Antonio Lotierzo
Manuela Scaramuzzino fra il fondo di Gino Doria e il femminismo
Le edizioni torinesi Effetàhanno pubblicato questo complesso saggio di Manuela Scaramuzzino sulle “Viaggiatrici “, che ha il rivelatore sottotitolo “Lo sguardo delle donne sul mondo” ( la preziosa collana ’sui generis’, di sensibilità valdese, raccoglie testi su teologhe e nuove prospettive di genere). L’itinerario della Scaramuzzino è orientato verso due tematiche: recuperare le schede di una trentina di viaggiatrici europee nel Regno di Napoli, dal Settecento al Novecento ed al contempo di rimarcare con forza l’ottica speculativa dei Gender Studies, cui l’autrice si connette per il tramite di Adriana Valerio e non solo. Raffinata e puntuale biblioteconoma, la Scaramuzzino studia le scritture femminili contenute all’interno del pregiato fondo Gino Doria, ora alla Nazionale di Napoli, che ne raccoglie 320. Le viaggiatrici sono ora erudite ed ora aristocratiche, ora scrittrici e giornaliste, ora diplomatiche o esiliate che affermavano la libertà soggettiva, senza timori di giudizi negativi. Che figura mitica quella di Gino Doria, giornalista, storiografo del mondo sociale minore e della bibliografia, amico di B. Croce, dell’editore R. Ricciardi e di S. Di Giacomo! I suoi 10.400 libri confluirono nella Nazionale, diretta dal mite quanto erudito Alberto Guarino, che ne affidò la curatela anche ad Antonio Laurino (di Tito), le cui gentilezze e competenze mi guidarono più volte, fra 1975 e 1990. La Scaramuzzino sa bene delle insidie in cui può cadere lo sguardo delle viaggiatrici; i pericoli della finzione, quel mescolare la propria immaginazione -come scrisse G. de Maupassant – alla visione della realtà, perché si guarda con il pensiero e non solo con lo sguardo, che solo i positivisti poterono ritenere oggettivo, moltiplicando la fotografia come documento neutro.

Nel viaggio è l’immaginazione a trasformare il reale! Conoscono altre culture, scoprono scelte religiose altre, vivono emozioni uniche ma non sfuggono a stereotipi e pregiudizi, della cui sincerità non si può dubitare. La decostruzione della Scaramuzzino è dotta; rielabora i saggi di Attilio Brilli, Andrena De Clementi, Federica Frediani, Maria L Silvestre, Maria C. Martino, Elisabetta Rasy e ne applica le tesi a questa trentina di viaggiatrici che ci presenta nel suo denso repertorio, da cui qui potrò espungere appena qualcosa. Il racconto dell’Italia, simbolo della classicità, parte dal superamento delle Alpi, in cui la fantasia è assorbita dall’’orrore sublime che insieme al terrore possiede i viandantie raggiunge il cratere del Vesuvio, in un elenco di cattivi alloggi, vitto spesso immangiabile, ironico scherno degli indigeni, difficoltà dell’abbigliamento, relazioni tuttavia sempre originali e soggettive. Esperte di comparativismo, le viaggiatrici acquisiscono il senso del relativo; vivono il viaggio come una liberazione personale in cui si fonde la voglia di conoscere e il desiderio di riconoscersi. Molte criticano la corte di Napoli per l’adozione di modi spagnoli, per la superbia, pomposità e barbaricità gotica; sottolineano che il popolo è in stato di abbandono fra povertà e frugalità ma che, al contempo, appare pazzo per gli spettacoli e le feste, restando fermo nella sua pigrizia.
Nell’Ottocento l’Italia appare come la terra delle donne sensuali (ricordo le simili note di Stendhal e poi Forster!), perché le viaggiatrici provengono da paesi protestanti e scrivono anche del brigantaggio e della cattiveria verso gli animali, specie dei vetturini. Consiglio al lettore della scheda su miss Elisabeth Batty, autrice di Italian Scenery, di passare sul web a godersi le immagini affascinanti dei sui dipinti ( acquerello ed a pennello diviso), in cui si manifesta un vedutismo romantico che privilegia la “visione da lontano delle città planted in a garden” (p.68), un paesaggismo pieno di suggestioni che gareggia con i diversi intenti di Goethe o di Piranesi.Julia Kavanagh (1824-1877),romanziera dei’costumi’ francesi, avverte la differenza:’ Il carattere degli Italiani è pieno di lati negativi, molti dei quali muovono dalla meschinità’,scrive nel 1858, ma “sanno costruire e così solidamente, (per cui) debbono avere una grandezza in sé”(p.99).E ancora: “Gli uomini di Sorrento non sono così belli come le loro donne ma non sono meschini. Le donne napoletane,invece, sono le più franche d’Italiae gli uomini, malgrado l’aspetto migliore, hanno una meschinità intrinseca. C’è tanta intelligenza, tuttavia, in quelle facce”(p.100). I napoletani appaiono sgraziati ma di buon umore ma li si accusa di molte cose: crudeltà, codardia, tirchieria, immoralità, disonestà. Il tutto fra una dilagante ignoranza! Fiorentina, la Cesira Pozzolini, sposa di Pietro Siciliani, amico del Carducci, raccolse le sue ‘impressioni’ nel 1880, appena dopo l’occhio critico di Renato Fucini e scrisse: “Il Napoletano è sobrio, sicontenta di poco” ma si vuole divertire e fa debiti per una trottata o un giro in carrozza. Si vive per la strada, fra chiassuoli angusti ma la vita è primitiva; ‘ nelle grandi piazze c’è sfarzo,lusso, ricchezza,eleganza da emulare le più belle capitali d’Europa”(p.115). Nel Novecento crescono le potenzialità del mercato e si può vivere di scrittura di viaggio. Ecco farsi avanti le americane, con guide turistiche indirizzate alle donne, con empatia verso le discriminazioni e la cura per gli animali. La Scaramuzzino ci rinvia all’American NationalBiography, immenso archivio per le americane, fra cui Lei privilegiò le due Fitzgerald, che colgono l’assenza del perseguimento del bene comune nei meridionali, tutti proni al proprio misero interesse e tuttavia, con finezza, scrive che il meridionale che va fuori, emigrando migliora se stesso e ‘lontano dall’influenza corruttrice (del proprio paese e) della camorra, il napoletano si dimostra un infaticabile lavoratore”(p.136). Augustine (raffinata acquerellista, cfr.web) sottolinea la marginalità intellettuale delle donne ed il ristagno al di sotto del patriarcato. Notevole la nota sulla jettatura, che per lei è “ credenza ravvisabile più tra gli esponenti del ceto istruito che del popolino”, vittima di altre superstizioni che si evidenziano al razionalismo delle nostre.
Nell’ermeneutica della Scaramuzzino il viaggio femminile non è la versione rosa del Grand Tour perché “le donne sono l’altro che guarda l’altro, che si rivede e cerca d’identificarsi con l’altro” ,rigettando talora la propria immagine. Viaggiando le donne vivono fra marginalità e centralità ed in questa ambiguità si può scorgere un loro ulteriore fascino, in quanto proprio lì riescono a costituirsi come soggetto forte dell’umana relazionalità.
Manuela Scaramuzzino,VIAGGIATRICI.Lo sguardo delle donne sul mondo, Cantalupa,Effetà,pp.173,2021;14,00 –