Che cos’è la paura? Ognuno di noi ha la sua speciale, quella di quando era bambino, quella ereditata da un film, o da un libro.
La paura del buio, la paura dei fantasmi, la paura di non essere accettati, quella di rimanere soli, la paura del vuoto e potrei continuare molto a lungo.
C’è chi con la paura è diventato ricco.
Stephen King nella prefazione di un suo libro di racconti spiega che quando siete soli, nel buio, nel letto e vi prende quella paura irrazionale che qualcosa sotto il letto si muove e vi vuole prendere, vi nascondete sotto le coperte. Non vi muovete aspettando che il mostro vada via.
Ecco lì dice King inizia il suo compito che è quello di prendere la vostra mano e farvi toccare il cadavere che è sotto il vostro letto e farvelo vedere facendovi scoprire che il morto sotto il letto siete voi.
Bhè, pauroso è pauroso, non è vero?
C’è poi un altro tipo di paura, meno irrazionale ma non meno sfuggente, la paura di qualcosa che vi gira intorno, qualcosa di evanescente eppure minaccioso.
La maldicenza per esempio, quella sottile lama velenosa che si propaga di bocca in bocca e vi fa a fette alle vostre spalle, o almeno fa a fette la vostra dignità, la vostra onorabilità.
La crisi economica, il venire meno piano delle sicurezze, l’incertezza del domani, quella sensazione di peso che vi opprime lo stomaco quando casomai andate a prendere il conto dal fiscalista oppure chiedete l’estratto conto alla vostra banca.
E poi, poi, c’è una paura diversa, quella che ti sussurra qualcuno a mezza voce sotto casa, magari un tizio sconosciuto, che ci viene apposta sotto casa ad aspettarti per dirti -Stai attento! Non rompere i coglioni!-, e tu resti interdetto, quasi non ti capaciti che qualcuno possa venire ad “avvertirti” sotto casa, ci metti un attimo a reagire e in quell’attimo l’uomo è già diventato due spalle in lontananza che si dileguano dietro l’edificio di fronte.
E ti fermi a riflettere su cosa poteva intendere, fai collegamenti tra lavoro, persone, interessi e poi pensi alla tua vita personale e cerchi qualcosa, uno screzio, un motivo.
Ma nella tua vita personale non lo trovi, ti appare chiaro il cosa e il come e il perché e se hai abbastanza pelo sullo stomaco e la schiena abbastanza dritta vai anche dai carabinieri a denunciare il fatto.
Ma la paura, quella sottile inquietudine che ti fa dire a tua figlia di non tornare a casa da sola, che ti fa girare, di tanto in tanto mentre sei in strada a guardare lo specchietto dell’auto, quella, non va via con la denuncia ai carabinieri, ti accompagna per un po’ per dileguarsi, lentamente, al passare del tempo.
Ma è sempre pronta dietro l’angolo buio della tua mente a venir fuori e farti BHU!
Vai meno sereno in cantiere, sei meno spavaldo, ti fai accompagnare da un assistente e rifai le stesse cose che hai sempre fatto perché quello è il tuo compito e lo sai fare.
Poi metti un pomeriggio di maggio, quando quella paura te la sei messa dietro, quando ormai non esce più dall’angolo buio dove l’ha relegata la tua vita che continua ad andare avanti e ricevi una telefonata.
-Oh cazzo! Sai che cosa è successo a Tizio?- E le notizie che ti danno non sono belle, tizio lo conosci, un bravo ragazzo, un bravo tecnico, uno serio, onesto che si ritrova in ospedale perché qualcuno, forse, aveva delle pretese, ma Lui non ha ceduto.
E ti ritrovi a pensare a quel BHU’! Che non sentivi più da un po’ di tempo e a riguardare il tuo specchietto retrovisore…..
….Su su, per carità, non vi preoccupate, io sono uno che racconta storie, niente di più, e i grafomani chiacchieroni come me, inventano sempre. O quasi.
