a cura di Antonietta Lisco
«Ascoltando il grido di Abele ho capito il tormento di Caino. Ma io sono il padre che aspetta il figliol prodigo in terrazza, mai in ginocchio»
Il 7 giugno , presso la libreria Kiria in Potenza, ci sarà laa presentazione del libro “Ho incontrato Caino. Pentiti. Storie e tormenti di vite confiscate alle mafie”. Scritto da don Marcello Cozzi, parroco della chiesa dei Santi Apostoli Pietro e Paolo di Potenza. Uomo , prima che prete, nato a Potenza, 53 anni fa, figura in prima persona per la lotta contro la mafia, ingiustizie e il malaffare. Scrivo prima uomo, perché quando gli chiedono quando abbia sentito la “chiamata”, don Marcello risponde: «Quando la gente mi chiede il momento in cui ho deciso di farmi prete, rispondo “un secondo fa”». Non è l’unico libro che ha scritto.
“Poteri invisibili”: tratta di politica e malaffare, istituzioni e potere, massoneria e mafia, delitti irrisolti e persone scomparse: sono le trame criminali che emergono dalla Basilicata per delinearsi in queste pagine, cariche di un significato che però oltrepassa i confini regionali
“Ho incontrato Caino”: è un diario di tormenti di vite in fuga. In queste pagine parlano pentiti eccellenti di mafia, un tempo protagonisti di stragi efferate, estorsioni, traffico di armi, droga e rifiuti tossici.
“Quando la mafia non esiste”: Marcello Cozzi scrive questo libro cercando di portare a conoscenza della gente i tanti mal affari e affari che la mafia della Basilicata ha intessuto negli anni.
Don Cozzi ha aperto una comunità di accoglienza per vittime della tratta e disabili. Creato una Fondazione anti usura e incontrato don Ciotti, e Libera, – associazioni, nomi e numeri contro le mafie,- nata il 25 marzo 1995 con l’intento di sollecitare la società civile nella lotta alle mafie e promuovere legalità e giustizia. I carcerati lo chiamano perché un prete è sempre una figura rassicurante, e poi è più facile farsi capire da uno che lavora con Libera e conosce il linguaggio della mafia: don Cozzi è colui che li fa sentire qualcuno anche ora che hanno perso ruolo, famiglia e residenza. «Io con loro però parlo da uomo a uomo, franco e senza smielature. A uno che mi disse “certo, però, quante ce ne avete fregate di palazzine voi di Libera!”, risposi: “Ancora non hai visto niente!”». Come scritto prima ancora, è uomo in mezzo agli uomini, è uomo in mezzo alle ingiustizie, è uomo che chiede che sia fatta giustizia e chiede verità. Si è combattuto tanto anche per il caso Elisa Claps. Scrive, rivolgendosi a chi sa, come vicepresidente di Libera: “Di voi non si è mai parlato. Del vostro ruolo nella storia di Elisa nessuno ha mai saputo niente, ma semplicemente perché nessuno lo ha mai immaginato. Voi siete stati l’anello più nascosto e più invisibile di quella catena di coperture che dura da più di venti anni. Per quello che avete fatto siete però l’anello decisivo e il più importante. Perché voi siete quelli che l’hanno lasciata in quell’ angolo come roba vecchia, quelli che avete coperto e occultato Elisa per sempre. Gli unici a sapere tutta la verità di questa dolorosa storia.”
<< Su dieci pentiti, la metà sono opportunisti che si godono gli sconti della legge. L’altra metà, convertiti. A questi ultimi parlo loro della misericordia divina, grande e gratuita, ma preciso anche che «il perdono di Abele esige giustizia e verità>>.



