MARIA CRISTI SANSONE

 

 

A un mese dalla sospensione dell’attività didattica a causa della pandemia da coronavirus Covid-19 nella scena dell’istruzione italiana ha fatto il suo ingresso trionfale la didattica a distanza (DaD) che ha aperto un nuovo scenario nell’istruzione, perché solo poche scuole erano già attrezzate, ma la maggior parte dei docenti e degli allievi di ogni ordine e grado, si è ritrovato catapultato nella dimensione della didattica a distanza che apre una serie di quesiti e soluzioni da dare in tempi brevi ai docenti e soprattutto agli studenti

La risposta dei docenti alla realizzazione della DaD è stata pressoché immediata sebbene con alcune difficoltà di ordine pratico, gestire le videolezioni, creare le classi virtuali, raggiungere tutti gli studenti, effettuare le connessioni alla rete internet, preparare i materiali da condividere, cosa fare durante le videolezioni, come organizzare l’attività didattica, ecc.

Tutto nuovo per la maggior parte dei docenti che hanno ricevuto il plauso di Mattarella e dello stesso ministro per non aver abbandonato i propri studenti, perché la “scuola è il presidio di Stato” sul territorio.

Perché fare DaD che non è normata e non è un obbligo contrattuale?

L’unica risposta possibile è che si fa didattica a distanza solo per etica professionale, per non abbandonare gli allievi in un momento già difficile, che ha colto tutti impreparati, non pronti a cambiare in breve tempo e così drasticamente tutte le nostre abitudini.

La grandezza della DaD è poter continuare ad avere un rapporto con i propri allievi, poterli vedere, seppure attraverso uno schermo, contribuire a portare un minimo di normalità nelle nostre giornate, in attesa di ritornare nei laboratori naturali di ogni scuola: le aule.

La DaD cambia molto in termini di vantaggi e svantaggi in relazione all’ordine di scuola in cui viene svolta, quindi generalizzare è difficile.

Il mio osservatorio è la scuola secondaria di primo grado, due classi prime e una classe terza. In principio, penso come tutti i docenti, sono stata colta di sorpresa, mi sono chiesta cosa volesse dire fare didattica a distanza e mi sono interrogata sulle modalità più efficaci per effettuarla anche in relazione ai comunicati del dirigente; che come tutti i docenti sanno, sono quelli che insieme alle decisioni deliberate dagli organi collegiali ci guidano nello svolgimento della funzione docente nel rispetto della libertà di docenza.

La didattica a distanza per ora è l’unica forma di docenza possibile, che sia la migliore lo giudicherà il tempo, per ora io vi vedo grossi limiti in relazione all’efficacia degli apprendimenti, al carico di lavoro e in reazione all’inclusione.

Sono capaci tutti gli studenti, di ogni ordine e grado di gestire in autonomia il materiale condiviso per apprendere con “nuovi/vecchi” strumenti quali video, presentazioni ppt? L’autonomia è individuale e dipende molto dall’età degli allievi, quello che funziona al liceo non funziona alla secondaria di primo grado, o alla primaria alla scuola dell’infanzia e viceversa.

La didattica a distanza evidenzia un carico di lavoro eccessivo. Gli allievi si lamentano che devono studiare troppo, troppi compiti, i docenti si lamentano che lavorano molto di più del solito per poter offrire un’adeguata offerta formativa agli allievi, quindi nessuno è soddisfatto del tempo dedicato alla DaD.

La didattica a distanza è inclusiva? Se un solo allievo non è in grado di poter partecipare alle videolezioni perché privo di devices o perché un fratello è occupato contemporaneamente in una videolezione e non si hanno ulteriori supporti a disposizione per poter partecipare all’evento organizzato dal proprio docente, la risposta è: non inclusiva e crea discriminazioni. Per poter sopperire a ciò il governo ha messo a disposizione vari milioni di euro per finanziare le scuole in modo da poter fornire in comodato d’uso gli strumenti necessari come pc o tablet per poter seguire le lezioni. Nulla invece è previsto per le connessioni internet a studenti e docenti. Al momento, così com’è prevista la didattica a distanza, si dà per scontato che tutti gli allievi e tutti i docenti siano provvisti di connessione internet (da precisare a proprie spesse) e soprattutto tutti gli interessati di vivono in luoghi raggiunti dalla banda larga e/o da una connessione veloce. La realtà è una serie di prof. non la sento, prof. la vedo bloccata, prof. può ripetere mi sono scollegato perché la rete non va… Prof. non ero collegato perché il pc ero occupato da mio fratello per una lezione…

Altro tasto dolente che suscita discussioni è la valutazione, si può valutare in maniera oggettiva e a distanza?  La risposta è semplice non si può, a conferma di ciò fa sorridere che alcuni genitori hanno preso una nota, perché suggerivano ai figli le risposte. L’autonomia scolastica la fa da padrona e ognuno si organizza come crede, scuole in cui si consiglia di valutare e scuole in cui si lascia libertà al docente di trovare la forma più adeguata per la valutazione e che gli eventuali voti saranno riportati “in blu”, non fanno media.

Qualcuno risponderà che si applica la valutazione formativa, ma vedremo se saranno confermate le voci circolate sulla bozza del decreto scuola, che gli studenti saranno tutti promossi con i voti del primo quadrimestre.

Tutto è perfettibile quindi molte criticità della didattica a distanza possono essere migliorate, in quali tempi e modi aspettiamo sia il ministro a fornirci risposte e rimedi.

Il rimedio più importante e tempestivo sarà solo il ritorno a scuola, perché la scuola è comunità, la scuola è la prima forma di società cha ognuno di noi ha vissuto e dove ha imparato a diventare cittadino. Una delle ultime attività svolte in classe è stata quella di cercare le motivazioni dello studio. Dopo aver visualizzato un video che stimolava la riflessione sulle motivazioni del perché essere istruiti, la prima e una tra le più importanti riflessioni scaturite è stata: studiare per essere cittadini consapevoli!

Nessuna connessione e nessun device potrà mai sostituire il contatto umano, sentirsi parte della classe e della scuola, che poi vuol dire parte della società.

La didattica a distanza è il tampone, non è la cura. Consapevoli che ora è l’unica forma possibile, la migliore resta la frequentazione della scuola dove il contatto è tra allievi e docenti, ma è soprattutto tra allievi che si impara con uno scambio osmotico continuo che oggi chiamiamo attività peer to peer tutoring.