Dreadlocks e coraggio…a tinte rosa.

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Claudia De Luca

Lunghi dread raccolti in un maxi codone o in uno chignon arrotolato, canotta nera e pantaloni al polpaccio, pelle chiara, viso pulito, niente trucco (e niente inganno), sguardo dolce e fiero; è questo quello che io ho visto in Carola Rackete, giovane donna, 31 anni, comandante della Sea Watch 3, un curriculum che dovrebbe fare invida all’ intellighenzia italiana, una parte della quale, invece, l’ha fatta diventare bersaglio e capro espiatorio della propria incapacità e dei propri fallimenti.

Non intendo scendere nel dettaglio di un’eventuale violazione di diritto, non sono una giurista (insegno lettere al liceo, ed educo cani e proprietari), non ho questa pretesa, ma voglio condividere il mio pensiero, la mia riflessione, il mio malessere rispetto a quello che da un po’ di tempo sta accadendo; so bene che non a tutti andrò a genio, pazienza è il rischio che si corre quando si palesano le proprie idee, e per ora è ancora possibile…per ora.

Carola è una donna che fa discutere, è una donna che ha avuto il coraggio di forzare un blocco, è una donna che, senza troppe chiacchiere, ha anteposto il suo essere umana a tutti i veti, a tutti i rimpalli di responsabilità, ad ogni burocrazia; è una donna che, pur consapevole di ciò a cui andava incontro, ha scelto, si è assunta il rischio (cosa rara oggi) di essere arrestata, di perdere la propria nave, per un principio superiore che è il rispetto e la salvezza della vita.

Antigone, nell’ omonima tragedia di Sofocle, ha scelto di dare sepoltura al fratello Polinice contro la volontà del nuovo re di Tebe, Creonte. Scoperta viene condannata dal re a vivere il resto dei suoi giorni imprigionata in una grotta; in seguito alle profezie dell’indovino Tiresia ed alle suppliche del coro, Creonte decide infine di liberarla, ma troppo tardi, perché nel frattempo lei si è suicidata impiccandosi. Questo porterà al suicidio del figlio del re, Emone (promesso sposo di Antigone) e della madre Euridice, lasciando Creonte  solo a meditare sulla propria stoltezza.

Antigone incarna la legge del cuore, la legge della città che si contrappone alle leggi sacre, alle leggi dello stato; viola una norma che sente in contrasto con quella che è la legge del sangue, del legame fraterno ed umano; Creonte è, invece, la ragion di stato, quella che tende all’ utile: infatti  la punizione di Antigone deve essere esempio non solo di  assoluta coerenza ed inflessibilità, ma anche monito per il futuro, perché non avvengano più atti simili.

Mi è venuta in testa questa tragedia perché ritengo che, mutatis mutandis, i principi che hanno mosso l’Antigone sofoclea, e quelli che hanno spinto la nostra coraggiosa Carola siano in qualche modo simili;  altrettanto palese è la similitudine tra Creonte ed il nostro governo; diciamo che posso solo augurarmi che quanto prima si arrivi a meditare, anche se onestamente ne dubito.

Entrambe queste eroine hanno seguito quelle leggi che non sono scritte, che non possono essere normate in un codice, che non possono avere un articolo ed un comma, ma che dovrebbero far parte del bagaglio di ognuno, che dovrebbero essere parte fondante di quell’ Essere Umani, di cui tanto si parla, ma che a conti fatti sembra essersi perso nei meandri dell’odio, nelle trame fitte della paura del diverso, dell’altro da sé, in quella caccia all’ untore che indebitamente potrebbe sottrarci qualcosa, che in maniera assurda e del tutto scollata dalla realtà, diventa responsabile di tutti i guai del paese.

Leggere commenti volgari e violenti contro questa giovane donna mi ha fatto quasi paura, oltre che suscitare un senso di ribrezzo, di puro schifo;  mi sono chiesta come possono uomini e  soprattutto donne augurarle di essere stuprata?  Mi sono domandata a quale deriva umana e sociale stiamo approdando e come si sia potuti diventare gretti ed ottusi, chiusi in una pseudo sfera di inviolabilità, un po’ come se fossimo tornati cavernicoli con la clava che devono difendere il mammut appena cacciato da altri predatori. Come si fa? Che tipo di Italia è diventata questa nella quale vivo?

Questo non è il paese nel quale sono cresciuta, questo non è più il paese dell’accoglienza, questo non è più il paese dei racconti di mio nonno, quello fatto da partigiani, da uomini che con coraggio si aiutavano l’un l’altro durante la guerra, e non solo; questo è diventato un paese dalla memoria corta e labile, e dall’ odio facile…e no, non mi piace e non mi ci riconosco più.

Antigone, vv. 450-457: “A proclamarmi questo non fu Zeus, nè la compagna degl’ Inferi, Dice, fissò mai leggi simili fra gli uomini. Né davo tanta forza ai tuoi decreti, che un mortale potesse trasgredire leggi non scritte, e innate, degli dei. Non sono d’oggi, non di ieri, vivono sempre, nessuno sa quando comparvero né di dove.”

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Claudia De Luca

1 commento

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    Giovanni Forastiere il

    Questo non è più nemmeno il Paese degli anni ’70, quelli delle grandi battaglie per i diritti civili e della lotta contro il terrorismo.
    E’ il Paese che, come tutto il mondo, sull’onda del ” riflusso”, da noi iniziato negli anni ’80, è precipitato nel vortice della ricerca del ” facile” a tutti i costi : rendere la vita “facile” in tutti i suoi aspetti, compreso l’impegno politico ( abbandono di grandi valori universali, perseguimento di meri e gretti interessi individuali) Non è un caso, secondo me, che quelle ideologie ” facili”, quelle che parlano alla pancia, quelle che tirano fuori gli istinti più bassi e miserabili, siano esplose con il diffondersi travolgente di quelle tecnologie che, usate in modo ludico ed infantile ( ” facile”, appunto), ci hanno fatto di perdere di vista la ” complessità” in tutto, anche nei ragionamenti ( persino nel prendere un appuntamento) . E’ ” la società dello smartphone”…e non per colpa di quella stupida scatoletta di plastica

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