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Durante le peregrinazioni in puglia il giovane conventuale incontrò Giuseppe da Copertino, con il quale strinse una straordinaria amicizia. Il futuro santo predisse al giovane francescano lucano che sarebbe diventato Cardinale. La profezia si avverò ed il francescano che divenne un potente cardinale alla sua morte lascerà per testamento dei beni affinché si possano sostenere le spese per avviare il processo di canonizzazione di colui che sarà il santo dei voli.
Lauria, un piccolo paese a sud-ovest della Lucania, poteva essere riconosciuto – tra le tante “avventure” storiche e contemporanee – come il luogo dove era nato e vissuto, per un periodo della sua vita, un cardinale, che per pochi voti, mancò di essere nominato Papa. È il Cardinale Giovanni Francesco Brancati, meglio conosciuto come il Cardinale Lorenzo Brancati. Una sala, a Lauria, adatta ad allestire conferenze, presentazioni di libri e convegni prende il suo nome, ma della sua storia si sa ben poco.
La candidatura di Papa del Cardinale Brancati, nei conclavi del 1689 e 1691, non fu sostenuta con grande impegno dalla Francia perché venne giudicato inesperto degli affari politici e troppo arrendevole
nei confronti di Luigi XIV, il Re Sole.
Infatti, Brancati consigliò a Innocenzo XII (Papa dal 1691 al 1700) di accettare la conferma dei vescovi eletti dal Re, nonostante partecipò all’Assemblea del clero del 1682, in cui si discusse la questione della regalia (il doppio potere esercitato dal re sulle sedi episcopali vacanti: riceveva i proventi della mensa episcopale e nominava a benefici, senza cura d’anime, persone di sua scelta) e la garanzia di concedere la libertà della Chiesa di Francia. Brancati, ingenuo, non capì la situazione politica che spingeva Luigi XIV a cercare un accordo con la Santa Sede.
Brancati nacque a Lauria nel 1612 da Marcello e Dorotea Sarubbi. L’insegnante e avvocato, Aquilante Vitale fu una figura importante per Lorenzo, da cui apprese la grammatica e la dottrina cristiana. Brancati posò le sue orme su vari posti del Sud Italia: Policastro (1628), dove ricevette il rito per diventare vescovo e occuparsi, conseguentemente, della Chiesa di San Giacomo a Lauria; Nola, luogo del convento francescano di cui fece parte; Lecce (1631), Rutigliano (1632) e Bari (1633-1634), dove acquisì la conoscenza della logica, della fisica e della filosofia. Nel 1635 superò il concorso d’ammissione per il collegio di S. Bonaventura e conseguì la laurea nel 1637.
Girovagò per l’Italia: Napoli, Bologna, Firenze, Ferrara. Ottenne la cattedra di Sacra Scrittura alla Sapienza di Roma, nel 1654, grazie alla pubblicazione di uno dei due volumi dedicati alla teologia scolastica (filosofia cristiana medievale) iniziata da Volpe fino al terzo libro delle sentenze di Scoto. Interessante fu il suo pensiero sul sacramento del battesimo: il peccato originale può essere cancellato senza l’infusione della grazia. Ma oltre questo pensiero molto “anti-cristiano” polemizzò anche contro i gesuiti. Sposò il concetto di “virtù eroica” (divenuta classica nei processi di beatificazione e di canonizzazione) mentre affermò che la virtù morale si poteva avere solo per atto di volontà.
Fornito della virtù morale è il missionario, che secondo la sua visione, deve compiere l’opera nel territorio assegnatogli dal Papa e propagare il Vangelo né con la guerra e né con la forza. Lamentò l’eccessiva libertà concessa ai missionari e alle corporazioni. Netta fu la sua avversione per il giansenismo (l’idea che l’uomo nasce essenzialmente corrotto e quindi destinato a fare del male). Da questa piccola descrizione ideologica si può affermare un Brancati con una personalità molto spigolosa andando, molto spesso, verso la creazione di valori totalmente nuovi per la Chiesa.
Fu nominato Cardinale da Innocenzo XI nel 1681. Nutrì una simpatia verso le dottrine mistiche e rivendicò l’importanza nella società cristiana della funzione di istituti che dedicavano gran parte del loro tempo alla contemplazione.
Brancati non fu un “santo”, nutriva pensieri che lo ostacolarono nella sua nomina di Papa, ma non per questo dobbiamo dargli poca importanza o lasciarlo nel dimenticatoio perché costituisce una parte importante del periodo storico in cui visse, partecipando attivamente ai Concili.
