CONTINUIAMO A VOLER ESSERE LUCANI

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ANNA MARIA SCARNATO

Ci dichiariamo orgogliosi della nostra lucanità quando parlano di questa terra, della sua storia, dei suoi cambiamenti nel tempo, seppure lenti rispetto ad altre regioni, ed anche dell’attaccamento alle sue radici nel campo  della produzione agricola che tutela piante e colture autoctone, dell’arte culinaria che nella Basilicata per ragioni storico culturali è prettamente contadina e fondata sul recupero di prodotti come carne pane ed erbe selvatiche.   Anche fieri quando in molti libri di storia delle tradizioni popolari ci indicano  nei lontani tempi come cibatori di ghiande nella testimonianza riportata anche nello Statuto Comunale di Ruoti 161 del 1623 o di consumatori di pane “vecchio”, che si usava cuocere nell’acqua condita. Non siamo morti per questo noi Lucani, anzi per questo molti di noi, se non tutti, sanno apprezzare un pezzo di pane che non manca mai sulla tavola e che sappiamo offrire oggi ai turisti e quanti vogliono scoprirci anche  attraverso una  tavola preparata in modo da soddisfare i sensi per la bellezza dei colori e i profumi reiinterpretati secondo metodi di lavorazione antica artigianale. E  solo oggi  comprendiamo  il gesto antico dei nonni che ai piccoli di casa, quando cadeva per terra un pezzo di pane, insegnavano a riprenderlo, soffiare sopra, a baciarlo  per continuare a mangiarlo, ignorando le regole igieniche prescrittive del tempo attuale. Non rinneghiamo la nostra storia, la povertà che con lotte, sudore e lavoro si è cercata di sconfiggere per una ripresa economica più ricomposta. Ciò che ancora ci fa restistere e andare avanti è la nostra forte pulsione di appartenenza, così forte che anche quando si ha l’opportunità di allontanarsi,  forte è il richiamo come il fischio del genitore che, dall’uscio di casa, veniva udito e raccolto da noi figli come in un’adunata.

Anche amareggiati, siamo contenti di “essere di qua”, anche  se lo spazio che ci viene negato, la scarsa attenzione e la considerazione dei nordici come razza inferiore ci rattrista tanto soprattutto se misurano la dignità umana e la possibilità di essere ritenuti uguali agli altri  dal Pil e dal gettito fiscale. Sono queste loro miserie, raccolte in una visione prevaricatrice ed egoistica dove dentro entrano le pretese ad un riconoscimento della loro condizione privilegiata per nascita nel posto economicamente avanzato rispetto ad altri e che sancirebbe, secondo i pensieri di una Moratti e di quanti l’hanno riesumata , il diritto di ottenere priorità ed ogni opportunità di tutela della salute per le regioni che si trovano nelle medesime condizioni e che proprio per questo chiedono la secessione dalle regioni più povere. Che essere più poveri fosse una condizione di disuguaglianza sociale è accllarato ma sentire che è da ritenersi colpevoli per questo e di poter essere destinati a raccogliere briciole dei vaccini che evidentemente le Case farmaceutiche di produzione, preferendo commesse “secessioniste”  , in barba al diritto alla salute per tutti e soprattutto ad ogni principio di unità della nostra Repubblica, dispongono per i rimanenti ordini, noi lucani replichiamo che il nostro “peso”  così individuato è giustappunto la vergogna che i poteri che si definiscono forti e si misurano con i prospetti giornalieri di Piazza Affari dovrebbero provare rivendicando i loro privilegi,i loro localismi a cancellazione di modelli socio-politici- culturali ispirati ai diritti universali.  E intanto  i nostri amministratori in Regione, che sembrano vivere nel limbo e  che poco  manca dal “mandarsi al diavolo”,   ogni giorno accusano  malumori di natura politica e di malessere legato a posizioni ambite e non concesse. Si litiga senza pudore mentre in altre regioni già le vaccinazioni-covid hanno raggiunto un buon numero di somministrazione. Noi Lucani non sappiamo ancora quando potremo vaccinarci, come dovremo prenotarci poiché ancora non ci è stato svelato il numero magico al quale riferirci.   Resistiamo alla tentazione di sentirci gli ultimi d’Italia, ancora sconosciuti ad una lista che, annunciata, avrebbe dovuto indicare le priorità secondo età anagrafica e patologia. Secondo il sindacato dei medici generali toccherebbe agli uffici regionali e non ai medici di famiglia, che, pur dichiaratisi disponibili, pare non essere in grado di sopportare un’altra incombenza. Oggi , invece, il Direttore regionale del settore annuncia in modo distratto che la vaccinazione dovrebbe essere somministrata, quando i vaccini saranno disponibili per gli altri ultraottantenni delle due città e degli altri paesi, nella prossima settimana secondo le chiamate dell’ufficio anagrafe o dei medici di famiglia. Niente ancora di preciso . Siamo alla fase o così o…Ma chi siamo noi Lucani, figli sì di un passato  coraggioso  ma rappresentatì da chi deve farsi “sentire” e che ancora “si scanna” come lupi per una preda  e fa la pecora verso chi deve risolvere i problemi inerenti alla tutela della nostra salute e all’organizzazione dei servizi relativi? Ma ci si rende conto della situazione grave che merita un’alzata di tono verso chi ci discrimina , un volare alto rispetto alle proprie ambizioni che altrimenti riconoscerebbero legittime le prevaricazioni desiderate dalle regioni forti, una presa di coscienza che l’incertezza, la confusione e la disattenzione sono terreno fertile per un virus che ci offende presentandoci un conto di 4 o 5 morti al giorno? Qui ci coglie tanto sconcerto più delle offese dei nordici ,senza generalizzare ovviamente. Come accogliere l’invito rivolto dal Pontefice a “fare figli” qui in Basilicata se si ha coscienza di non poter offrire loro un futuro dignitoso nella loro terra? Siamo in un territorio con scarsi servizi sociali, educativi, culturali, sportivi , unici percorsi formativi   ed opportunità di sottrarre i bambini ad una condizione di povertà educativa   ed economica. E continueremo ad essere una popolazione di anziani, un territorio scarsamente abitato,  terra di borghi abbandonati. Ma chi ci viene se nemmeno una rete ferroviaria adeguata può servire i territori e portare sviluppo turistico? E quelli che scelgono di arrivare qui per Matera, Maratea ,Policoro e Metaponto si meravigliano delle bellezze dei luoghi, della storia che si vuole recuperare ma notano anche la mancanza di servizi ed uno sviluppo che non c’è stato o si è solo tentato. Ed è allora che la tentazione di non voler essere lucani, quei lucani scelti come popolo che può anche morire di tumore  nella zona della Trisaia di Policoro e nella Valdagri, abitanti di una terra riconosciuta  idonea solamente per l’installazione di depositi nazionali di rifiuti radioattivi,  già tentata con il dietrofront ,poi, della Scanzano scorie , è allora che si insinua tanto tra le anse delle nostre paure, del nostro malcontento, della dignità offesa che potrebbe depauperare la nostra coesione d’appartenenza  e desiderare il passato delle ghiande antiche e le bucce di patate e non la modernità fatta di più tecnologie e meno senso umano.

 

 

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