E’ a anni che si invoca una strategia di contenimento dei cinghiali, ma tra rimpalli di competenze, soldi che non ci sono e soluzioni che non si trovano, la situazione è pressocchè ferma, e cioè continua incessante la rovina delle colture seminative, delle coltivazioni di ortaggi e vigne così come è ricorrente la segnalazione di incidenti stradali.
In agricoltura,a parte le rese già basse del raccolto specie in alcune zone, bisogna aggiungere i danni causati dal consumo indiscriminato di spighe o bacche da parte dei cinghiali che si spostano tutti insieme a” morre”; ma ancora più grave è il loro scorazzamento indiscriminato per i campi in vegetazione, che produce allettamento delle piantine( stelo) che non si rialzano e seccano. Gli agricoltori non possono recintare i campi per evitare che questi predatori distruggano il raccolto,perché la spesa sarebbe insostenibile.
Le Autorità Nazionali e Locali e le Istituzioni preposte al controllo della fauna chiamate in causa fanno” orecchio da mercante”, sebbene il problema sia stato sollevato da molto tempo e duri da anni.Bisogna risolverlo in modo drastico e definitivo altrimenti saremmo costretti noi agricoltori e non solo, ma anche coloro che producono ortaggi e vigne, a rifiutare il pagamento delle tasse fino a che il problema non venga risolto.
E’ proprio di recente una foto che, per mangiare grappoli d’uva posti in alto, un cinghiale è salito sulla groppa dell’altro ed è riuscito a raggiungere il frutto.
Bisognerebbe in primo luogo ridurre drasticamente il numero di animali, controllare la ricrescita per evitare di ritornare allo” statu quo ante”.
Attendiamo dalla autorità Nazionali e Locali la risoluzione rapida del problema altrimenti saremo costretti,dopo aver documentato con foto o droni i danni ricevuti,oltre che a richiedere tutti un indennizzo per il mancato guadagno, a disimpegnarci dai pagamenti di tasse e quanto altro dovuto, fino a quando non sarà eliminato l’inconveniente in modo definitivo.
ANTONIO MOLFESE agrotecnico