
riccardo achilli
E’ appena uscita la classifica del Sole 24 Ore sulla intensità della criminalità per provincia. Premetto subito che tali classifiche mi lasciano sempre molto scettico: l’indice sintetico deriva dall’aggregazione di indicatori elementari che descrivono l’incidenza sulla popolazione del numero di denunce sporte per singole fattispecie criminali, ovviamente non tutte. Nell’elaborazione del Sole 24 Ore mancano, ad esempio, tutti i reati contro la Pubblica Amministrazione, come la corruzione, la concussione, l’abuso di ufficio, ecc., i reati fiscali o quelli familiari, cioè fattispecie criminali piuttosto frequenti, che generano comunque elevato allarme sociale ed incidono sulle potenzialità di sviluppo economico e sulla qualità della vita. Viceversa, nell’indice sintetico è presente il reato di “infanticidio”, che è pressoché inesistente come fattispecie concretamente verificatasi, e che quindi ha una capacità debolissima di discriminare la situazione di legalità esistente nelle varie province.
Inoltre, l’indice prende in considerazione le denunce presentate, non l’aggregato più ampio dei resti per i quali l’Autorità Giudiziaria ha avviato un procedimento. E’ ovvio che, in funzione del territorio, ed in particolare nelle aree più difficili, vi sono disincentivi culturali, psicologici ed a volte anche materiali nel presentare una denuncia di fronte al verificarsi di un reato. Quindi la realtà criminale dei territori ne risulta sottorappresentata.
Fatta questa doverosa premessa, nell’indice sintetico, che racchiude la situazione complessiva, le province di Matera e Potenza rientrano nel novero delle venti aree più tranquille d’Italia: Matera è quattordicesima, Potenza addirittura quarta. Si tratta di un ovvio risultato positivo, che tiene conto dell’alto livello di controllo sociale esercitabile in piccole comunità locali ed in famiglie allargate, dove ancora resiste una tradizione contadina. Tale risultato ha ovvie implicazioni positive sulla qualità della vita e sulla competitività del territorio, costituendo una delle esternalità positive che esso è in grado di sprigionare, in termini di attrattività per un turista, per un professionista che voglia insediarvisi, ed anche per un eventuale investitore.
Andando a guardare più nel dettaglio i singoli indicatori elementari che compongono l’indice sintetico, si scoprono alcune cose interessanti. Le province lucane sono fra quelle di eccellenza rispetto alla bassa incidenza delle varie categorie di furto e per la rapina, indice, per l’appunto, di un controllo sociale sul territorio capillare. Fa eccezione però il furto d’autoveicoli, in cui Potenza figura al quarantacinquesimo posto e Matera addirittura al settantunesimo. Anche la diffusione degli stupefacenti è relativamente bassa, anche se, però, superiore rispetto alla media dell’indice generale: Matera è ventisettesima, Potenza ventinovesima.
Sulle violenze sessuali, Potenza e Matera sono fra le dieci province italiane più virtuose, anche se su tale reato, che spesso si consuma fra le mura di casa, potrebbe esservi un fenomeno rilevante di omertà o di mancata denuncia del fatto, in un contesto culturale nel quale, non di rado, la violenza dell’uomo sulla donna è per certi versi legittimata.
La bassa diffusione di truffe informatiche segnala che non si sono radicati sul territorio gruppi criminali, spesso costituiti da immigrati, specializzati in tale tipologia di reati, che richiedono una abilità tecnico-informatica particolare.
Tuttavia, se la criminalità in generale è limitata, essa tende ad assumere aspetti di particolare violenza e pericolose derive di stampo paramafioso o mafioso. Rispetto agli omicidi volontari, ad esempio, Potenza si colloca fra le quattordici province più pericolose, e Matera fra le diciotto, in un’area della classifica prossima a realtà quali Catania, Siracusa o Catanzaro. Anche rispetto ai tentati omicidi, se Matera è fra le cinque province più tranquille, Potenza risulta collocata al settantacinquesimo posto, ovvero a ridosso delle trenta province più violente.
La tendenza all’associazionismo criminale, d’altro canto, non è affatto rara: Potenza è la terza provincia italiana per incidenza del reato di associazione a delinquere semplice, Matera la cinquantatreesima, ovvero esattamente collocata alla metà del ranking delle 106 province. Se l’associazione a delinquere di stampo mafioso è un reato molto più raro (in questo caso, Potenza è ventottesima e Matera appare avere una situazione solo di poco più grave, essendo quarantatreesima) l’incidenza dei cosiddetti “reati-spia” della presenza di associazioni di stampo mafioso (usura, estorsione, riciclaggio di danaro) vedono e due province lucane collocate in posizioni non proprio tranquille: Potenza è la trentanovesima provincia italiana a più alta intensità di estorsioni, insieme a realtà di forte presenza mafiosa quali Catanzaro o Reggio Calabria; le due province figurano fra le peggiori venti per riciclaggio, in un gruppo che include anche Crotone, Napoli, Catania, Brindisi o Reggio Calabria.
Il quadro è quindi molto più complesso di quello che appare e, se da un lato si conferma la caratteristica di controllo territoriale e sociale che previene la microcriminalità, grazie a centri abitati di piccole dimensioni, bassi indici di immigrazione esterna e tradizioni di presidio del territorio, d’altro canto sembra emergere una realtà criminale violenta, organizzata, spesso dedita a reati tipici delle organizzazioni mafiose, come se, sul territorio, fossero attive delle realtà, se non esplicitamente mafiose, comunque prossime alle mafie per organizzazione, modus operandi e tipologia di attività criminale svolta. Non è la prima volta che determinate aree della Basilicata (Potenza ai tempi della banda dei Basilischi, la costiera metapontina) sono risultate appetibili per gruppi mafiosi esterni, principalmente calabresi e pugliesi. L’aspetto inquietante è che sembra essere presente una criminalità strisciante, nascosta alle principali statistiche, ma non di meno molto violenta ed attiva. Qualcosa su cui sarebbe meglio che si facesse luce.