DISORGANICO BEN FATTO

0

carlotta-vitaledi CARLOTTA VITALE *

Quattro anni fa quando mi trovai ad attraversare quartiere Cocuzzo di Potenza durante un venerdì santo pensai: questo è il mio posto. Per le strade vuote e la principale Via Tirreno risuonava, come una risacca, il cigolio delle prese d’aria delle innumerevoli verande. Silenzio e vuoto schiacciati tra gelidi palazzi grigi. Ancora prima, nel 2005, appena arrivata in città notai immediatamente i settecentocinquanta metri di cemento che seguivano la cima del monte, direte:  non ci vuole molto il “Serpentone” si vede dappertutto, (così è soprannominato come il Corviale romano).
Bene, così non si fa fatica a trovarlo.

Il massimo per una città in cui è facile perdersi, almeno per me.

Non sapevo bene come e perché, sentivo che a Cocuzzo avremmo trovato la nostra casa teatrale, e così è stato, dal 2012 abbiamo concentrato all’U-Platz, Spazio civico e teatrale le nostre attività di spettacolo e formative. C’è un motivo per cui mi sono sentita attratta dagli altissimi palazzi che affollano il quartiere e da quel grande oggetto/Nave che è posto al centro di tutto.
La disorganicità.

Una certa mancanza di logica, un fatto assurdo, una visione incomprensibile.
Un paesaggio difficile da decifrare, che crea sgomento e fascino. Affascinanti sono gli spigoli, i lunghissimi corridoi che ripetono ossessivamente un quadrato di pilastri, le altezze, le fasce di verande che ad una certa ora del pomeriggio riflettono la luce sul grattacielo di fronte, generando sui palazzi strane composizioni di luce naturale.
Le persone, che sembra si siano perse milioni di volte prima di saper ritornare nella propria casa ad occhi chiusi.
Un giorno mentre chiacchieravo con una delle signore che frequentano il centro per anziani poco distante dal nostro spazio teatrale, lei mi disse: “Una cosa buona tiene il Serpentone che non è caduto durante il terremoto.” In effetti mi sembra una cosa buona non essere morti, almeno fino a questo momento della mia vita.

In mezzo a tutta questa asprezza e imponenza c’è la Nave.
In via Tirreno.
Una Nave di ghiaia e cemento, lunga circa cento metri e alta più di dodici, con un ponte giardino, irregolare, illeggibile, labirintico e assurdo.
Per alcuni i metri cubi di cemento non esistono.
Per altri dovrebbero farli saltare in aria.
Altri ancora in quasi dieci anni non ci sono mai saliti.
Per altri la Nave ha una stiva e potrebbe essere utile abitarla, farla propria.
Gli oggetti fanno la stessa fine delle persone, se nessuno se ne prende cura svaniscono, anche se sono ingombranti. L’uomo come risolve il suo conflitto con l’assurdità?

Credo che l’uomo sia capace di dialogare con l’assurdità. Dialoga  e scrive, vive e rivaluta e cambia idea nel confronto, racconta perché:

Il racconto ha origini antiche come le montagne. Raccontando storie ci prendiamo cura di noi. Connettiamo vite, fatti, eventi.  Diamo senso al trascorrere del tempo. Ricostruiamo ciò che è successo a vantaggio del significato. Istituiamo ambienti sensati. Incrementiamo il valore sociale delle organizzazioni e delle comunità con le quali in vario modo interagiamo. Attiviamo processi di innovazione e di cambiamento” da il Manifesto del # lavorobenfatto, di Vincenzo Moretti.

Mi auguro di continuare a fare un lavoro ben fatto a proposito di processi partecipati e luoghi della cittadinanza, che possa essere nel quartiere Cocuzzo il nostro “lavoro ben fatto”.
Mi auguro di poter vivere un processo insieme a chi crede nel reale contributo di tutti.
Vorrei lavorare con chi crede nelle idee che sanno parlare ai cittadini e che nascono da processi condivisi.
Perché le persone possono raccontare ancora e diversamente i palazzi e le navi, insieme agli artisti e molti altri.
Tutto questo perché poi le idee non lascino dietro di loro strascichi di fallimento, ma perché i processi siano fuochi accesi, che abbiano molti tedofori e custodi.

  • Sono un mix di padre siciliano, madre laziale, nata a Milano, cresciuta a Bari, ho sposato un napoletano e vivo da dieci anni in Basilicata, a Potenza. Classe ’75 vivo facendo il lavoro che amo. Mi occupo di teatro, lo insegno, lo pratico sul palco, lo scrivo e lo uso per vivere con le persone riscrivendo i linguaggi di relazioni perdute. Rimango sempre sorpresa dalle soluzioni che i bambini trovano nei loro mondi, mi piace moltissimo ridere e fare battute in dialetto barese! Amo le storie, i kit cartacei e girare per mostre, e nostro figlio si chiama Yuri, come Gagarin.
Condividi

Sull' Autore

Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

Lascia un Commento