HO VISTO CIMICI SUICIDE

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Dino De Angelis

DINO DE ANGELIS

Ho visto piedi calpestare occhiali, e non erano occhiali in un campo di concentramento e quei piedi non erano di un nazista e quegli occhiali non erano di un ebreo.

Ho pensato allora che quegli occhiali andavano riparati perché uno che non ci vede bene senza occhiali è fregato, e ho realizzato in quel momento che l’uomo che aggiusta gli occhiali si trova in un punto della città inaccessibile a qualunque impresa. Quell’uomo, infatti, si trova nel CENTRO STORICO. Ora io non so i vostri centri storici come sono ma so come è il mio centro storico. Il mio CENTRO STORICO è una serie complicata di strade, vicoli, piazze e delitti non commessi per un niente che in questa città è diventata una frontiera. Sai quei posti dove se arrivi puoi già dirti fortunato, e se, addirittura, hai la fortuna di uscirne vivo, allora devi accendere qualche cero.

Ma uno che non ci vede bene non ce l’ha una scelta e con gli occhiali a metà non ci può stare, una lente sì e l’altra no. E allora sono PARTITO. Partito è un’espressione dura, lo so, ma in questo caso è azzeccata. Ade14937927_10209410108444097_169183134_nsso vedrai. Mentre percorrevo le strade vicine al CENTRO STORICO ho visto scene che nessun umano ha avuto modo di vedere. Ho visto macchine parcheggiate sui marciapiedi , ho visto macchine sui palazzi, non sotto, proprio sopra i palazzi, automobili come foglie rampicanti, hanno inventato un sistema per parcheggiare con le ruote che diventano quadrate e si mettono in verticale occupando un terzo del loro spazio, hanno inventato un sacco di cose,  ma io che vengo dalla periferia queste cose non le conoscevo, e la mia macchina è una delle tante macchine che per parcheggiare ha fatto duemila chilometri e la cosa può avere anche un senso. Per quelli che hanno la benzina, naturalmente.

Poi ho visto macchine fare talmente tanti giri da risalire la corrente come dei salmoni verso il Municipio di piazza del Sedile, e qualcuna che non ce la faceva più di fare la fila, suicidarsi per la gradinata del pensiero e scivolare giù fino al Telegrafo, ma lo ha fatto come se stesse prendendo un thè. Ma i miei occhi mi spingevano a portare avanti l’impresa e allora ho finalmente parcheggiato. Ma era in un posto talmente lontano dal CENTRO STORICO che per arrivarci ho dovuto vedere, con un occhio solo, delle scene che nessun umano ha avuto modo di vedere. Ho visto cimici suicide contro parabrezza delle macchine che cercavano parcheggio, e loro lo dovevano sapere quali erano, perché le altre macchine che non cercavano parcheggio non avevano le cimici spiaccicate, avevano tutti i vetri puliti come appena dino-de-angelisusciti da Car Glass.

Poi ho visto ragazzi seduti sui marciapiedi a piazza Crispi rischiare la vita per un messaggio mancato, poi ho visto chimici fare la fila dagli ottici (non cimici, ho detto chimici, quelle si erano già tutte suicidate, come ho detto), e poi matematici come numismatici, e salumieri al tempo di ieri. Infatti non ce ne sono più. E poi ho visto scalinate senza pensieri né uomini, una di queste era  intitolata a uno scienziato potentino che si chiamava Eligio Perucca, e giuro, non me lo sto inventando, e mi sono sentito anche molto ignorante che nella città dove sono nato ha vissuto uno scienziato a cui è stata intitolata addirittura una scalinata, che poi si trova appena prima della Scalinata del Pensiero dove si suicidavano le macchine senza pensarci. E poi sono arrivato dal mio ottico senza chimico (che intanto se n’era andato), allora ho risolto il problema, ho rimesso gli occhiali a posto, e sono sceso dalla gradinata senza pensiero ma dello scienziato, e lì ho visto gradini smangiucchiati da formiche che forse avevano scambiato il marmo per marzapane, e quindi erano morti sia i gradini che le formiche, e finalmente ho ripreso la mia macchina senza cimici spiaccicate perché non mi sono arrischiato di cercare un parcheggio nel CENTRO STORICO. Una volta dentro, però, la macchina mi ha avvertito di avere un malessere, ho guardato bene e c’era una spia gialla nel cruscotto, e allora ho det14971721_10209410110764155_315630026_oto alla mia macchina: a te manca l’olio, e tu non sai che fortuna hai avuto, se fossimo risaliti anche noi come i salmoni da Corso 18 agosto verso il Municipio di piazza del  Sedile forse avresti deciso anche tu di suicidarti dalla scalinata del pensiero, e lo avresti fatto senza pensarci, come prendere un thè. La cosa ha rinfrancato non di poco la mia macchina. Prima di questa avventura tra di noi c’era della ruggine, ma adesso tutto si è sistemato e ora siamo liberi di tornare a CASA. Gli occhiali sono riparati, gli occhi vedono e io ho perso 10 anni della mia vita, recuperandoli con un solo litro di olio motore. Buono, però. Eccellente.

 

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