Il corpo è un involucro prodigioso: protettivo e rassicurante per un’esistenza ingenua.
L’innocenza muore con il confronto, la maturità subentra con l’approvazione ipocrita di sé e la convinzione di potersi tollerare.
L’idea è ripugnante, ma è l’unico compromesso.
Vedo il corpo soltanto come una sagoma che si riflette nelle vostre pupille e sulla lastra argentata.
Non sono io.
DIETRO L’INVOLUCRO
È la scorza vitrea
su cui
mi sporgo
mi specchio 
sbatto
come la mosca
che crede di poterne uscire,
ma rimane 
appiccicata 
sulla superficie,
allucinata.
Poi
si adegua
a camminare
sul perimetro
alterato 
di realtà.
Si accascia.
Mi accascio.
L’idea è:
questo è il mondo
e oltre
c’è il nulla
c’è il niente.
Chiudo gli occhi e
desidero non sia mai successo.
Il silenzio rappresenta 
ancora
il luogo più comodo
in cui posso 
distendermi.