MARIA CRISTI SANSONE

Ieri, mi sono messa alla ricerca dello stato dell’arte relativamente al deposito unico di rifiuti radioattivi. La ricerca non è semplice, perché sul sito http://www.depositonazionale.it/, tutto è fermo al 2 gennaio 2015, alla fase consegna del CNAPI, ma andiamo con ordine e cerchiamo di capire cosa si intende per deposito nazionale, i criteri, le norme e gli scenari ad esso legati.

Per Deposito Nazionale si intende un’infrastruttura ambientale di superficie dove collocare in sicurezza i rifiuti radioattivi. La sua realizzazione consentirà di completare il decommissioning degli impianti nucleari italiani e di gestire tutti i rifiuti radioattivi, compresi quelli provenienti dalle attività di medicina nucleare, industriali e di ricerca. Insieme al Deposito Nazionale sarà realizzato il Parco Tecnologico che sarà un centro di ricerca, aperto a collaborazioni internazionali, dove verrà svolta attività relativa al decommissioning, la gestione dei rifiuti radioattivi e dello sviluppo sostenibile in accordo con il territorio interessato. Il decommissioning è lo smantellamento di tutti i siti che attualmente ospitano scorie nucleari: Rotondella, Trino, Caorso, Latina, Statte, Saluggia, Casaccia, Garigliano, Bosco Marengo ecc.

In sintesi, le principali strutture in cui si producono e/o si stoccano rifiuti radioattivi sul territorio nazionale sono:

  • 4 centrali in decommissioning (Sogin);
  • 4 impianti del ciclo del combustibile in decommissioning (Enea/Sogin);
  • 7 centri di ricerca nucleare (ENEA Casaccia, CCR Ispra, Deposito Avogadro, Sorin Site Management, CESNEF -Centro Energia e Studi Nucleari Enrico Fermi- Università di Pavia, Università di Palermo);
  • 1 centro del Ministero della difesa CISAM (Centro Interforze Studi e Applicazioni Militari);
  • 2 centri di gestione di rifiuti industriali (Alfa Acciai e Beltrame Acciai);
  • 3 centri del Servizio Integrato in esercizio (Nucleco, Campoverde, Protex);
  • 1 centro del Servizio Integrato non più attivo (Cemerad).

Stiamo parlando di scorie nucleari a bassa e media attività, per le scorie ad alta attività, esse dovranno essere collocate in una formazione geologica (Guida Tecnica n. 26, consultabile http://www.depositonazionale.it/documenti/pagine/documenti.aspx, dell’ENEA-DISP (oggi ISPRA), Sicurezza e Protezione N.14, Maggio-Agosto 1987, allegata al Report RSE/2009/127, Decommissioning e gestione rifiuti radioattivi: la situazione internazionale e in Italia, Alfredo Luce).

Sono definiti rifiuti radioattivi con concentrazioni di attività molto elevate, quelli che possono generare una significativa quantità di calore o elevate concentrazioni di radionuclidi a lunga vita, o entrambe tali caratteristiche, che richiedono un grado di isolamento e confinamento dell’ordine di migliaia di anni ed oltre. Per tali rifiuti è richiesto lo smaltimento in formazioni geologiche (D.L. 19-8-2015).

I depositi in profondità, dove le barriere naturali sono gli unici parametri che si considerano negli studi di sicurezza per tempi dell’ordine delle centinaia di migliaia di anni, determina tempi molto lunghi per la qualificazione del sito.

Non esistono ad oggi impianti di smaltimento per rifiuti in profondità, ad eccezione del sito di smaltimento del Waste Isolation Power Plant (WIPP), è un deposito di smaltimento geologico in funzione negli USA dal Marzo 1999, riservato ai rifiuti contenenti plutonio di produzione militare (Long Lived ILW).

Il WIPP è costituito da una serie di gallerie scavate ad una profondità di circa 700 metri in un giacimento salino di vaste proporzioni del New Mexico e per la sua realizzazione sono stati impiegatiben 25 anni tra costruzione e l’iter autorizzativo.

Più che un deposito geologico definitivo viene considerato un laboratorio sotterraneo di ricerca avanzata. Come tale è inserito infatti in un progetto IAEA6 denominato “Network of Centres of Excellence (COE) in Training and Demonstrations of Waste Disposal Technologies”, a cui partecipano anche:

  • il Canada con l’Underground ResearchLaboratotyLac-du-Bonnet, Manitoba;
  • il Belgio con l’Underground Laboratoiry di Mol;
  • La Svizzera con il Grimsel Test Site;
  • La Svezia con l’Aspo Underground ResearchLaboratory e l’Università di Kalmar;
  • il Galles (UK), con il Geo-EnvironmentalResearch in Cardiff;
  • e appunto gli USA con il WIPP, il Yucca Mountain Project e il Lawrence Berkeley National Laboratory in California.

Ma torniamo a noi e al deposito nazionale che dovrà essere progettato e costruito nel nostro paese, sarà un deposito superficiale, questa è una certezza, dovrà ospitare i rifiuti classificati a bassa e media attività. Dei rifiuti ad alta attività si legge nelle varie linee guida e documenti che dovranno essere collocati in deposito di tipo geologico, di cui al momento non si ha nessun altro esempio se non quello americano e citato sopra.

Dove? Bella domanda, lo scopriremo appena si saranno pronunciati per il nulla osta il Ministero dell’Ambiente e il Ministero dello sviluppo economico.

Il Ministro dello Sviluppo Economico pubblica il 25 Febbraio 2008, un Decreto Ministeriale che stabilisce le azioni dirette all’individuazione di un sito per la localizzazione di un Deposito Nazionale per i materiali radioattivi. Il Decreto inoltre, sulla base dell’intesa con le Regioni dell’ 11 ottobre 2007, istituisce un Gruppo di Lavoro Stato-Regioni incaricato di individuare e proporre al Ministero dello Sviluppo Economico, entro sei mesi, una procedura per la scelta del sito. Il Gruppo di Lavoro (GdL) è stato costituito con rappresentanti delle Amministrazioni Centrali (Ministeri dello Sviluppo Economico, dell’Ambiente, della Salute), dell’ENEA, dell’APAT (oggi ISPRA) e delle Regioni Piemonte, Lombardia, Veneto, Marche, Campania, Basilicata.

Il GdL insediatosi in data 27 Marzo 2008 conclude i lavori nei tempi previsti dal Decreto (30 Settembre 2008).

Il Gruppo di lavoro, come previsto dal DM, ha potuto avvalersi di esperti indicati sia dagli enti e organismi rappresentati che dagli stessi membri del Gruppo e ha avuto il supporto tecnico, logistico per le sue attività dalla SOGIN S.p.A.. I dati e le informazioni di natura tecnica sono state fornite prevalentemente da ENEA ed APAT (oggi ISPRA) .

Perché il deposito di scorie nucleari? Dove? Quando? Quale il ruolo della Basilicata?

Ce lo chiede l’Europa per mezzo della DIRETTIVA 2011/70/EURATOM DEL CONSIGLIO Europeo del 19 luglio 2011 istituisce un quadro comunitario per la gestione responsabile e sicura del combustibile nucleare esaurito e dei rifiuti radioattivi, ci dobbiamo adeguare sebbene siamo già oltre tempo massimo stabilito; ancora alla fase dell’attesa pubblicazione della Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee ad ospitare il sito (CNAPI), che darà poi il via alle consultazioni popolari.

I protagonisti principali coinvolti nell’individuazione e costruzione del deposito nazionali sono SOGIN e ISPRA. L’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) ha redatto la guida tecnica in linea con gli standard definiti della IAEA (International Atomic Energy Agency), definendo un insieme di requisiti fondamentali e di elementi di valutazione per arrivare, con un livello di dettaglio progressivo, all’individuazione delle aree potenzialmente idonee a ospitare il Deposito Nazionale. Esso sarà costruito all’interno di un’area di circa 150 ettari, di cui 40 dedicati al Parco Tecnologico e In un’apposita area del deposito, sarà realizzato un complesso di edifici idoneo allo stoccaggio di circa 15.000 metri cubi di rifiuti ad alta attività, che resteranno al Deposito per un massimo di 50 anni per poi essere sistemati definitivamente in un deposito geologico di profondità.

Quindi si costruisce un deposito per scorie a e bassa media attività e scopriamo che ospiterà anche i rifiuti ad alta attività! Questa l’eredità ai nostri figli e nipoti!

I criteri elaborati da ISPRA sono riportati nelle guida tecnica n. 29 del 2014 e sono suddivisi in Criteri di Esclusione, che permettono di scartare le aree che non soddisfano determinati requisiti di sicurezza per la tutela dell’uomo e dell’ambiente, e Criteri di Approfondimento, indicati per analizzare, confermandole o escludendole, le aree che hanno superato il vaglio dei criteri di esclusione. I Criteri sono stati consegnati alla SOGIN il 4 giugno 2014 come si può leggere nelle pagine del sito http://www.depositonazionale.it/.

I criteri di esclusione prevedono che il deposito nazionale non possa essere collato in aree: vulcaniche attive o quiescenti (Etna, Stromboli, Colli Albani, Campi Flegrei, Ischia, Vesuvio, Lipari, Vulcano, Panarea, Isola Ferdinandea e Pantelleria); contrassegnate da sismicità elevata; interessate da fenomeni di fagliazione; caratterizzate da rischio e/o pericolosità geomorfologica e/o idraulica di qualsiasi grado e le fasce fluviali; contraddistinte dalla presenza di depositi alluvionali di età olocenica; ubicate ad altitudine maggiore di 700 m s.l.m.; caratterizzate da versanti con pendenza media maggiore del 10%; sino alla distanza di 5 km dalla linea di costa attuale oppure ubicate a distanza maggiore ma ad altitudine minore di 20 m s.l.m.; interessate dal processo morfogenetico carsico o con presenza di sprofondamenti catastrofici improvvisi (sinkholes); caratterizzate da livelli piezometrici affioranti o che, comunque, possano interferire con le strutture di fondazione del deposito; naturali protette identificate ai sensi della normativa vigente; che non siano ad adeguata distanza dai centri abitati; che siano a distanza inferiore a 1 km da autostrade e strade extraurbane principali e da linee ferroviarie fondamentali e complementari; caratterizzate dalla presenza nota di importanti risorse del sottosuolo; caratterizzate dalla presenza di attività industriali a rischio di incidente rilevante, dighe e sbarramenti idraulici artificiali, aeroporti o poligoni di tiro militari operativi.

Successivamente alla pubblicazione della CNAPI (Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee) per ospitare il deposito nazionale e il parco tecnologico si avrà la fase di consultazione pubblica e qui nascono gli interrogativi.

Dal 2 gennaio 2015 ISPRA ha due mesi per verificare che la CNAPI redatta dalla SOGIN e verifica che la carta si redatta secondo i criteri stabiliti e poi comunica le proprie valutazioni ai ministeri coinvolti.

Possibile che fino ad oggi 16 agosto 2016 nessun ministero coinvolto abbia espresso il suo parere e perché? Il governo ha altre priorità e quali?

Si rispetteranno i tempi previsti per la costruzione ed esercizio del deposito? Secondo quanto previsto dagli attuali programmi, basati sul rispetto dei tempi dettati dalla normativa vigente, i lavori per la costruzione del Deposito Nazionale e Parco Tecnologico avranno inizio nel 2019, con una durata di circa 5 anni. Si stima, pertanto, che la fase di esercizio dell’infrastruttura avrà inizio nel 2025.

Le linee guida consegnata alla SOGIN (Società per la gestione impianti nucleari) che le ha sottoposte alla valutazione dei due ministeri e che successivamente avvierà la costruzione del sito. Intanto che i ministeri si pronunciamo la Sogin ha bandito il concorso di idee OFFICINA FUTURO. Scopro che al momento non c’è nessuna evoluzione rilevante…

Ben due ministeri dovranno pronunciarsi affinché si avvii la terza fase, del relativo ordine di idoneità delle aree identificate e del progetto preliminare, per consentire alle Regioni, agli Enti locali, nonché ai soggetti portatori di interessi qualificati, la formulazione di osservazioni e proposte tecniche nei sessanta giorni successivi alla pubblicazione. Entro i suddetti sessanta giorni, la SO.G.I.N. S.p.A. promuove un Seminario nazionale.

Quale il ruolo della Basilicata?

Tenendo conto che la maggior parte del territorio è classificato sismico, è un territorio collinare e montuoso non potrebbe ospitare il sito, ma si legge ad esempio negli atti della commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati del 6 agosto 2015, che <<dell’Italia peninsulare restano in pratica solo la parte meridionale della Puglia, piccole zone della Basilicata ionica e del Molise e alcune zone costiere della Campania, del Lazio e della Toscana, zone che peraltro sono poi ulteriormente ridotte da un altro criterio che fissa una distanza minima di 5 Km dalla costa. Risultano del tutto escluse le Marche, l’Umbria e la quasi totalità dell’Emilia-Romagna>>.

Sempre negli stessi atti si legge <<A partire dalla pubblicazione dei criteri, i primi atti conseguenti si sono succeduti secondo la cadenza temporale indicata dal decreto legislativo n. 31 del 2010: dopo sette mesi, il 2 gennaio 2015, la Sogin ha trasmesso all’ISPRA la proposta di Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee ad ospitare il deposito; il 13 marzo 2015, l’ISPRA, con un sostanziale rispetto dei sessanta giorni concessigli per la validazione e la verifica del rispetto dei criteri, ha trasmesso la propria relazione ai Ministeri dell’ambiente e dello sviluppo economico. Questi, entro i successivi trenta giorni, cioè entro la metà di aprile, avrebbero poi dovuto dare alla Sogin il nulla osta alla pubblicazione della Carta. Il 16 aprile i due Ministeri rilasciavano invece un comunicato congiunto nel quale si informava che erano stati richiesti alla Sogin e all’ISPRA approfondimenti tecnici in merito alla Carta e che ai due enti era stato indicato un termine di sessanta giorni per la risposta. Il 16 giugno la Sogin ha trasmesso i propri approfondimenti tecnici; l’ISPRA a sua volta ha trasmesso ai Ministeri le proprie valutazioni ai Ministeri il 20 luglio, emettendo un comunicato nel quale ha dichiarato di non avere rilievi sull’aggiornamento prodotto dalla Sogin. Peraltro, da diversi mezzi di informazione, quei rinvii sono stati visti come un espediente per superare la data del 31 maggio, quando vi sarebbero state le elezioni in diverse regioni potenzialmente interessate dalla localizzazione del deposito dei rifiuti radioattivi, ed evitare così che questo si venisse a trovare al centro del dibattito negli ultimi giorni di campagna elettorale. La questione ha avuto anche un riflesso nel corso dell’audizione del Ministro dell’ambiente, tenuta il 20 maggio 2015. Il Ministro Galletti, riguardo all’ipotesi che era stata avanzata, ha dichiarato: “davvero non voglio entrare nella polemica. Posso solo dire che, per quanto mi riguarda, mi interessavano poco le elezioni regionali. La tempistica della legge era quella e l’abbiamo rispettata”. Affermazione quest’ultima, come visto, non del tutto esatta. Va anche detto che, nel clima di attesa che si è generato, si sono moltiplicate le voci incontrollate in merito al presunto coinvolgimento di questa o di quell’area – talora anche in evidente contrasto con la lettera di alcuni dei criteri di esclusione stabiliti dall’ISPRA – e, conseguentemente, vi sono state le numerose prese di posizione contrarie da parte delle amministrazioni e di rappresentanze delle comunità interessate. Giovedì 6 agosto 2015>>.

È trascorso oltre un anno dalla pubblicazione di questo documento e nessuna notizia dell’inizio della consultazione popolare, bisogna attendere e spero almeno un po’ più informati in relazione a una vicenda che prima o poi toccherà affrontare e gestire questo tema importante visto che la nostra regione è parte attiva in questo processo, vuoi per il centro ENEA-Trisaia a Rotondella, vuoi perché ha partecipato al gruppo di lavoro istituito dal ministero dello sviluppo economico vuoi perché è citata nella relazione della commissione parlamentare sopra riportata.