Giustino Fortunato
Giustino Fortunato è stato un politico e storico italiano, uno dei più importanti rappresentanti del XX secolo, per le sue battaglie, le sue proposte riguardanti le condizioni del Mezzogiorno a partire dall’Unità d’Italia che aveva tolto al Sud ricchezza per portarla al Nord. Fu uno dei primi nell’aver sollevato “Questione Meridionale” sfatando in Parlamento e nell’opinione pubblica, l’erroneo convincimento di un’Italia Meridionale come terra felice, non debitamente sfruttata da abitanti inetti, denunciando invece le arretratezze economiche, le tristi condizioni sociali, le incidenze negative dei fenomeni naturali, della persistente malaria, dell’insufficiente viabilità. Rappresenta un punto di riferimento culturale e intellettuale per un gruppo molto ampio di politici e meridionalisti, anche ideologicamente lontani dal suo orientamento. Il riferimento è a Napoleone Colajanni, Francesco Saverio Nitti, Ettore Ciccotti, Antonio De Viti de Marco e Gaetano Salvemini. Non si può dunque prescindere dal suo apporto per comprendere in profondità il pensiero meridionalistico. Durante la sua attività parlamentare, si impegnò nel miglioramento delle infrastrutture, dell’alfabetizzazione e della sanità nel Mezzogiorno, sostenendo politiche di bonifica e profilassi farmacologica. Allo studio dei problemi economici e sociali, affianca le ricerche storiche locali: tante infatti sono le pubblicazioni; tra le maggiori: della Valle di Vitalba nei sec. XII e XIII, Santa Maria di Vitalba, Santa Maria di Perno, Rionero Medioevale, il Castello di Lagopesole, la Badia di Monticchio, Avigliano nei secoli XII e XIII, due nuovi Vescovi della Diocesi di Rapolla, Riccardo da Venosa e il suo tempo. Esso si è concretizzato in un’attività di ricerca e di analisi storica ed economica, ma, anche, di proposta politica. Tuttavia Fortunato considerò il suo pessimismo “una filosofia del costume, anche se il suo lavoro politico era concentrato sul cancellare. Fondatore della Società per gli Studi della Malaria, promosse attività filantropiche e si oppose fascismo fin dalla prima ora.
In un libro, Idro Montanelli, “L’Italia dei notabili”, scrive di Fortunato che i meridionali non essendo mistici e quindi non credendo in Dio, non credono neanche al domani, e chi non crede al domani non pianta alberi, ma li lascia distruggere dal suo gregge. I calanchi, per Fortunato, erano ammassi di argilla senza vita, senza nessun domani. Il suo pensiero, che toccò aspetti geologici, economici e storici del Meridione, esercitò una grande influenza su numerosi meridionalisti e sul panorama politico-culturale del tempo ma, al tempo stesso, fu penalizzato dal suo notorio pessimismo, che lo rendeva sconfortato verso le istituzioni e lo spingeva spesso ad isolarsi dagli schieramenti politici, ricevendo da parte dei suoi detrattori il malevolo nomignolo di “apostolo del nulla”. Il suo lungo peregrinare, per completare gli studi in giurisprudenza, gli diede sicura conoscenza della geografia meridionale evidenziando, tra l’altro, anche nei suoi tanti scritti sulla rivista del Bollettino del Club Alpino, la consapevolezza di quanto la terra meridionale sia poco amica dell’uomo: concezione questa che permea ogni suo pensiero determinando ogni sua opera.
Ricordi di Napoli, Milano, Treves, (1874).
I Napoletani del 1799, Firenze, G. Barbèra, (1884).
Santa Maria di Vitalba, Trani, V. Vecchi, (1898).
Rionero medievale, Trani, V. Vecchi, (1899).
Notizie storiche della Valle di Vitalba, 6 voll., Trani, V. Vecchi, (1898–1904).
Il Mezzogiorno e lo Stato italiano. Discorsi politici, 1880-1910, 2 voll., Bari, Laterza, (1911).
Pagine e ricordi parlamentari, I, Bari, Laterza, 1920; II, Firenze, A. Vallecchi, (1927).
Riccardo da Venosa e il suo tempo, Trani, Vecchi e C., (1918).
Rileggendo Orazio, in “Nuova Antologia”, (1924).
Nel regime fascista, (1926)
Le strade ferrate dell’Ofanto, 1880-97, Firenze, Vallecchi, (1927)
Fortunato nasce a Rionero in Vulture il 4 settembre1848. Fu definito “L’Apostolo del Mezzogiorno”, onore e vanto di Rionero per avergli dato i natali. Ancora fanciullo compie i suoi primi studi a Napoli, al Collegio dei Gesuiti e a Rionero sotto la guida dello zio Gennaro. Nel 1861 assiste alla reazione borbonica e a quella brigantesca nella quale rimangono coinvolti i suoi familiari perché dichiarati istigatori, promotori. Superati gli esami di licenza liceale, si laurea a Napoli in Giurisprudenza e frequenta studi di grandi artisti tra i quali Morelli, Palizzi, Di Chirico, Amendola. Si iscrive al club Alpino con l’intento di percorrere a piedi tutto l’Appennino Meridionale. Non dimenticò mai il suo “loco natio”: le ferrovie ofantine che gli costarono dodici anni di fatiche notevoli e l’impegno profuso per l’Istituto Tecnico di Melfi, ne sono gli esempi più significativi come pure la grande lotta per l’introduzione del chinino di Stato contro la malaria che all’epoca rappresentò il più grande flagello della classe contadina. In seguito fonda la società per gli Studi della Malaria diventandone Presidente. Promuove gli studi del Bertaux sulla Basilicata, la traduzione delle opere del Gay. Fonda, inoltre, due Asili infantili uno a Lavello e uno a Rionero .Il 6 Dicembre 1926 muore il fratello Ernesto, solido e valido collaboratore, che gli fu sempre di grande conforto, mentre più tardi muore anche il nipote Viggiani. Nel 1931 pubblica i suoi “appunti di storia napoletana dell’ottocento”. Muore a Napoli il 27 luglio 1932.





