I borghi lucani, piccoli agglomerati urbani posti a ridosso di timponi o adagiati sui declivi oppure appollaiati sulle cime di alte colline. Borghi tutt’uno con la natura circostante. Costruiti in posizione dominante, molti hanno un castello una torre di avvistamento o resti di fortezze che facevano capo ad una rete di avvistamento, quindi di protezione. Ogni borgo, si specchia nella sua fiumara, ogni borgo ha il suo sacro monte, con un santo da venerare fuori dal paese. A volte questi luoghi di culto, sono posti su sommità ardite e rocciose, svettanti, dominanti,  e lo sforzo e le difficoltà nel raggiungere i santuari sono notevoli… La gente lucana è da sempre povera, ma crede nei valori e si pone delle rette che portano ad atti di fede, sbagliati o buoni che siano, non lo sa, ma crede nella sua Madonna, nel suo Santo ed eccoli riunirsi in preghiera, incolonnati seguire i portatori del Santo, stringono tra le mani ceri variopinti e marciano alla volta del santuario. Completano il tutto, con riti di antica credenza contadina, come i buoi che tirano i tronchi, per poi  farli unire per rendere fertile la natura. Il lucano è semplice, ma ama. E, ripensando a tutto ciò che poi segue, ho scritto una poesia tipicamente lucana, cogliendo spunto dalle feste che seguono a questi riti lucani. (D.Friolo)

SERE D’ESTATE LUCANA

Nella sera che si appressa
un sospiro rincorre e fende il ricordo
abbatte orizzonti e tempo
veloce, percorre a ritroso gli anni
i profumi e gli odori
ode voci a cui non sa dare più un nome
nomi a cui non riesce a dare volto.
I paesini immersi nei lampioni,
lucciole sparse tra le rupi,
si ergono tra le stelle.
Si balla nella mia terra
tra fuochi e sagre
il santo in processione
tra calici d’Aglianico,
la pertica percuote la pignata
in cima al palo da scalare:
l’ambito prosciutto.
I bambini nei sacchi
saltano corrono cadono si rialzano
felici, ciascuno avrá vinto.
In un angolo appartati
i giocatori di morra gridano
disegnando un numero con le dita
gli adolescenti, tra musiche
che coprono le voci
giostrano, scontrano le auto,
si rincorrono in volo
in un girotondo infernale
infine fuochi pirotecnici
sfavillio di colori
meravigliose immagini in espansione
nel cielo un ultimo baleno
si ripercuote lontano il botto
nell’odore acro dei fuochi
si fa ritorno da se stessi.
Nella sera che si appressa, nel mio respiro
un vago senso di terra promessa.

( di Domenico Friolo)