Anche questa domenica ha dimostrato, ove ce ne fosse ancora bisogno, che tra la Juventus e le avversarie resta ancora un gap di proporzioni molte nette. Nonostante qualche problema di gioco abbia interessato i penta campioni d’Italia nella prima parte della stagione e fino alla Supercoppa disputata a Doha a dicembre scorso. La qual cosa ha ridestato le ambizioni sportive di chi, come Roma e Napoli, legittimamente, cerca di appigliarsi a possibili cali di rendimento della Juventus per continuare a sperare di avvicinarsi il più possibile a Buffon e compagni. E il picco più alto di queste speranze si è registrato nella settimana susseguente alla brutta prestazione della squadra di Allegri contro la Fiorentina. Con il tam tam delle dichiarazioni di protagonisti del campo e della critica anti Juve subito pronta a dire, con troppa sicurezza, che questo era l’anno buono perché il divario con la Juve finalmente si poteva ridurre o addirittura annullare. E fin qui nulla di strano quando si affrontano, con una certa correttezza, i discorsi relativi alle possibilità tecniche di questa o quella squadra. Perché ognuno è libero di poter esprimere la propria opinione e dire che la Roma è allo stesso livello della Juve, che il Napoli gioca il miglior calcio d’Italia o che i bianconeri non sono più imbattibili come negli ultimi cinque anni o che riescono a vincere solo perché hanno il fatturato migliore d’Italia e ottavo in Europa. Si oltrepassano i confini della correttezza degli argomenti quando scientificamente e volutamente si cerca di gettare fango sulla Juve, ormai leit motiv della propaganda della metà Italia pallonara per andare a riproporre i famosi concetti degli aiuti alla Juve. Che assomigliano o forse sarebbe più esatto dire che sono i comodi alibi delle avversarie dei bianconeri per spiegare il netto predominio della Juventus e i motivi perché le altre grandi non riescono più a vincere niente. Infatti, dopo la gara di Firenze levata di scudi generale degli ambienti ostili alla Juve scandalizzati perché Allegri non fosse stato squalificato dopo il faccia a faccia con l’assistente dell’arbitro della partita di Firenze. E su questo argomento ci siamo già soffermati nei giorni scorsi stigmatizzando il tam tam mediatico creato a posta per cercare di destabilizzare o di rendere nervoso il clan bianconero senza avere, purtroppo, per loro argomentazioni serie e concrete. Ma il fondo lo hanno toccato quei signori, si fa per dire, che hanno tentato di sfruttare, anche qui volutamente e con cattiveria elevata all’ennesima potenza, l’innocente gesto di Buffon che al termine della partita con la Lazio ha salutato l’arbitro di porta Tagliavento con un abbraccio. Per questi campioni dell’informazione un’ennesima dimostrazione della sudditanza psicologica degli arbitri nei confronti della Juve. Non è il caso di soffermarsi su questa ennesima arrampicata sugli specchi che si commenta da sola e che alla fine si ritorce su chi l’ha inventata. Noi vogliamo solo parlare di calcio giocato e il calcio giocato dice una cosa molto semplice: la Juve rimane inarrivabile e continua a dominare semplicemente perché è la migliore squadra. Anzi la sorprendente mossa di Allegri inaugurata nella partita con la Lazio, ossia la presenza contemporanea in campo di tutti gli elementi dotati delle qualità tecniche migliori, ha scavato un fosso ancora più ampio con le avversarie. Perché la stratosferica prova di forza messa in mostra ieri al Mapei Stadium contro il Sassuolo dove i bianconeri hanno in pratica dominato alla grandissima in ogni zona del campo e dove solo due reti di vantaggio non rendono giustizia alle occasioni, in quantità industriale, create e sprecate dalla Juve contro la formazione di Di Francesco. Il quale, alla fine della gara, non ha potuto fare altro che constatare che contro questa Juve non si può fare assolutamente niente. E non si può che dare ragione al tecnico del Sassuolo. Il nuovo corso bianconero funziona a meraviglia, esprime calcio davvero spettacolare e bello da vedersi, oltre che tremendamente efficace. Lo sottolineano con la dovuta enfasi i commentatori calcistici come Arrigo Sacchi che non è stato mai tenero con Allegri e che adesso, invece, si mostra entusiasta di questa Juve che abbina grande produttività ed efficacia ad una mentalità non più sparagnina e tesa a gestire solo e semplicemente le partite ma orientata sicuramente al possesso palla ma da attuare nella metà campo avversaria per fare continuamente male a qualsiasi avversario. Ha detto bene Allegri per spiegare questo passaggio ad una Juve estremamente qualitativa: eravamo diventati troppo conservatori e quindi erano necessaria una sterzata ed una scossa. Che sono puntualmente arrivate ed anche con risposte mostruose del gruppo bianconero che si è reso disponibile con i fatti concreti a sposare in pieno il nuovo corso. Sia sul piano di un rendimento che non si era mai visto in questa stagione che sul piano dei risultati. E si è verificata una situazione che la dice lunga sul fatto che il divario rimane sempre molto largo. Mentre la Juve accelera, dal loro canto Roma e Napoli, indicate da tutti come i potenziali killer dei bianconeri, rallentano e pure di brutto pur non avendo impegni di quelli davvero ostici. La Roma perdendo a Genova contro la Samp dopo essere stata in vantaggio e il Napoli non andando oltre un deludente pari interno contro il Palermo che ha addirittura rischiato di vincere al san Paolo. Ma aspettiamoci da oggi altri veleni sulla Juve. Per quanto successo a Marassi sul risultato di 3 a 2 in favore della Sampdoria quando l’assistente di Mazzoleni ha segnalato un fuorigioco inesistente di Dzeko che è stato falciato in area da un difensore con l’arbitro pronto a concedere alla Roma la massima punizione, ma costretto dall’errore del suo assistente a far riprendere il gioco con una punizione in favore della Sampdoria.
GRANDE PROVA DI FORZA DEL NUOVO CORSO BIANCONERO
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