Sopra di noi, abitavano i miei bisnonni materni e i loro figli. Vivevano della terra, frutteti a Caramola, seminati alla Trisaia. Famiglia di fornai, venditori di animali da soma, intrecciatori di vimini, produttori di cesti, sporte, sportoni, fustigni per ricotta e formaggio, boscaioli, operai. Un ramo di questa famiglia era arrogante, attaccabrighe, violento. In contrasto con l’altra parte: umile, sana, rispettosa, previdente. Io nacqui, con il DNA di questi ultimi, ma soprattutto con quello della parte nobile, a cui apparteneva mio padre. Egli era del tarantino, la famiglia, agiata, con case, greggi, terreni, vigne. Produttori di lana, vino, olio. Avevamo un trullo detto: Pagghiar. Che un mio antenato: il brigante Pizzichicchio, trasformò in fortezza. Pizzichicchio, ferito gravementente presso Potenza, mentre si recava da Crocco a dargli manforte. La ferita si rivelò mortale e Pizzichicchio morì a Potenza. Ironia della sorte: morì nella città, che circa un secolo dopo mi adottò. Domenico Friolo-ricordi)
SOMMESSO, RACCONTO
Mi racconto…
Non so perché.
Forse, per lasciare
una traccia affinché
qualcuno cancelli amarezze
di un tempo lontano.
Mi racconto…
Forse, per lasciare
porgere al vento
carezze inviate
e mai giunte
sul volto di chi ho amato
e ha pianto per me.
Mi racconto…
Forse, per rincorrere ancora
I sogni della mia
solitudine infantile:
del bambino, il cui grido
lacerava il cielo
dove dissero,
fosse addormentata
sua madre.
Mi racconto…
Forse, perché non dimentico
la misericordia di Dio
adagiarsi sulle mie braccia
venirmi in soccorso,
porgermi speranza.
Mi racconto…
Per dire della vita
che pensavo fosse inutile,
mi ha irradiato più del sole
con il sorriso dei miei nipotini
In un girotondo con altri bambini.
Mi racconto…
Ed è greve raccontare,
veder la terra
ansimare, spogliata del verde
sporcata, insudiciata.
Presentata smagliante
con foto, le più belle !
Buone a celare i punti neri
della miseria, della fame.
Mi racconto…
Quello che vorrei,
che domani sia un altro giorno,
dove vedrò acque cristalline
riunirsi in un fiume,
trasparente
che plachi la sete e poi…
i colori ed i profumi del bosco
allietare una passeggiata
che porti al gusto
di quella umanità perduta.
Mi racconto…
Che tu mia cara,
sei ancora qui,
e porgi un senso alla vita
in cui, anno dopo anno
nel tempo hai percorso
sentieri impervii,
sacrificando te stessa
donandomi amore.
Mi racconto…
L’ emozione di adagiare
sulle tue labbra” Ti amo”
aggiungendo” Grazie ”
…e tu, rispondermi, deliziandomi
del tuo sorriso.
