Tutta l’attenzione concentrata sulla risposta sanitaria al Covid in Basilicata, si rischia di sottovalutare il dramma occupazionale che questa pandemia sta creando e che, fonte SVIMEZ, si stima in una perdita nel 2020 di 4000 posti di lavoro, molti dei quali fatti di occupazione precaria nei servizi,nella ristorazione, nella ricettività alberghiera, nel commercio. A queste categorie la Regione è venuta incontro con misure straordinarie di assistenza, in parte con fondi statali e in parte con fondi propri. Ma se le misure, necessariamente insufficienti, hanno cercato di affrontare situazioni momentanee e contingenti, il problema che si pone per i decisori pubblici è di aprire subito una prospettiva di sviluppo, sia concertando le azioni con le categorie produttive, sia dando una forte accelerata agli strumenti individuati per la crescita. L’assessore Cupparo, ripone giustamente molte delle aspettative di crescita sugli strumenti di incentivazione all’allocazione industriale in basilicata, in parte derivanti dall’incentivazione fiscale ( la riduzione delle tasse sui redditi da lavoro, le zone a fiscalità speciale) ), in parte derivante da una nuova politica industriale, promessa dal governo ma che ad ora non si vede. La domanda è se, come regione, siamo pronti a bussare a Roma perchè faccia la sua parte oppure o se ancora abbiamo dei compiti da fare. E la risposta è che siamo in ritardo nella predisposizione sia degli strumenti di consolidamento della vocazione attrattiva ( aree industriali, pacchetti localizzativi, ) sia nella definizione del piano strategico regionale che intorno allo sviluppo dei settori industriali ed agroindustriali dovrebbe giocare le sue carte migliori- Circa gli strumenti di attrazione degli investimenti, c’è da sollecitare con urgenza e con forza la seconda zona franca, in provincia di potenza, dopo che si è scelto l’area logistica di ferrandina come prima zona franca per il materano. Usando gli stessi criteri, bisognerebbe puntare su una area di crisi industriale, così come la logica della Zes richiede, e su un’Area che possa esercitare un ruolo nello sviluppo della logistica. Con queste caratteristiche si potrebbe individuare l’area di Tito che si pone strategicamente lungo l’asse Basentano e in stretto collegamento con la val d’agri ed il marmo Melandro. Ma la premessa per queste cose è la nomina del commissario straordinario per la Zes Jonica, mancando il quale tutte le richieste sono aria fritta. E dunque non sarebbe male e se il Consiglio regionale si facesse sentire su questo ritardo che non dipende dagli organi regionali ma da quelli nazionali. Il ritardo che dipende invece dalla dirigenza locale , e che in gran parte è addebitabile a sterili polemiche campanilistiche, è quello che riguarda la Costituzione di un ente per le aree industriali che rilanci il ruolo già del Consorzio ( o dei Consorzi) e che predisponga , questo sì, sul piano strategico operativo, una serie di misure per l’efficientamento dei servizi richiesti dalla imprenditoria industriale. E’ il momento di andare di corsa, proprio per non trovarci dalla parte del torto, come purtroppo è accaduto nella sanità. Rocco Rosa
DRAMMA DISOCCUPAZIONE. URGE UNA RISPOSTA FORTE
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