FIORE DI LUCANIA, L’INNO DELLA RURALITA’ SPOPOLA SUL WEB

1

Leonardo Pisani

By Leonardo Pisani

Su Youtube è schizzato oltre le 210mila visualizzazioni è non si ferma, lo hanno tradotto anche in tedesco  grazie a Domenico Friolo ; il videoclip è stato realizzato dal regista e vero talento Giuseppe Marco Albano dell’Inno musicale della Ruralità Lucana, scritto da Gianpiero Francese, Giovanni Sileo e Nicola Manfredelli, arrangiato da Antonio Deodati e interpretato dal Gruppo UNIONE MUSICISTI DI BASILICATA, composto da Graziano Accinni, Agostino Gerardi, i Renanera, i Cant’Ieri, Danilo Vignola, Giò Didonna, i Suoni di Terranova del Pollino, i Basiliski Roots, Antonio Nicola Bruno, Tiziano Cillis, la Banda musicale di Melfi. Con la partecipazione speciale di Dino Paradiso e del trio La Ricottta. Tantii bravissimi artisti e musicisti lucani che hanno condiviso l’originale progetto promosso dal Gal Csr Marmo Melandro. FIORE DI LUCANIA, L'INNO DELLA RURALITA' SPOPOLA SUL WEB

 

Ne abbiamo parlato con  Nicola Manfredelli;giornalista pubblicista. Manfredelli attualmente è Presidente dell’Uci (Unione Coltivatori Italiani di Basilicata) Presidente del Centro Ricerche Nutrizione del Mediterraneo. è Direttore del Gal CSR Marmo Melandro e ha rivestito la carica di Presidente regionale della CIA (Confederazione Italiana Agricoltori, già Confcoltivatori) dal 1992 al 2004.1998.

Direttore Manfredelli appena inserito in youtube vola a oltre 150mila visualizzazioni;   adesso oltre le 212mila  e non si ferma . Insomma Fiore di Lucania l’inno del Gal Melandro sul web è stato un successo.

«Sul fatto che si tratti di una iniziativa di successo credo che non possano esserci dubbi, non tanto e non solo per il numero delle visualizzazioni sul web, ma anche per l’ampio riscontro tra la gente, che ha gradito e fatto proprio un brano musicale tematizzato sui prodotti e sui luoghi di produzione delle eccellenze enogastronomiche della Basilicata».

Però Manfredelli sono piombate anche le critiche sulla qualità del video e anche sul testo.

«I dati dicono che sono appena 75 le valutazioni non positive a fronte di ben 1.415 giudizi lusinghieri ed entusiastici, sia della qualità del video, firmato da un regista di grande talento come Giuseppe Marco Albano, che del testo, che ovviamente è coerente con la finalità dell’iniziativa, che è appunto, quella di un messaggio in forma originale di richiamo e di attenzione verso il grande patrimonio che conserva ed esprime il mondo rurale; sbagliano coloro che hanno sollevato perplessità sul fatto che nel testo non c’è nessun richiamo, ad esempio, alle questioni del petrolio, dell’inquinamento, ecc., che è giusto che siano affrontate da altri soggetti e con altri progetti. In ogni caso la miglior risposta ad alcune critiche, reali o strumentali che siano, sollevate in particolare da un’unica testata giornalistica, è quella data da un gruppo di alcune decine di turisti campani che hanno deciso di trascorre il weekend in Basilicata, proprio sulla base del racconto musicale di Fiore di Lucania. E non mi sembra cosa di poco conto».

Ma partiamo dall’inizio: a quando risale la creazione di Fiore di Lucania? Mi pare che  risalga a tempo fa

«In effetti, la prima versione, limitata soltanto a pochi prodotti e territori, risale ad una quindicina di anni fa nell’ambito di un progetto di educazione alimentare con i ragazzi delle scuole del potentino, e questo è anche il motivo della semplicità ed immediatezza che esprime il testo del brano, non per questo, tuttavia, meno efficace di tante rappresentazioni con l’etichetta della cultura che non parla di terra e di mangiare, da alcuni considerata, snobisticamente, di classe superiore».

Che obiettivi si vuole raggiungere con l’inno della Ruralità?

«Gli obiettivi sono stati dichiarati fin dall’inizio, e cioè un messaggio di bontà, di benessere, di salute, legato al patrimonio agroalimentare lucano, attraverso un progetto, quello dell’Inno musicale della Ruralità, che è un progetto di condivisione e di promozione, ma anche di comunicazione e di educazione verso le nuove generazioni».

Quindi Fiore di Lucania ha anche una finalità educativa e di solidarietà. Però è un messaggio che è stato veicolato poco.

«Si tratta di aspetti che finora sono stati poco considerati, forse perché in questa regione siamo disabituati a pensare che si possa dar vita ad interventi che pur costando poco, nel caso specifico appena alcune migliaia di euro per le spese vive della troupe sostenute per la realizzazione del video e per la registrazione delle musiche e la riproduzione dei primi mille videoclip, hanno una finalità di solidarietà umanitaria in quanto tutti i proventi ed i ricavi, oltre ai diritti d’autore, saranno riservati per organizzare un programma per combattere la piaga della fame del mondo. Sono già stati contattati a tal fine il WFP (World Food Programme) e ed altre Organizzazioni umanitarie per verificare la possibilità di offrire in beneficenza, ogni anno in occasione delle festività natalizie e dell’Epifania, l’equivalente in prodotti agroalimentari, di quanto raccolto nel corso dell’anno.»

Tanti artisti lucani che suonano e cantano e partecipano gratuitamente. Beh anche questa è Lucania.

«Ed è una Lucania molto bella e molto capace poiché questi straordinari artisti hanno condiviso con entusiasmo e passione un progetto non commerciale ma esclusivamente promozionale ed educativo-culturale».

Io e lei ci conosciamo da tempo; forse non si ricorda ma dai tempi che si stava ideando quella che poi ora è la Grancia. Si pensava al Vulture o a Lagopesole per lo spettacolo. Lei di promozione turistica  se ne è sempre occupato. Non si corre il pericolo di rappresentare la Lucania solo come la “terra” dei “puparuoli” dei fagioli ed altro? 

«Concordo solo in parte, perché io sono convinto che la sfida della globalizzazione la si affronta non con l’omologazione, che ci vedrebbe perdenti in partenza, ma con la valorizzazione della propria identità, che per la Basilicata è innanzitutto rurale, prima ancora che industriale e tecnologica, pertanto non è assolutamente fuori luogo parlare di terra, “puparuoli”, “sauzicch’”, “casecavall”, a maggior ragione in un progetto che ha proprio questi fattori come riferimento da prendere in considerazione. In fondo, anche la Grancia, di cui ricordo bene il suo apporto nella fase di avvio, nonostante tutto, rimane, ancora oggi, il più grande evento di animazione territoriale, dopo quello francese di Puy du Fou, e si tratta appunto di questioni di cultura identitaria più che di rappresentazioni indistinte e genericamente spettacolaristiche».

Mi ricordo lo slogan di anni la Basilicata della 4 M. Matera, Metaponto, Maratea, Melfi per il turismo. Ma per fortuna abbiamo tanti paesi bellissimi – penso alla sua Rivello per esempio- luoghi; panorami, chiese. Insomma un vero patrimonio. Si può raccontare la nostra Lucania in maniera diversa? Semmai anche con un linguaggio nuovo.

«Ne sono convinto, i nostri comuni sono uno scrigno di gioielli poco conosciuti anche perché poco raccontati con linguaggio nuovo e moderno. Non solo Rivello, ma gran parte dei paesi lucani possiedono potenzialità sufficienti per proporsi dignitosamente nei processi in atto nell’ambito dei segmenti attuali e futuri del turismo, della natura, della cultura.Occorre, però, una consapevolezza maggiore ed una volontà diversa nell’agire per raggiungere i risultai utili per progredire, piuttosto che per apparire».


Fiore di Lucania (G. Francese, G. Sileo, N. Manfredelli)

La vita nu m’ dà nu poc d pac
La vita nu m’ dà nu poc d luc
La vita nu m’ dà, nu me dà, nu me dà
Ma si c’ vuò pensà…

E si fa tropp fridd p’ tutt l’inverno
M’ mang lu furmagg d’ Molitern
E se a Muro Lucan scav nu purtus
T zompa assopa li man nu sort d’ tartuf
E se ti voui levare la cammis
T rong u’ Peperon d’ Senis

Famm sta buon e numm fa pensà
A tutte chelle cos ca la vita nun me dà
Nun me dà num me dà e nun me dà

E quann a medicina è troppo amara
Attaccat a’ nu’ cap’ e salame e Canellara
Iuorno e notte, sera e matina
A meglia cura è l’olio ‘e Ferrandina
E se ti vuoi sentire nu’ Re ntà nù castello
Nu’ t’a’ d’a’ mai mancà a zopersata di Rivello

Famm sta buon e numm fa pensà
A tutte chelle cos ca la vita nun me dà
Nun me dà num me dà e nun me dà

E si ma lass sul e te ne vai luntan
M’ mang u’ pecurin d’ Filian
E po p’ fin’ e diavul d’ lu ‘nfiern’
Sì vulessr abbuffà cu a’ sauzizz d’ Piciern’
E p’ m’ fa passà da cuorp’ chesta smania
M’ magn’ ‘u fior fior d’ la terra d’ Lucania

Famm sta buon e numm fa pensà
A tutte chelle cos ca la vita nun me dà
Nun me dà num me dà e nun me dà

Int’a li giardin addò s’ zappa e nun s’abbal
a Tursi e Montalbano ‘ncappa ‘ncappa ‘u purtuall
e si attuorno a Satriano uè ti passa ‘u pensierino
ma quante ne combina stu peperoncino
e po pe t’aggiustà sta vocca doce e bella
nun ce sta niente e meglio a’ vernicocca ‘e Rotondella

Famm sta buon e numm fa pensà
A tutte chelle cos ca la vita nun me dà
Nun me dà num me dà e nun me dà

Rionero Rapolla Barile e Venosa
La mano e lu bicchier so’ ‘na sola cosa
E propt lì vicin sott’ alla montagna
C’ sta la grande Melfi e nu mar d’ castagn
E se quelli di Sarconi so’ senza virtù
Saranno i fagioli a fargli fare boom boom!

Famm sta buon e numm fa pensà
A tutte chelle cos ca la vita nun me dà)
Nun me dà num me dà e nun me dà

E po’ nun te’ dico e po’ nun t’ conta
ma quant’è rossa rossa ‘a mulignan d‘ Rontonda
E Primm’ si scinn’ e po’ s’acchian’
È qua ‘o casecavall’ e Pescopagan’
Ma quann’e’ sera attuorno a cimminera
T’ basta ‘nu stuozzo e‘ pan’ d’ Matera

Famm sta buon e numm fa pensà
A tutte chelle cos ca la vita nun me dà
Nun me dà num me dà e nun me dà

Condividi

1 commento

Lascia un Commento