La speranza non deve mai morire, anche di fronte ad una manifestazione così eclatante di disaccordo generale tra politici, imprenditori interessati, sindacati di categoria. Il disegno di legge sulle spiagge ( che attua la direttiva europea sull’obbligo di fare le gare per le concessioni di spazi demaniali) ha prodotto tante di quelle iniziative individuali che hanno finito col danneggiare seriamente gli stessi imprenditori interessati, all’insegna del classico “ chi la vuole cotta, chi la vuole cruda”. Prima le regioni hanno cercato di cimentarsi con leggi regionali, che necessariamente dovevano stopparsi davanti ad un problema di normative di recepimento di quella europee, poi, con un disegno di legge del Governo, hanno fatto la corsa agli emendamenti , ognuno mettendoci , come si dice da queste parti “napul e Parigi”. La Liguria si è sfrenata nella corsa alla demagogia ed ha presentato un emendamento che proroga di trent’anni la proroga delle concessioni esistenti al 31.12 2009. Bello e impossibile. Figurarsi se in Europa lasciano passare un aggiramento della norma di questa ampiezza. La verità è che le Regioni hanno perso la palla e oggi la rincorrono in maniera disordinata . Potevano mettere i puntini sulle i rispetto alle tre cose essenziali che gli imprenditori del ramo chiedono da tempo:
- Un congruo periodo transitorio prima dell’ applicazione della legge a livello regionale per approvare il piano lidi ( laddove non ancora esistente) con la legittimazione delle concessioni storicamente date ( delimitazione catastale, riferimenti ) e per determinare i criteri di valutazione degli impianti esistenti. Associare una impresa al pezzo di demanio ad essa affidata prima del 2009, significa anche determinare un valore pregresso ai fini dell’eventuale ristoro delle spese, oltre che determinare un punteggio determinane nel capitolato relativo ad eventuali gare pubbliche.
- Una chiara individuazione delle preesistenze con redazione di perizie sul valore sia degli immobili permanenti o temporanei realizzate, sia del valore della gestione del lido, sia del calcolo delle migliorie ambientali apportate con opere o lavoro dei concessionari
- Una delega alla regione a determinare i lidi, ( LA BASILICATA NON HA ANCORA UN PIANO LIDI APPROVATO, BENCHE’ REDATTO OLTRE DIECI ANNI FA) per i quali fare una gara dedicata, evitando il rischio di una gestione che non tiene conto della peculiarità della zona e della necessità di presidiarla durante l’intero anno, anche rispetto alle opere di contrasto all’erosione e alle opere di miglioramento ambientale.
Se non si fa tutto questo , in tempi brevi, rischia di uscire un vestito di arlecchino nel quale può nascondersi la strada per la speculazione. Cioè si fa la legge che è talmente sbrindellata da consentire varchi immensi a chi comunque trova la strada principale formalmente sbarrata.