MARIA CRISTI SANSONE

Quando pensiamo al dono della vita, ci viene alla mente la nascita di una nuova vita, un bambino.
Il dono della vita è anche un gesto di grande generosità, il dono degli organi!
Il dono della vita di chi lascia questa vita, ma continua a vivere grazie al gesto di più grande carità e generosità che si possa compiere, ma è anche una perpetuazione della propria vita  in altre vite. Una mamma dona la vita al proprio figlio, un donatore di organi col suo gesto regala a ognuno dei riceventi il ritorno alla vita, una vita migliore, l’abbandono dell’angoscia dell’attesa dell’organo compatibile e la fine si spera dell’attesa. Il gesto è di grande generosità e per i congiunti che hanno rispettato la volontà del donatore, sapranno che il massimo del dono è la vita, che non necessariamente è il dono della vita di  un figlio, ma il dono di una mamma dal cuore grande che continuerà a vivere in altre vite.
La morte è un evento naturale di ogni organismo vivente, per noi uomini è oserei dire un distacco troppo traumatico e inaccettabile che dobbiamo rendere accettabile solo se leggiamo tale evento con gli occhi del credente, di qualsiasi credo. Ogni popolo ha il culto dei morti, che varia, ma è comune o molto diffusa l’idea che la nostra anima sopravvive in un’altra dimensione, che sia paradiso o altro, abbiamo bisogno di credere che ci sia un’altra dimensione per continuare la comunicazione di amorosi sensi con i congiunti che ci hanno lasciato.
I donatori di organi restano alla vita e sanno dare senso alla vita con il gesto più generoso in un momento estremo, di dolore per i congiunti, ma della più grande e importante generosità: una nuova vita.

Ci sono casi eclatanti di donatori di organi che vengono pubblicizzati dai notiziari vari, la maggior parte avviene in silenzio senza il clamore mediatico, ma che quotidianamente salvano altre vite senza alcun riconoscimento, perché magari il donatore non è morto tragicamente, dal punto di vista mediatico, ha un’età che non puoi definire vecchio ma neanche giovane, sei un lavoratore onesto, hai lavorato tutta una vita per permettere ai figli una crescita culturale e lavorativa migliore della tua, magari continui il tuo lavoro di sempre, per passione e per sconfiggere la noia che ti può cogliere quando sei in pensione e solo, perché ormai il compagno di vita è deceduto troppo presto, i figli sono lontani e la solitudine è comunque combattuta portando avanti il lavoro svolto per hobby. Succede talvolta, che la vita viene interrotta da un corto circuito cerebrale che ti coglie quando sei in compagnia delle tue figlie, lontana dal tuo paese e dal tuo lavoro lasciato in sospeso per pochi giorni, ma che resterà incompiuto per sempre, ma non la tua vita che ha trovato senso in tutti i lavori fatti e nell’ultimo grande gesto del tuo dono, il dono degli organi, gesto nobile e generoso che vale più di mille parole che possano riassumere quanto si possa essere grandi e generosi.

I gesti, le azioni ci qualificano più delle parole, che talvolta sono vuote e prive di significato.
La riflessione sulla donazione degli organi è scaturita dalla scomparsa improvvisa in questi giorni di un’amica, che negli ultimi anni ha contribuito e mi ha aiutato a coccolare il mio lato fashion, di ricerca e realizzazione di abiti fatti a mano con sapienza artigianale che rappresentano la vera esclusiva.