LUCIO TUFANO
Sin dai tempi di Carlo di Borbone erano pochissime le strade, di cui nessuna era carrozzabile: «La strada delle Calabrie arrivava a Persano, sito a confine tra la Basilicata e la provincia di Salerno. Delle 137 comunità della Basilicata, ben 91 erano prive di strade: vi erano soltanto 400 km. di strade impraticabili in tutta la Regione». Strade, alcune delle quali non erano transitabili d’inverno neppure col mulo o con il cavallo. Bisognava mettersi in viaggio d’estate, dalla primavera all’autunno su tratturi insicuri e rischiosi specie per il fatto che il brigante era sempre pronto a tendere agguati ai mercanti, ai corrieri ed ai postini, per depredarli dei valori che questi recavano con sé. I trasporti si svolgevano su questi sentieri insicuri, per il loro stato di manutenzione e per la mancanza assoluta di garanzia contro le imboscate, servendosi dei muli, i cui padroni, mulattieri, contrattavano la spedizione della merce sui loro animali mediante strumenti notarili.
È anche naturale quindi che tali viaggi si ripetessero una o due volte al mese e che tra le merci si trovasse anche del denaro, di solito da 6 a 10.000 ducati. Il denaro veniva collocato in sacchetti ed i sacchetti venivano posti in barili inchiodati in modo da poter essere ben tutelati contro le intemperie. L’operazione di caricamento al luogo di partenza avveniva in presenza del giudice a contratti e dei notai.
De Pilato parla di 30.000 buoi, 150.000 mucche, 230.000 ovini, 9.000 cavalli, 16.000 asini, 4.000 muli, 170.000 suini, una popolazione animale che senza dubbio facilitava l’attività di tutti coloro che vivevano di agricoltura e che, di per sé, costituiva presupposto essenziale affinché gli uomini potessero trovare impiego non solo nei servizi collaterali all’attività agricola, ma anche nella produzione e nella distribuzione della ricchezza attraverso i grossi fatti di commercio che ormai avvenivano in determinate zone nelle quali si contrattava liberamente e si incrementava il reddito degli operatori di allora, specie nelle grandi manifestazioni fieristiche dei prodotti, degli attrezzi e degli animali come quelle di Gravina, di Grottole, di Potenza, del Melfese.
I mulattieri da Laurenzana con uno, due e tre muli arretinati uscivano dal paese carichi di cereali e frutta e si avviavano, facendo altri carichi per i paesi nei quali transitavano. Arrivavano in Abruzzo, in Puglia, in Calabria, dopo una o più giornate di viaggio e fermandosi nelle leggendarie taverne, pronti per gli affollati raduni dei mercati, per vendere. Infine guadagnando qualche gruzzolo, dopo aver dato un po’ di biada e paglia al proprio animale, rientravano stanchi nel proprio paese.
I mulattieri furono subito seguiti dai carrettieri o trainieri che vivevano di trasporto nell’abitato ed in particolare dell’attività dei boscaioli e dei carbonai per la vendita di carboni e legna. Un tipo di artigianato e di ambulantato, quello dei mulattieri e dei carrettieri, che prelude ai vetturini, ai cocchieri, ai motocarri per il trasporto di derrate, i quali esercitarono la propria attività nel paese, nel grosso centro abitato e nei mercati, subendo le conseguenze dell’evoluzione dei trasporti a motore.
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Il venir meno di ogni attività economica agricola, boschiva, e di ogni espressione collaterale alla civiltà contadina, li fece estinguere gradualmente, rimpiazzati dalle logistiche e dalle funzioni di raccolta ed immagazzinamento delle merci per la vendita e la distribuzione ai negozi, ai mercati e per la presenza nelle fiere.
