
ANNA MARIA SCARNATO
Di ANNA MARIA SCARNATO
Dall’ultimo mio articolo e dai commenti, molti dei quali in privato, ho dedotto che esprimere il pensiero frutto di deduzioni personali che si nutrono di uno sguardo particolare alla realtà umana e ambientale per lo più di appartenenza, alla realtà politica che con le scelte la può migliorare, crea un risveglio interiore della persona che cerca e legge ciò che lo coinvolge e potrebbe chiarire i suoi dubbi e indurlo a riflettere. Ed anche per me il momento della scrittura è un tirar fuori ciò che mi ha lasciato perplessa dall’esperienza di ascolto di dibattiti politici che della nostra vita civile dovrebbero farne una centralità, un tirar le somme, fare sintesi dei commenti che le relazioni umane forniscono negli incontri quotidiani. Uso poco i social poiché ritengo che spesso sono luogo di provocazione, di offese spesso gratuite, di una libertà di espressione che ha travalicato il confine della correttezza e del diritto alla privacy. Mi indigna e fa scandalo per esempio poter leggere parole riassuntive di messaggi WatsApp che, su alcune chat private cosiddette di gruppo che poi diventano “di campo largo”, si concedono esaltazioni comunitarie con sfumature di fanatismo da invasati fino ad eccessi e ad offese gravi nei confronti di chi ha sostenuto idee diverse, gioiendo, dopo un esito elettorale, con parole “evviva il riccone, ha fatto la figura di m…da”. Usare “banda larga” a tutto spiano, pensando di farlo in sicurezza, è da scemi e offende prima se stessi. Ma è la libertà che i social concedono poiché non fa arrossire il viso come un incontro ravvicinato. Gruppi di mamme, consuocere, anziani, giovani, parenti, zitelle e zitelloni, su Watsapp, Facebook, Instagram che commentano e instillano odio, creano fazioni, “batteri” negativi con lo scopo di contagiare l’opinione pubblica e ottenere duraturo supporto, corpi pericolosi così visibili che non hanno bisogno di apparecchi di laboratorio per misurarne la carica batterica. “Organismi” unici, di specie “schizofite” che in botanica si riproducono per “scissione”. Ecco la funzione a cui assolvono: scindere, dividere, separare per riprodursi di numero. E l’avversità, l’antipatia per chi non pensa come loro è bella e servita in tavolate con cuochi e servitori utili alla diffusione di una posizione che nulla ha di positivo per la crescita formativa di una comunità. Tanto da ravvisare, per la cattiveria che le parole spesso esprimono, un certo meccanismo primitivo di tipo istintivo, nato dal bisogno di far parte di un gruppo che urla forte e che rafforza la propria impotenza e nasconde la propria ignoranza. Come dice ironicamente il giornalista Casolari sul Fatto Quotidiano a proposito del mantenimento del consenso di Meloni, nonostante scelte politiche impopolari. Cosa costruisce di concreto questo esporre in vetrina un pensiero che si nutre di faziosità influenzato spesso da interessi personali?
Si vuole ritornare ad essere un paese che rispetta le regole del vivere civile, si può tornare a chiamare le cose e le persone con il nome che ognuno porta senza nasconderlo e sottoporlo al gioco dell’indovinello? Pensare e ribellarsi a questo stato di cose che rende malvagi è oggi più che mai necessario. Ecco la scelta di non essere sui social, la scelta di scrivere ciò che penso per far pensare, di partecipare alla vita del paese, alla politica che la governa, leggendo invece i documenti che un’amministrazione di governo istituzionale produce e presenta all’approvazione, gli atti di indirizzo. Certamente più stimolante delle chiacchiere di donne e uomini e intere famiglie che pensano di svolgere attività di lobbyng in una società che mai ha conosciuto una divisione in favorevoli e contrari così netta, contrari da non salutare, contrari da trascurare, da evitare. Informarsi personalmente, essere più presenti, leggere le notizie e farsi un’idea propria, non esporsi ai tentativi di distrazione del pensiero attraverso contentini che in realtà sono solo diritti. Non lasciare agli altri di decidere da soli, abbandonandosi alla rassegnazione dietro la frase “così va il mondo oggi”. Così va il mondo, l’Italia, una Regione, una Provincia, un comune, oggi, come noi lo abbiamo deciso. Essere presente sul territorio, nei consigli comunali è stimolante e formativo per un pensiero alla ricerca di uno status civitatis, necessario a definire il proprio rapporto con lo Stato e la partecipazione alla vita della comunità. Partecipare al dibattito che si instaura tra maggioranza e opposizione in aula, oggigiorno registrato e trasmesso in tempo reale, è un momento che stimola il pensiero del cittadino comune e lo dirige per tante vie diverse che spesso conducono alla condivisione, altre volte al dissenso, rispondendo all’importanza del pensiero divergente molto più prezioso in quanto esplora una gamma di soluzioni creative. Da qui i pensieri partono e mi fanno compagnia nei miei scritti che per qualcuno potranno sembrare frutto di uno pseudo giornalismo se non è forse assoggettato alla sua visione assuefatta strumentalmente a commenti “funzionali” e alla scarsa sensibilità che non riesce a farlo andare oltre il “guadagno”. E sovvengono immagini di soggetti che per mancanza di visione della realtà e del futuro di una comunità, si “arricchiscono” rasentando il conflitto d’interesse, gratificandosi di presenziare in sedute dicasi culturali se sostenuti nella presentazione da alte personalità a salvamento di un’immagine schiarita di chi intende prendersi il merito. Merito quale? Di gambe esposte in vetrina senza rendersi conto che non rendono merito alla bellezza se ormai appesantite da cellulite e dall’età? Ma anche questa è libertà del singolo e per altri è impudenza senza rossore. E’ la visione di una cultura della presenza che ormai è ridotta a sostenersi sull’estetica di un passato da resuscitare per essere se stessi pezzi da museo moderno. Dov’è la cultura delle origini da scoprire se Barbari si resta accaparrandosi tutto, poi discostandosi dalla verità, senza ritegno di una coscienza che sembra anestetizzata, giocata arditamente, votata al successo ad ogni costo? Si può tornare ad essere Barbari anche quando si celebra la grandezza delle proprie origini, l’identità, per esempio, della Magna Grecia “sognando di sciogliere”, come essi facevano, “nel crogiolo l’oro luccicante” e mirare al lusso, agli agi senza fatica, a stimolare commenti “funzionali” di pseudo amici che sperano di sedere alla corte del potere prima o poi, trascurare popoli e territorio? E’ solo questo ciò che si vuole oggi tramandare alle nuove generazioni, quale insegnamento l’eredità per il futuro? L’abito del perbenismo e su di esso lo sguardo di chi si sente dimenticato e vive sempre più in spazi fisici e confini sociali delimitati, sempre più ristretti? A conferma di un necessario sguardo alla vita politica e amministrativa di ogni realtà, narro di ciò che riguarda l’ultima seduta comunale di Bernalda, la terza dall’inizio di questa consiliatura (18/07/2025), che ha trattato di variazioni di bilancio, l’unica che ha attirato la mia curiosità di cittadina bernaldese, dopo i primi adempimenti di rito. Leggendo la convocazione, ho atteso di udire dalla voce dell’assessore al ramo un riferimento preciso, tra le destinazioni di un rimborso di 95.739,11 euro da parte della società ANGIE, che ha in appalto il settore dell’illuminazione pubblica, una precisa volontà per la soddisfazione dei bisogni espliciti di Metaponto borgo attinenti proprio a questo campo.
Dire che l’aver constatato che l’uso di questa somma pensato e votato dalla maggioranza per il servizio streaming afferente ai consigli comunali (euro 20.000), per le associazioni locali (euro 29.000), per le associazioni sportive (euro 3000) e per spese e prestazioni non specificate (euro 42.739,11), a dire il vero generali e non generici, quindi come meglio hanno voluto i governanti, mi abbia meravigliato non è proprio così se conferma il contenuto dell’articolo inviato al giornale la sera prima del consiglio comunale e pubblicato il 19-07. L’attesa non ha smentito la denuncia sul giornale di una scarsa attenzione per una comunità delusa e forse rassegnata al degrado, come quella del Borgo di Metaponto di Bernalda. Un rimborso, cioè soldi tornati nelle casse comunali da parte di una società che tratta l’illuminazione pubblica, che non verranno usati per la manutenzione, il ripristino di pali della corrente elettrica già segnalati come mancanti da diversi anni. Nessuna menzione della destinazione per tale scopo. Affari generali, affari vari…Il vago nelle amministrazioni pubbliche è segno di disattenzione e improvvisazione oltre che di mancanza di visione dei bisogni. E aggiungo, di volontà. Non basterà un mercato serale programmato e pubblicizzato a restituire a Metaponto Borgo la sua importanza se non si ripristina una condizione di sicurezza sociale e ambientale. I convegni e i premi “magna Grecia” sono contenitori vuoti in presenza di problemi irrisolti. Sono palcoscenico di un teatro Greco “fine a se stesso”, sono utilizzo di fondi che devono essere spesi entro una data. Spesso, come dice Umberto Eco, “gli spettacoli, i convegni e gli eventi che celebrano opere greche, sono una festa per tutti, anche piacevoli passatempi ma talvolta sono una sorta di obbligo venato di snobismo intellettuale”. Tanto che ci siamo…la tragedia greca è bella e consumata a Metaponto di Bernalda che aspetta il suo epilogo o la sua rinascita.