Leonardo Pisani

Siamo al settimo appuntamento dei nostri dialoghi politici. Si tratta di un momento atteso. Confortato da migliaia di visualizzazioni. Di questo sono grato al garbo e alla capacità di analisi dell’onorevole Gianfranco Blasi. Anche alla lucida critica della realtà e al bisogno di verità che non manca nelle sue articolate risposte. Ma soprattutto ringrazio voi lettori, amici ed osservatori politici. Il successo della rubrica lo debbo a ciascuno di voi. Molti , tra cui anche diversi politici lucani mi stanno chiedendo di essere intervistati. Io resto disponibile con tutti e, nel limite delle mie forze, mi riprometto di accontentare tutti. Ma senza fare sconti. E senza rischiare di essere lo specchio di  una retorica autoreferenziale. Il mio scopo è di restare fedele ad un  un giornalismo libero e critico e soprattutto di approfondimento. D’altronde, mi conoscete. Buona lettura …

 

Il tema caldo di questa settimana è la querelle tra Beppe Grillo e Giuseppe Conte. In generale ha sorpreso l’intensità della litigiosità. Anche se a qualcuno, profondo conoscitore delle dinamiche del M5S, non è apparso così. Lei che ne pensa?

Credo che non ci sia niente di diverso dalle lotte di potere che riguardano in generale i partiti, soprattutto quelli che amministrano la cosa pubblica come i Cinque Stelle. Dott. Pisani, io tutta questa diversità non la vedo. Grillo non farà regali. Lui è il teorico del Movimento. L’uomo che lo ha fondato. In Conte vede il tentativo (esterno?) di normalizzare la sua creatura. Che, per sua natura non è mite ed educata, ma ribelle. Ecco, si faranno delle mediazioni, certamente. Ma se i Cinque Stelle perdono Grillo e la Casaleggio diventano un nuovo Pd. Siccome ce ne è già uno … Lei capisce che l’operazione sarebbe oltre che dannosa per il Movimento, perfettamente inutile, improduttiva dal punto di vista politico. Peggio ancora se si dividono i pochi voti rimasti attraverso una scissione.

Onorevole Blasi, reputo la politica, un sistema olistico, dove tutto è connesso e reciprocamente influenzato. Per questo, quando sento politici che dicono di non interessarsi alle vicende di un partito o di movimenti esterni ai loro, credo si tratti più di uno slogan o nel peggiore dei casi, di una banalizzazione. La querelle nel M5S per me influenza sia il centrosinistra e la forza oltre che il futuro della coalizione mentre, specularmente, finisce per favorire il centrodestra …

La accontento. Iniziamo da un piano puramente filosofico. Come Lei mi insegna, nel linguaggio comune vengono definite olistiche tutte le pratiche inerenti la teoria dell’olismo, che prevede una visione del tutto. Un tutto visto come un unicum e non come somma delle parti di cui è composto.
Ecco perche olistico è qualcosa di non scomponibile in vari settori, quali, per esempio: medicina, psicologia e pedagogia, fisica, economia, marketing. Ne deduciamo, questo è il mio punto di vista, che la politica è perfettamente olistica. Non è scindibile, governa l’insieme, dal locale all’universale. Per altro gli elementi della politica, le culture e gli ideali politici si influenzano reciprocamente. Lei, dunque, ha assolutamente ragione. Quello che sta accadendo nel Movimento di Grillo influenza e influenzerà, per gli esiti che produrrà, tutti gli altri. E non solo in Italia. Guardi a Podemos in Spagna. Mi permetta di fare un esempio semplice, semplice. Pensi ad un Lego. Parlo del gioco. O si compone in un unicum, oppure i pezzetti si disperdono.

Settembre arriva presto. Mi sa che è diventato difficile trovare candidati sindaci per le grandi città … Sbaglio?

La politica è chiusa, autoreferenziale, spesso chi la interpreta è di mediocre formazione. Mancano i grandi ideali, le visioni del mondo, gli umanesimi che hanno fondato i grandi partiti del ‘900. Bisogna fare di necessità, virtù. Purtroppo! Cucinare con quello che si ha a disposizione. E poi, la burocrazia (spesso vera padrona degli enti pubblici) e la legislazione, che punisce i primi cittadini al primo errore, anche involontario, fanno il resto. Servono riforme e modelli elettorali che restituiscano il potere ai cittadini. Oggi gli eletti sono quasi sempre degli adepti acritici dei così detti leader di partito. Non va bene. La rappresentanza popolare, il così detto “popolo sovrano”,  non è sovrana per nulla. Non sceglie i parlamentari. E’ da lì che si costruiscono le classi dirigenti e  le grandi democrazie.

 

Veniamo alla Basilicata … Insomma, pochi lucani e tanti non lucani ai vertici del “gotha” dirigenziale regionale. Ma che succede?

 

Bisogna interrogarsi su cos’è il regionalismo. Su quanto sia giusto e coerente che i processi decisionali, per esempio sull’autonomia, siano assunti in Basilicata da non lucani. Bisogna conoscere, saper legare, monitorare, leggere le differenze, anche le sfumature. Un territorio è fatto di piccole comunità, luoghi, culture che si incrociano nel loro destino. Ora, solo chi ama e conosce la Basilicata può costruire un progetto dedicato al futuro dei lucani, ai loro bisogni, alle ambizioni, persino ai loro, ai nostri sogni. Forse, soprattutto, ai sogni. Invece che il cambiamento la nostra Regione sta vivendo una involuzione tecnocratica, miseramente burocratica. Lagne e piccole faide tutte interne al palazzo. Mi dispiace che un uomo onesto e leale come il presidente Bardi sia finito mani e piedi in una rete di questo tipo. Sono sincero ed anche addolorato nel doverle rispondere così.

 

A proposito di Bardi. E’ in fondo ai sondaggi per gradimento.

Il governatore ha dato una risposta sbagliata su questo punto. Quando  dice che non crede ai sondaggi afferma una banalità. Oggi tutto si fonda sui sondaggi, sull’immagine e sulla comunicazione. Bardi è fuori dai Social. Lui è un uomo pubblico, non può ragionare come se non gliene importasse nulla. Si è candidato a governatore di una vasta comunità di donne e uomini che tutti i giorni lo osservano, gli chiedono il suo punto di vista. Pretendono soluzioni ai problemi grandi e piccoli. E poi il presidente Bardi non fa vita sociale e culturale in Basilicata. Buca i grandi eventi. Non ha il polso degli umori della nostra comunità. Non basta timbrare il cartellino in Regione. Ha ragione un’analista coi fiocchi come Nino Grasso.

 La  Basilicata da sempre terra di mezzo e di passaggio, è diventata terra di non passaggio o di lenti transiti. Eppure il Vallo di Diano praticamente affaccia in Basilicata; l’Irpinia saluta il Vulture che si apre sulla Daunia foggiana e il Metapontino è collegamento tra Calabria e Puglia. Alla fine, siamo isolati. Come è possibile?

Si tratta di una storia antica, non antichissima. Perché alcuni grandi imperi, regni importanti, hanno promosso la Basilicata a loro luogo ideale. I normanni che lei, dott. Pisani, ha tanto studiato. Gli svevi e gli angioini. I nostri castelli producevano costituzioni, vivevano concili, i crociati si radunavano a Melfi, a Venosa e a Montescaglioso. La nostra centralità era soprattutto geopolitica. In questa fase storica siamo sfiancati, ci mancano energie antropiche, risorse ed infrastrutture. Troppi anni di abbandono e di declino. La Basilicata è stata governata male, senza un interesse pubblico diffuso. Si è costruito un modello di assistenza dipendenza. Privo di autonomia, di responsabilità e di libertà. Tutto legato ai bilanci pubblici, e all’intervento straordinario, dalla Cassa per il Mezzogiorno fino ai soldi europei e a quelli del petrolio. Ecco perché mi aspettavo dal centro destra un atto di radicale generosità. Invece, sembra che si vogliano solo sostituire uomini ad uomini, senza strategie e senza visioni.

 

Onorevole, sui normanni siamo almeno pari. Penso al suo romanzo storico “La croce diversa”. Che peraltro consiglio a chi non l’avesse ancora letto.

Proprio ne “La croce diversa” si fa riferimento al concilio di Melfi, quello di Urbano II e della Prima Crociata, all’Abazia di Banzi, dove Urbano II dimorò, a quella di Montescaglioso, alla trasformazione di un borgo in una grande città, parlo di Potenza. Lei mi conduce su un terreno amato … Mi corregga, dottor Pisani, se sbaglio. E’ dal 2000, che ad Agosto, si tiene per le vie cittadine l’annuale edizione del corteo storico “Papa Urbano II a Banzi…un giorno d’Agosto del 1088”. Urbano II, al secolo Ottone di Lagery, proveniente dal monastero benedettino di Cluny, è uno dei personaggi principali del mio romanzo. Fu Papa dal 1088 al 1099 e diventò il primo papa cluniacense. Egli invocò in un sermone la convocazione della prima crociata, accogliendo la richiesta di aiuto di Alessio I Comneno, facendo così assumere al papato la guida della cristianità occidentale. Il corteo storico di Banzi è suggestivo. Si snoda per le vie del paese, e richiama molta gente dai paesi limitrofi. Rievoca la venuta di Urbano II. Tra i personaggi, oltre al Papa, vi prendono parte tra gli altri nobili, i principi normanni Ruggero e Boemondo figli di Roberto il Guiscardo, i 32 vescovi che accompagnarono Urbano II al Concilio di Melfi ed inoltre armigeri, falconieri, plebei, monaci, tamburini, guardie a cavallo ed altri, tutti rigorosamente in costume medioevale, in totale vi partecipano circa 220 figuranti. Momento solenne della manifestazione è la vestizione del Papa da parte dei benedettini e la successiva lettura della bolla Papale, in un contesto scenografico dalla bellezza incommensurabile, con suoni e musiche che evocano antiche atmosfere. Ma torniamo all’attualità.

Che bellezza! Come dice spesso Lei, onorevole Blasi. Si torniamo all’oggi. Ecco, parliamo un po’ delle vecchie, care strade ferrate?  La Sicignano- Lagonegro, le ex Calabro Lucane? Avevamo anche La Potenza–Pignola–Laurenzana. Pensi, la linea Avigliano- Potenza ora la domenica è chiusa e si corre il rischio di una chiusura  totale.

Per fare scelte politiche servono dati economici, statistici. Tanti studi analitici della realtà. Conoscere le persone che vivono, studiano, che lavorano,  si spostano. I luoghi dove si produce, come si vive nelle realtà locali. Censire quanti siamo, chi siamo, come siamo, dove viviamo, che redditi produciamo. Come vanno avanti le famiglie, cosa chiedono gli imprenditori. Le risorse pubbliche non rispondono a principi olistici. Sono poche e vanno spese bene. Il tema dei collegamenti, dei trasporti e delle infrastrutture sarà vitale per il nostro futuro.

Una provocazione, il turismo… Altro settore con tanti slogan e mode. La dismessa Lagonegro–Spezzano Albanese delle Calabro-Lucane passava , provo a ricordare a memoria, da: Lagonegro (PZ), Rivello (PZ), Nemoli (PZ), Lauria (PZ), Castelluccio Superiore (PZ), Castelluccio Inferiore (PZ), Rotonda (PZ), Viggianello (PZ), Laino Borgo (CS), Laino Castello (CS), Mormanno (CS), Morano Calabro (CS), Castrovillari (CS), Frascineto (CS), Civita (CS), Cassano all’Ionio (CS) e Spezzano Albanese (CS),. Quindi tutto il Pollino Calabro-Lucano … Totalmente dismessa, neanche un uso turistico.

A proposito di regionalismo. Il cervello e la borsa delle Calabro Lucane sono sempre stati a Bari. Un’ opera voluta dal governo fascista. Per collegare le aree interne e per mettere in circolo l’industria meccanica italiana. Era un’idea. E all’epoca funzionò. Ho un ricordo bellissimo lasciatomi dal pittore, dal maestro Antonio Masini del suo primo viaggio in littorina dalla Camastra a Potenza e da Potenza al Bradano per raggiungere poi, Venosa, dove dopo la morte della madre, era stato mandato in collegio. Comunque, dottor Pisani, l’utilizzo per fini turistici oggi cozzerebbe con un’analisi costi benefici sui grandi numeri. Ma, di queste tratte, se ne possono utilizzare parti. Trasformarne altre  in circuiti pedonali o per altre forme di turismo. Penso alle bici e ai cavalli. Tutto si può fare. Ma bisogna scegliere, progettare, mettere in piedi cantieri. E farlo in fretta.