Ho visto piedi calpestare occhiali, e non erano occhiali in un campo di concentramento e quei piedi non erano di un nazista e quegli occhiali non erano di un ebreo.
Ho pensato allora che quegli occhiali andavano riparati perché uno che non ci vede bene senza occhiali è fregato, e ho realizzato in quel momento che l’uomo che aggiusta gli occhiali si trova in un punto della città inaccessibile a qualunque impresa. Quell’uomo, infatti, si trova nel CENTRO STORICO. Ora io non so i vostri centri storici come sono ma so come è il mio centro storico. Il mio CENTRO STORICO è una serie complicata di strade, vicoli, piazze e delitti non commessi per un niente che in questa città è diventata una frontiera. Sai quei posti dove se arrivi puoi già dirti fortunato, e se, addirittura, hai la fortuna di uscirne vivo, allora devi accendere qualche cero.
Ma uno che non ci vede bene non ce l’ha una scelta e con gli occhiali a metà non ci può stare, una lente sì e l’altra no. E allora sono PARTITO. Partito è un’espressione dura, lo so, ma in questo caso è azzeccata. Ade
Poi ho visto macchine fare talmente tanti giri da risalire la corrente come dei salmoni verso il Municipio di piazza del Sedile, e qualcuna che non ce la faceva più di fare la fila, suicidarsi per la gradinata del pensiero e scivolare giù fino al Telegrafo, ma lo ha fatto come se stesse prendendo un thè. Ma i miei occhi mi spingevano a portare avanti l’impresa e allora ho finalmente parcheggiato. Ma era in un posto talmente lontano dal CENTRO STORICO che per arrivarci ho dovuto vedere, con un occhio solo, delle scene che nessun umano ha avuto modo di vedere. Ho visto cimici suicide contro parabrezza delle macchine che cercavano parcheggio, e loro lo dovevano sapere quali erano, perché le altre macchine che non cercavano parcheggio non avevano le cimici spiaccicate, avevano tutti i vetri puliti come appena
Poi ho visto ragazzi seduti sui marciapiedi a piazza Crispi rischiare la vita per un messaggio mancato, poi ho visto chimici fare la fila dagli ottici (non cimici, ho detto chimici, quelle si erano già tutte suicidate, come ho detto), e poi matematici come numismatici, e salumieri al tempo di ieri. Infatti non ce ne sono più. E poi ho visto scalinate senza pensieri né uomini, una di queste era intitolata a uno scienziato potentino che si chiamava Eligio Perucca, e giuro, non me lo sto inventando, e mi sono sentito anche molto ignorante che nella città dove sono nato ha vissuto uno scienziato a cui è stata intitolata addirittura una scalinata, che poi si trova appena prima della Scalinata del Pensiero dove si suicidavano le macchine senza pensarci. E poi sono arrivato dal mio ottico senza chimico (che intanto se n’era andato), allora ho risolto il problema, ho rimesso gli occhiali a posto, e sono sceso dalla gradinata senza pensiero ma dello scienziato, e lì ho visto gradini smangiucchiati da formiche che forse avevano scambiato il marmo per marzapane, e quindi erano morti sia i gradini che le formiche, e finalmente ho ripreso la mia macchina senza cimici spiaccicate perché non mi sono arrischiato di cercare un parcheggio nel CENTRO STORICO. Una volta dentro, però, la macchina mi ha avvertito di avere un malessere, ho guardato bene e c’era una spia gialla nel cruscotto, e allora ho det
