Le imprese lucane della balneazione cercano da anni di dipanare la matassa legislativa che impedisce la stabilizzazione delle loro imprese e ogni volta si trovano al momento sbagliato nel posto sbagliato, con Roma e Potenza che hanno difficoltà ad incontrarsi. Con il precedente Governo regionale si era riusciti a definire il modo come tutelare dette attività, con una delibera, la 155, che ha avuto il merito di individuare i diritti delle imprese con un provvedimento tanto analitico da anticipare il piano dei lidi. Solo che, allora, il governo nazionale si era impantanano sulla possibilità di accantonare la direttiva europea Bolkstein che obbligava a mettere a gara le concessioni demaniali ,creando così panico in chi per anni aveva investito su quelle attività ed improvvisamente si trovava a dover buttare tutto a mare. Quello che Gentiloni non ha fatto lo ha fatto il Governo gialloverde che è riuscito a dire con legge che quella direttiva andrà in vigore fra…quindici anni. Tutto a posto? Per niente . Quello che Roma ha fatto, Potenza si guarda bene dall’approvare. Occorrerebbe un provvedimento con il quale , dato lo slittamento delle messa a gara, si tramutasse quella concessione annuale in concessione quindicennale , con il che dando alle imprese la possibilità di strutturarsi, di investire e di difendere in termini imprenditoriali e commerciali una propria unicità che consentirebbe anche di affrontare una gara a parità di condizioni. La prassi corretta dovrebbe essere una formale approvazione del piano lidi , cosa che è già da tempo pronto per l’approvazione e che contiene due o tre questioni da chiarire. Ma con una non peregrina interpretazione legislativa si potrebbe anche far poggiare un provvedimento concessorio quindicennale anche alle imprese già operanti, magari con prescrizioni particolari per quelle che presentano problematicità. Questo provvedimento è essenziale anche in relazione al problema erosione delle coste, fenomeno che obbliga gli stessi balneatori a organizzarsi diversamente, a strutturarsi con postazioni che affrontino la mutata situazione, a coordinarsi per quelle attività di ripascimento della spiaggia che diventa fruttuoso solo se fatto sotto gli occhi e con la collaborazione di chi ogni giorno ci lavora. Tutto questo processo, che va avanti da almeno quindici anni, oggi sta scontando il fatto che a Potenza gli amministratori sono all’abc dei problemi: debbono capire prima di agire. Speriamo che siano persone che afferrino al volo le questioni, senza farsi sotterrare dalla burocrazia dipartimentale, per la quale un no arriva prima ancora che uno formuli la domanda. Lo stesso fatto che una materia come le coste ed il demanio siano finiti ai lavori pubblici, è segno di una visione distorta della questione che è specificamente ambientale. Rocco Rosa
CRESCE L’INSOFFERENZA DELLE IMPRESE BALNEARI
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