Girolamo Quagliulo, orefice era un usuraio, innamorato dei suoi denari, li coccolava, li guardava, li contava e, soprattutto, li faceva figliare.
Proprio così, figliare, così diceva lui quando un povero Cristo, spinto dalla necessità gli andava a chiedere un prestito, oppure gli portava un oggetto d’oro in pegno.
Diceva, “Caro amico, io i soldi ve li presto, ma i denare meje, anna figlià, quanti figli mi date in cambio di questi 500 euro?, Almeno 50 figli alla settimana, sennò non se ne fa nulla !”
E così andava avanti la sua vita, tra una “figliata” e l’ennesimo povero cristo preso a strozzo.
Ma ogni uomo ha le sue debolezze e Girolamo ne aveva una neanche troppo grande, neanche così inusuale, ma terribilmente coinvolgente per lui.
A Girolamo piacevano i piedi delle donne, ma beninteso, non piedi qualsiasi.
Quelle preziose coppie di estremità delicate, piccole, bianche che, rarissimamente, sono incastonate al principio di gambe affusolate e toniche che sono preludio alla meravigliosa scalata che, da esse, porta fino alle soavità sublimi delle cosce e del sedere-
Ma si sa, da un gioielliere strozzino un po’ brutto e bavoso, è raro che ci vadano belle ragazze o gran signore, le povere Madonne che si rivolgevano a lui erano in genere troppo piegate dal bisogno e dal lavoro per curarsi anche della cura delle estremità.
Don Girolamo così si trastullava con internet e siti specializzati per feticisti come lui dei piedi piccoli e belli.
Luisa Cotilo non era una bellezza sopraffina, operaia di uno stabilimento tessile, tagliava pantaloni che venivano venduti sul mercato dei jeans contraffatti
Un giorno, casualmente, Girolamo e Luisa si incontrarono nel negozio di scarpe del quartiere, lui, degnò la buona donna appena di uno sguardo, riconoscendola immediatamente per una delle tante poveracce che in passato si erano rivolte a lui spinte dal bisogno.
Lei lo guardò con quel misto di ribrezzo e risentimento che ogni suo cliente provava sempre nel guardarlo.
Ma il fato era in agguato.
Quando Luisa sfilò via le scarpette da ginnastica per provare le ciabattine che era andata a comperare, istantaneamente esplose nel negozio un incontenibile odore di pecorino stagionato e andato a male. La povera donna, di rientro dal lavoro e dalle lunghe ore passate in piedi per di più indossando le scarpette da ginnastica aveva i piedi terribilmente puzzolenti.
Il povero commesso trasalì vistosamente e arretrò davanti alla potenza dell’olezzo che spandevano i piedi di Luisa, Girolamo che era raffreddato, invece, rimase incantato.
Come meravigliose rose cresciute in un giardino abbandonato i piedi di Luisa gli apparvero perfetti e meravigliosamente proporzionati, nulla poteva infrangere quella perfezione assoluta, anche perché Girolamo, per l’appunto con il naso chiuso, non poteva rendersi conto che le rose avevano anche un profumo deciso. E che profumo!
Iniziò così un corteggiamento serrato tra Girolamo che come un cagnolino servizievole seguiva la Signora Luisa ovunque andasse e la Luisa, sdegnosissima che lo trattava come un botolo repellente-
Del resto Luisa non si faceva capace.
“Ma comme – diceva- nu m’ha maje guardato e mo, tutt’a nu tratto s’è messo a fà o nnammurato? Stu schifoso, sta sanguisuga-
Insomma la liason non decollava e più non decollava e più Girolamo smaniava e si sognava i piedini di Luisa tutte le sere e nun se faceva capace.
Ma pensò: –Prima o poi verrai a chiedermi soldi, quanne vieni t’aggiusto io–
E fu così che all’antivigilia di Natale successe ‘o fatto.
–Luisa – dicette Michele suo fratello-
-Qua stu mese nun ce stanno ‘e soldi per la pigione, comme amma fà? Avessema ‘i a ce impegnà quell’anello di Mammà da chillo puorco di Quagliulo –
E fu così Luisa, per non umiliare il fratello, prese l’anello ‘e Mammà e andò da Quagliulo.
Non andò subito però
La poverina, ricordandosi le occhiate del Quagliulo temeva di andare dall’orefice e fu così che, indossate le scarpette da ginnastica, fece un lunghissimo giro per calmare i nervi. Dopo più di 4 ore a camminare i piedi le dolevano dalla stanchezza. Alla fine, facette un anima e curaggio e se ne jette da Girolamo Quagliulo
L’orefice quando la vide entrare letteralmente sbavò dal desiderio, la fece accomodare e le chiese cosa volesse
-Don Giro’ so venuto a impegnare questo anello di Mammà-
-Anelloooo…mmmmmm faciteme penzà….anello dite? Ehhhhh…..mmmmm….signora mia comme me dispiace ma per gli anelli non c’è mercato, mi dispiace, mi dispiace assai ma proprio non ve lo posso impegnare
-Ma comme? Quello è un anello d’oro con brillante? Don Girolamo nun pazziate, a me me servono ‘e denare! –
-Ehh lo so, lo so, povera cara…ehh ma che ve pozzo dì? Che ve pozzo fa, qua gli anelli non interessano, nun c’è che fa-
La povera Luisa nel frattempo sudava per la tensione e temendo che l’orefice avesse qualche altra intenzione e, infatti:
-Però, se vuje me vulesseve favorì, io saprei essere gentile, generoso. Inzomma avite capito?-
Si afflosciò sconfitta, lo guardò con profondo disgusto e disse
-Va bbuò, se è questo ca vulite, io ci sto, prima datemi i soldi-
L’orefice allungò i trecento euro che subito sparirono nella borsetta di Luisa poi lui, con occhio febbrile si alzò e andò a chiudere la saracinesca del negozio mentre Luisa nel frattempo aveva cominciato a slacciarsi la camicetta-
-Uè! Ma che facite? Pecchè ve levate a camicetta?
Luisa lo guardà stranita – ma non volevate ….?-
-Siediti qui cocca mia, siediti qui cocca bella-
Si inginocchio davanti a Luisa sempre più esterrefatta e le prese in mano il primo piede
–Famme fa a me e nu n te preoccupà–
trattenne il fiato e cominciò a slacciare la scarpetta e trattenne il fiato serrando le labbra pregustando il piacere di avere tra le mani l’oggetto, o meglio gli oggetti, della sua bramosia, li liberò dalle scarpette e poi dalle calze sempre trattenendo il fiato e poi con un tremito sulle labbra le accosto alla bocca e, finalmente, inalò
Don, Don, Don, Don, Dang !
Don, Don, Don, Don, Dang
-Signò ! Signò ma che ‘ succieso?
-Comme, nun ‘o sapite?
-Ehh povero Don Girolamo, le pigliaje un infarto in negozio all’improvviso l’altro giorno. E’ Muorto ‘e subbito!
COPERTINA TRATTA DA IMMAGINI DELLO SPETTACOLO A CHRISTMAS CAROL DI DICKENS
