Margherita Marzario
Una coppia di coniugi attempati: lui porta a braccetto lei, la cui memoria si perde di giorno in giorno. Quell’uomo ha accanto a sé gran parte della sua storia che si conserverà anche quando, prima o poi, arriverà l’ultimo giorno.
Una coppia di genitori tiene per mano la figlia, ragazza con disabilità… Tenere per mano: il calore che rimane impresso nella memoria del cuore. La “manu-tenzione” delle persone è quella che più conta nella vita!
Una coppia di coniugi cerca di ripararsi dalla pioggerella sotto un piccolo ombrello rosso e sgangherato rannicchiandosi e stringendosi quanto più si può. Non è un’immagine emblematica della vita di coppia?
Una coppia di turisti dell’Emilia Romagna arriva per la prima volta a Matera al tramonto. Dinanzi al cielo che si va azzurrando in contrasto con le sfumature del grigio dei Sassi la ragazza si ferma incantata ed esclama con la massima spontaneità: “Che meraviglia!”. È mirabile provare e manifestare meraviglia in un mondo saturo di “Mirabilianda”: è miracolarsi e miracolare di volta in volta!
Una coppia di artisti di strada si trucca con del cerone bianco e si veste di bianco per rappresentare una coppia di coniugi che si appresta all’altare. Volti inespressivi e irriconoscibili, in posa per le foto: passanti incuriositi, alcuni divertiti, bambini un po’ impressionati da quel pallore quasi spettrale, chi mette qualche moneta nell’apposito contenitore, chi commenta… Non è rappresentativo di quello che è diventato il matrimonio?
Un tramonto suggestivo, qualche nuvoletta tondeggiante e adagiata su se stessa che sembra disegnata da Fernando Botero, qualcuno si fotografa con dietro lo spettacolare scenario naturale, qualche coppia si scambia baci scaldati dalla luce vellutata della sera, qualcun altro fotografa i particolari dei tufi scolpiti dall’usura del tempo, mentre una coppia di colombi tuba sul pilastro di un antico portone seguendo il loro istinto e ignari di tutto ciò che accade intorno a loro. “Viale del tramonto”, non è il declino, il termine, il dileguamento di qualcosa o qualcuno, ma è il più bell’appuntamento che ci si possa dare come il ritrovarsi ancora insieme al tramonto della vita.
Di prima mattina, nella bruma autunnale, una coppia di anziani coniugi, a braccetto e traballanti, si avvia verso il laboratorio di analisi cliniche. Anche nella vita di coppia, di tanto in tanto, bisognerebbe fare un’analisi di controllo per esaminare come va, anziché lasciarsi andare alla prima difficoltà e gettare alle ortiche quello che c’è stato e potrebbe esserci ancora!
Una coppia di ragazzini: entrambi ridacchiano; lui, ancora imberbe, sorregge lei, traballante su tacchi altissimi, mentre degli uomini adulti guardano il tutto come se fosse uno spettacolino. Non si gioca incoscientemente all’amore, ma si gioca consapevolmente nell’amore, altrimenti ci si fa male e tanto!
Una coppia di coniugi ultraottantenni: lei, curva, porta a braccetto lui, appoggiato al bastone. Coppia: l’uno ricurvo sull’altro/a, come la forma del cuore, come gli atri e i ventricoli nel cuore!
Dopo aver baciato e salutato la ragazza, un ragazzo continua a girarsi e a seguirla con lo sguardo finché lei svolta. Così dovrebbe essere anche nei momenti di crisi di coppia: girarsi e chiedersi che cosa si sia fatto o meno perché ci si è persi di vista e si è presa un’altra direzione.
Un anziano padre raccomanda ai figli, già padri di famiglia, in partenza: “Andate piano!”. In un’automobile guidata da un giovane uomo, una coppia di anziani mangia golosamente un gelato artigianale. Scene di vita familiare: sempre le più care!
Una coppia, in evidente attrito, discute accendendo entrambi una sigaretta. Non succede sempre più spesso che un rapporto duri quanto una sigaretta o si riduca in fumo di sigaretta?
Nonostante la temperatura più bassa della media stagionale e il venticello che, come aghi sottili, punge la pelle scoperta, una coppia di anziani coniugi segue attentamente gli eventi culturali all’aperto e, poi, se ne va arrancando e aggrappandosi l’uno all’altra. Amore vero: mettere radici profonde e seguire insieme anche i percorsi più impervi.
Una coppia, sposata da alcuni anni, torna dal supermercato con passo baldanzoso tenendosi per mano e lui, nella mano libera, porta la spesa: un’immagine simbolica di quello che è necessario per andare avanti nonostante gli ostacoli siano tanti.
In pizzeria una giovane coppia passa gran parte del tempo persa – lei più di lui – nel mondo virtuale del rispettivo cellulare e, prima di pagare il conto, si scambia un fugace bacino. Tutto qua lo stare insieme nella vita? È questa la comunicazione e la comunione di vita? E, poi, ci si lamenta dell’incomunicabilità e dell’incompatibilità e ci si lascia in malo modo soffrendo e, ancor di più facendo soffrire, in primis gli eventuali figli.
Di prima mattina, una coppia non più giovane torna dal giro di running e si allontana nella fitta nebbia tenendosi in un abbraccio non più scontato sino a scomparire come in una cinematografica dissolvenza: metafora dell’essere consorti.
Sul marciapiede una coppia, non giovanissima, si ferma e lei stampa sulla bocca di lui un “bacio a ventosa” impedendogli di parlare per riprendere, poi, a camminare. Perché non fare così anche lungo il marciapiede della vita? Fermarsi, esprimere le proprie emozioni e riprendere con una nuova carica lasciandosi tutto e tutti alle spalle!
Una coppia in un’automobile: lui scende per lasciare il posto di guida a lei, si scambiano un affettuoso bacio sulle labbra e ognuno raggiunge la propria destinazione. Amarsi è anche accompagnarsi e aspettarsi sino al prossimo ritorno, in ogni situazione.
Una coppia di coniugi, più che attempati e “collaudati”: lei cammina a braccetto con lui, con una protesi al braccio. Coppia, coniugio: continuare ad abbracciarsi, a sentirsi e mantenersi uniti, nonostante i cambiamenti, oltre i turbamenti, negli essenziali ed esistenziali momenti.
Le campane “suonano a morto” e ti ricordano che una signora, moglie di altri tempi, colpita da malore nel momento della dipartita del marito l’ha raggiunto in occasione del suo trigesimo. Un esempio di coppia di una volta, del c’era una volta. “C’era”: tempo verbale imperfetto che indica il divenire, le azioni incompiute da realizzare ancora. È il tempo verbale passato più bello perché lascia il tutto indefinito. Tempo di vita che si può concretizzare se ci si crede in due, se si fa in due!
