
MARCO TEDESCO
In questi giorni, la chiesa cattolica entra nel vivo delle celebrazioni del triduo pasquale. Episodi come quello dell’ultima cena, della crocifissione e deposizione dalla croce, sono stati spesso trattati nella storia dell’arte sin dagli albori dell’arte cristiana. In Basilicata, signolari raffigurazioni di tali episodi si possono riscontrare a Oppido Lucano e ad Acerenza. Il nostro viaggio nella raffigurazione della passione di Cristo nell’arte lucana parte da Oppido Lucano, esattamente dal complesso rupestre delle grotte di Sant’Antuono nel quale troviamo una singolare rappresentazione dell’Ultima cena, databile al XIV sec, la cui iconografia riprende lo schema iconogfrafico medioevale dell’ultima cena che prevedeva Cristo a capotavola e gli apostoli ognuno al proprio posto intorno alla tavola imbandita.

Ultima cena, XIV sec., Oppido Lucano, complesso rupestre di Sant’Antuono (foto tratta da https://www.ultimacena.afom.it/oppido-lucano-pz-chiesa-rupestre-di-santantuono-con-ultima-cena/)
Cristo e gli apostoli sono raffigurati nell’atto di discorrere tra loro: non a caso l’episodio a cui questo anonimo artista di ispirazione pugliese fa riferimento è quello in cui Cristo durante la cena rivela agli apostoli che uno di loro lo avrebbe tradito e che pietro lo avrebbe rinnegato per tre volte prima del canto del gallo. Sulla tavola, vi sono calici, pani e pesci. Singolare quest’ultimo elemento in quanto il termine greco per indicare il nome pesce è Icthys, da cui deriva anche la parola ittico che oggi utilizziamo per indicare prodotti provenienti dal mare. Icthys è l’acronimo di Iēsous Christos, Theou Yios, Sōtēr che tradotto in italiano significa Gesù Cristo, Figlio di Dio, Salvatore. I pani e i calici sono altri due elementi fondamentali della raffigurazione iconografica dell’ultima cena in quanto sono simboli del corpo e del sangue di cristo che si sacrifica per il popolo venendo issato sulla croce.

Crocifissione, XIV sec., Oppido Lucano, complesso rupestre di SantAntuono
Sempre nel complesso delle grotte di Sant’Antuono a Oppido Lucano, troviamo una monumentale Crocifissione datata anch’essa, come l’ultima cena, al XIV sec., con al centro il Cristo immolato sulla croce. A sinistra dell’osservatore troviamo tre figure di dolenti: si tratta di San Giovanni Evangelista, la Vergine Maria e Maria Maddalena. Il capo di Cristo è chinato verso di loro e da questo elemento, possiamo capire quale sia l’episodio legato alla cricifissione che ha ispirato l’anonimo artista: si tratta del momento in cui Cristo è appena morto dopo aver detto alla madre e all’apostolo Giovanni “Donna ecco tuo figlio, figlio ecco tua madre“. Dietro di loro vi sono figure che osservano e commentano l’accaduto mentre intorno alla croce abbiamo tre angeli recanti tra le mani dei calici per raccogliere il sangue di Cristo. A destra dell’osservatore, un gruppo di soldati osserva la scena e uno di essi indica il Cristo appena morto, come se volesse dirci “davvero costui era il figlio di Dio“. In basso in corrispondenza del palo centrale della croce, proprio al di sotto di esso troviamo un teschio: è il teschio di Adamo che secondo la tradizione sarebbe sepolto sul golgota, detto anche luogo del cranio. Nelle immediate vicinanze di esso abbiamo una figura angelica recante un panno tra le mani quasi come per purificare il teschio, a dimostrazione che Cristo sulla croce ha portato i peccati dell’umanità per avviarla verso la salvezza attraverso la sua resurrezione.

Antonio Stabile, Ultima cena e Compianto sul Cristo morto, 1570, Acerenza, cattedrale di Santa Maria Assunta e San Canio
Ci spostiamo ora ad Acerenza, nella cattedrale di Santa Maria Assunta e San Canio, dove troviamo due singolari tavole di Antonio Stabile, straordinario esponente della pittura cinquecentesca lucana insieme al fratello Costantino, datati al 1570. Si tratta di un’Ultima Cena e di un Compianto sul Cristo Morto oggi disposte una sopra l’altra ma originariamente divise tra loro da una cornice. Partendo dall’Ultima Cena, disposta al di sopra del Compianto, notiamo come a differenza di quanto avviene nel caso di Oppido Lucano, sulla tavola vi sono solo pani e calici e che l’ispirazione non è tratta dal momento in cui viene rivelato il futuro rinnegamento di Pietro o il tradimento di Giuda ma dal momento in cui Cristo si appresta ad istituire l’eucarestia. Egli ha infatti in mano un’ostia e la sta mostrando dicendo agli apostoli e all’osservatore “Questo è il mio corpo che è dato per voi, fate questo in memoria di me” (Luca 22,19).
Immediatamente al di sotto dell’Ultima Cena vi è il Compianto sul Cristo morto, opera di straordianria bellezza oltre che di straordinario impatto emozionale in cui Antonio Stabile, riprende un tema da lui già eseguito nel polittico di Tramutola, datato al 1569.

Antonio Stabile, Polittico di Tramutola, 1569, Tramutola, chiesa della santissima trinità (foto di Franco Simone)
Cristo è appena stato deposto dalla croce ed è in primo piano sorretto dalle figure dell’apostolo Giovanni che guarda verso l’osservatore e di Maria Maddalena, Immediatamente davanti al palo verticale della croce e dietro al gruppo del Cristo, l’apostolo Giovanni e Maria Maddalena, la Vergine è sorretta dalle figure di Maria di Cleofa e Maria di Betania, cosa che nel polittico di Tramutola non avviene. Viceversa si può dire per le figure di Nicodemo, raffigurato nell’atto di asciugarsi gli occhi e di Giuseppe d’Arimatea, raffigurati di tre quarti come nel caso dell’omonimo soggetto di Tramutola, con l’unica differenza che Nicodemo è quadi raffigurato di spalle, come se volesse escludere l’osservatore dal condividere il suo dolore. E’ il dolore l’elemento chiave che unisce gli elementi del dipinto: un dolore di tipo psicologico, umano e divino allo stesso tempo che rende partecipe l’osservatore all’intera scena, facendogli immaginare di essere sul golgota e di assistere anche al’oscuramento del sole da mezzogiorno alle tre del pomeriggio. Antonio Stabile infatti, nel Compianto inserisce alle spalle delle figure un gioco di ombre e luce quasi come se l’oscurità stesse prendendo piede sul mondo: si tratta del fenomeno chiamato eclissi della crocifissione, ossia un fenomeno che prevede l’oscuramento del soleper poche ore di cui l’evangelista Luca parla nel suo Vangelo “Era verso mezzogiorno, quando il sole si eclissò e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio” (Luca, 23,44).
Con questo viaggio negli episodi della passione di Cristo nella pittura lucana tra i secoli XIV e XVI, la storia dell’arte apre e permette di approfondire alcune pagine di se stessa poco conosciute, permettendoci di osservare ancora una volta autentici tesori d’arte di straordinaria bellezza che aiutano a scoprire la storia dei territori in cui essi ancora oggi sono conservati, oltre che farci scoprire lo straordinario mondo degli artisti che hanno fatto loro vedere la luce