imprigionano vite bramose di aria. Disattenzione e sciatteria hanno così dato vita al delitto perfetto e a nulla è valso l’impegno della comunità Valligiana che oggi, dopo quasi due decenni, ha il volto stanco di chi ha portato avanti mille sfiancanti battaglie contro malvagi senza identità. Perché quando la confusione è una costante studiata a tavolino state sicuri che il colpevole sarà sempre il Maggiordomo.