“Ritengo plausibile che ormai tra qualche anno, rispetto all’olocausto, accada anche questo: poche righe sui libri di storia, man mano sempre più risicate, e poi d’improvviso nemmeno più quelle.” Si tratta di parole recentissime, come al solito di grande impatto mediatico, espresse in ambito pubblico dalla senatrice a vita Liliana Segre, parole che suscitano sconforto e infondo anche un po’ di paura ed incredulità sul grande assioma, quasi mai del tutto rispettato e che recita a chiare lettere: “Historia Magistra Vitae”.
Il 27 Gennaio è appena passato, ma di fatto non bisogna fermarsi alla rievocazione di un solo giorno o a quella di una settimana per poi ritornare con lo stesso pienone di intenti, sempre e solo un anno in capo all’altro. La memoria della Shoah non sarà mai argomento archiviato, desueto, retorico, pleonastico.
Bene hanno fatto, dunque, in questo senso, diverse associazioni del capoluogo lucano tra cui “Cittadinanza Potentina” , “Sonoricamente” e “Associazione Piazza Albino Pierro Macchia Giocoli” per diretta iniziativa dell’attivissimo Rocco Pesarini, lo scorso 27 Gennaio alle ore 15:30, all’interno della piccola area ebraica del Cimitero Monumentale di Potenza. Una cerimonia semplice ma toccante che ha sfidato un tempo pungente e gelido: la posa di una piccola scultura in pietra naturale arenaria realizzata dall’artista Gino Cafarelli con sopra scolpita la stella di Davide, posata con altre pietre (secondo stretta tradizione ebraica) ma anche il lascito spontaneo di fiori e lumini, sulla tomba dell’unico cittadino ebreo annoverato (insieme ad altre lapidi purtroppo poco leggibili) nell’area cimiteriale, tale Habram Lobl, cittadino ebreo di origine polacche. Un piccolo ma commovente gesto simbolico, “per ricordare gli ebrei che furono internati nell
Perché, come continua ad affermare uno degli ultimi sopravvissuti italiani della Shoah, Sami Modiano: “Una volta che sei entrato e che hai vissuto un lager nazista, semmai tu abbia avuto la fortuna di uscirne, in realtà non ne sarai mai uscito per davvero. Rimarrai lì dentro a vita.” Se siamo veramente umani, accompagniamo ancora e sempre questo sostare nella Memoria. Nei lager di allora, così come anche in quelli odierni, di vari aspetti, gravità e dimensione. Non usciamone, almeno per qualche momento. Rimaniamoci. L’esercizio della memoria è esercizio di rendimento del nostro spessore umano in un mondo che, di umano, conserva forse sempre meno.
