GENNARO LAPADULA, IL GIOVANE TALENTO DELLA CHIRURGIA VERTEBRALE

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LUCIA LAPENTA

Le sue sono mani che si muovono indipendentemente dallo sguardo, mentre gli occhi sono fissi e concentrati sulle immagini che vengono proiettate fedelmente su di uno schermo da 58 pollici, ad alta definizione. Nel suo lavoro, l’abilità, la precisione, la concentrazione assoluta e il cosiddetto “sangue freddo” sono d’obbligo, tanto quanto l’affiatamento e la collaborazione con il resto di un team.

Ci vuole determinazione e tanto, tanto training per fare ciò che Gennaro Lapadula, nativo di Rionero in Vulture, fa a soli 37 anni nel campo della microchirurgia endoscopica per consentire, a chi soffre di patologie della colonna vertebrale, di ritornare ad avere una vita normale, senza dolore e limitazioni.

Eppure, prima di conseguire a ventisei anni la laurea in Medicina e Chirurgia alla La Sapienza di Roma e specializzarsi nel 2015 in Neurochirurgia al Policlinico Umberto I, nei suoi programmi c’era tutt’altro: “Dopo la maturità scientifica – conferma Lapadula, da cinque anni membro della Società polispecialistica dei giovani chirurghi – ero intenzionato ad iscrivermi ad Ingegneria Biomedica. Mi stuzzicava l’idea di poter realizzare protesi biomeccaniche e studiare la robotica, ma alla fine, feci il test per entrare a Medicina e lo passai”. “A quel punto – continua il giovane rionerese che ha svolto un lungo periodo di formazione in America, alla Cornell University sotto la supervisione del professore napoletano, Antonio Bernardo – vista la grande selezione e la difficoltà nel superare il test di ammissione, non me la sono sentita di rinunciare. E’ stato, dunque, un approccio del tutto casuale all’ambito medico!”.

Un caso, certo, ma di sicuro fatto con consapevolezza: “I sei anni di specializzazione post—laurea, gran parte dei quali passati a vivisezionare cadaveri – spiega Lapadula, autore di svariati lavori scientifici (dall’efficacia della cabergolina come principio attivo contro la malattia del Parkinson all’approccio endoscopico, sia per i tumori celebrali che per la chirurgia anteriore mini-invasiva del rachide spinale) e vincitore del dottorato di ricerca in tecnologie innovative cranio- oro-maxillofacciale – mi hanno consentito di padroneggiare la conoscenza dell’anatomia pura e di imparare a fare tutto. Ma, dovendo scegliere tra la neurochirurgia e la microchirurgia, ho preferito di gran lunga il secondo ambito, sicuramente più concreto e dagli sviluppi più interessanti in termini di nuove frontiere e tecniche che con il minor trauma possibile sono in grado di far ottenere il miglior risultato”.

Così, a trent’anni compiuti, il determinato rionerese entra in sala operatoria per operare sul serio, questa volta non su un corpo ormai esanime: “La prima volta che ebbi davvero paura, nonostante il duro training formativo – racconta con l’emozione addosso – fu proprio all’inizio, quando mi ritrovai da solo come microchirurgo a dover gestire un improvviso sanguinamento durante l’operazione sulla colonna di una giovane donna. Dopo un momentaneo senso di smarrimento, ripresi la lucidità e la concentrazione necessaria e continuai. Da quella prima esperienza operatoria imparai, non solo che avere paura ti consente di minimizzare gli errori, che non sarei riuscito a lavorare esclusivamente in un puro contesto ospedaliero che ti fa diventare ‘duro’ ma non ti offre la ‘mano’ di cui avresti bisogno. Soprattutto compresi il valore aggiunto del lavoro in equipe. Lavorare come battitori singoli, oggi non è mai la scelta migliore, almeno in questo ambito, in cui non puoi sostituirti ad altre figure, piuttosto devi interfacciarti con esse per capire come meglio operare”.

Nonostante un ampio bagaglio di conoscenze, consolidato dallo studio, dalla costante ricerca e dalla pratica, Gennaro Lapadula è un giovane che conosce bene i suoi limiti: “Faccio il chirurgo e basta. Non mi immagino – commenta Gennaro, che alle sue spalle oltre duemila interventi neurochirurgici sia come primo che secondo operatore – né mi sognerei di fare altro. Per me la cosa fondamentale è ciò che ho imparato con la formazione accademica, affiancato al continuo aggiornamento: ogni tipo di intervento ha variabili infinite perché ci sono tante tecniche che possono essere messe in campo per una stessa patologia. Il fatto è che bisogna conoscerle tutte. Bisogna pensare come creare meno trauma possibile”.

E, attualmente, tutto ciò è una realtà, grazie alla tecnologia che rende performanti le strumentazioni e all’evoluzione delle tecniche operatorie, in particolare quella endoscopica: “L’approccio endoscopico – chiarisce Lapadula – rappresenta al momento la tecnica più promettente, specialmente nel caso di ernie e di stabilizzazione o deformità della colonna, che consente di insinuarsi con sicurezza negli angoli ‘bui’, mantenendo un perfetto controllo visivo, superando di fatto la chirurgia open. Si usa sempre il microscopio per ingrandire l’area interessata, ma gli accorgimenti tecnici sono diversi e più precisi: ad esempio, con pochi tagli, evitando di incidere i muscoli che, invece, vengono divaricati si raggiunge il risultato auspicato, limitando il disconfort del post operatorio”.

Con la facilità con cui ne parla, il trattamento delle ernie con la tecnica endoscopica sembra una passeggiata: “Niente di più vero! Oggi con le tecniche miniinvasive – conferma il rionerese che ogni quindici giorni scende in Basilicata dove si trova la sua famiglia e per ricevere i pazienti nei suoi studi di Melfi e Matera – è tutto più guidato e si riesce a fare un lavoro che prima si faceva con chirurgie molto estese che risultavano anche maggiormente rischiose. L’operazione all’ernia cervicale è, ad esempio, il tipo di operazione che amo fare: dura 40 minuti ed è praticamente indolore Bisogna sfatare i miti e le leggende che circondano tutta la chirurgia anteriore del rachide: oggi anche pazienti molto anziani riescono a mettersi in piedi dopo un’operazione”.

I passi in avanti, compiuti dalla tecnologia non sono da meno a quelli fatti dalla ricerca: “Le tecniche anni 90  – conclude Gennaro Lapadula – si stanno ormai dissolvendo. Tutta quella che è la chirurgia anteriore del radiche o del cranio è tutta molto safe; anche per la parte lombare ci sono tanti interventi anteriori trans-addominali: con un piccolo taglio sotto-ombellicare si riesce a raggiungere la colonna e fare, quando indicato, protesi fisse in tre D, preservando completamente l’integrità della colonna. Anche in questo l’evoluzione del materiale protesico ha la sua valenza: si cerca di costumizzare, quanto più, ogni singola protesi sul paziente e a posizionarla dove serve in maniera millimetrica , evitando così problemi di malposizionamento o di rigetto. Ogni intervento è, in conclusione, come un abito su misura”.

Un abito cucito con destrezza, grazie a skills maturate con lo studio costante e la consapevolezza che al centro di tutto c’è la salute di ogni persona.

 

 

 

 

 

 

 

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Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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