COSA MANCAVA A SANDERS E CORBYN

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Marco Di Geronimo

Bernie Sanders è stato sconfitto alle primarie dem. E con questa sconfitta, la sinistra mondiale perde l’altro grande leader di questa fase. Dopo la debacle di Jeremy Corbyn a dicembre, i partiti più leftist dello schieramento sono privi di punte di diamante. Non per questo tramonta la sfida dei progressisti. Ma senz’altro c’è bisogno di una riflessione.

Ciò che Corbyn e Sanders hanno montato nei loro Paesi d’origine è senz’altro straordinario. Non c’è bisogno di enumerare le cifre di giovani militanti e vittorie interne che hanno saputo portare a casa. Non sono riusciti a perfezionare la vittoria finale: e questo non perché hanno avuto grandi settori dell’establishment contro. Ci sono innegabili punti deboli nelle loro campagne e nei loro movimenti. Il nemico non è il solo responsabile.

Questo articolo non è un j’accuse, peraltro a due personaggi molto cari a chi scrive. È una riflessione su ciò che manca alle fazioni più radicali. E ciò che manca è la capacità di allargarsi, di sfondare in certi settori della società che continuano a guardarla con diffidenza.

Anzitutto la sinistra radicale mantiene una grande difficoltà a parlare all’elettorato popolare ma conservatore. In sintesi, agli sfruttati meno sindacalizzati o comunque a chi è in difficoltà ma non percepisce il messaggio progressista. Sanders è piuttosto debole con gli afroamericani, Corbyn è più indietro con i collegi dell’Inghilterra settentrionale: e questo certo perché conta anche la forte moderazione degli elettorati di colore in America, e la spaccatura della Brexit nel Regno Unito. Ma un problema grave dipende anche dalla debolezza della diffusione del messaggio, che non è percepito come risolutivo da quelle fasce della popolazione.

Non è un problema di comunicazione, dobbiamo esser chiari. Le campagne di Corbyn e Sanders hanno anzi avuto parecchi pregi su questo punto di vista. È indubbiamente un capolavoro trasformare due vecchietti in due icone pop delle nuove generazioni. Il problema è nel radicamento, nella capacità di strutturare un movimento capace di intercettare i problemi di quelle persone, di far arrivare loro le risposte che ha elaborato nella fase di scrittura del programma, e di organizzare il voto di quelle fasce sociali. È anche un problema di credibilità, spesso fortissimo in sistemi mediatici devoti al fondamentalismo di mercato (la definizione è del Premio Nobel Joseph Stiglitz) e che guardano a ogni proposta timidamente socialdemocratica come estremista.

È triste considerare che un’altra parte rilevante del problema sta nel secondo bacino principale della sinistra radicale. E cioè le classi medie, che per motivi simili guardano a Sanders e Corbyn come persone incapaci di costruire coalizioni sociali ampie e di offrire risposte all’indebolimento di chi ha qualcosa e non è disposto a perderlo. Il motto Non avete altro da perdere che le vostre catene poteva valere nell’Ottocento, quando il 90% della popolazione deteneva il 10% del patrimonio nazionale (dati di Piketty). Ma non nel mondo d’oggi, in cui una classe media (patrimoniale e culturale) si fa i conti in tasca e chiede politiche sostenibili e inclusive.

La sinistra ha un problema nel convincere le persone, più che nello scrivere i programmi. Lo dimostra l’ampio consenso che i due signori hanno costruito attorno alle proprie proposte. Addirittura il popolo inglese supportava con ampia maggioranza la gran parte del manifesto del Labour, arrivandogli però a negare la vittoria elettorale a dicembre. E in America il sostegno a Medicare for All (cioè l’assistenza sanitaria pubblica in stile europeo, proposta da Sanders) è sempre crescente. Tradurre la simpatia in consensi è la parte difficile.

Corbyn e Sanders si sono imbarcati in un’impresa enorme e l’hanno condotta splendidamente. Il dibattito pubblico ha cambiato direzione (perlomeno al di là del mare) e torna ad occuparsi di temi sociali. Spetta ai loro movimenti e alle loro correnti raccogliere il testimone, e costruire proposte politiche capaci di intercettare ampio consenso nella società.

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Sull' Autore

Direi di scrivere soltanto questo: "Potentino, classe 1997. Mi sono laureato in giurisprudenza a Pisa".

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